giovedì 17 febbraio 2011

Cucinoterapia



Una delle reazioni più frequenti di chi viene a cena a casa mia è quella di inorridire di fronte alla tavola imbandita. Sì, ho scritto proprio i-nor-ri-di-re. Perché la sola idea di un'intera giornata ai fornelli per preparare tre antipasti due primi un secondo e tre dolci fa venire la febbre alla maggior parte dei miei amici. Per quanto mi riguarda, invece, spignattare significa rilassarsi, scaricarsi, coccolarsi. Proprio non riesco a capire come si faccia a non cogliere tutto il gusto e il senso che c'è dietro l'atto del cucinare...
Allora ho pensato di prendere in prestito le parole di Roberta Schira, autrice di un grazioso libercolo che ho letto qualche mese fa, Cucinoterapia - Curare, accudire, amare se stessi e gli altri con il cibo:

Il cibo è un linguaggio che genera emozioni. Concettualmente l’azione del cucinare si può dividere in quattro fasi distinte:
1) Progetto. Decido cosa preparare, inizia la fase di elaborazione. Penso agli ingredienti indispensabili e agli utensili, me li procuro, visualizzo il piatto finito, il suo sapore, organizzo il tempo, mi prefiggo un obiettivo, eccetera.
2) Manipolo. Inizia il processo di trasformazione: taglio, pulisco, affetto, affondo le mani nell’impasto, pulisco, sviscero, sminuzzo, affetto. Metto in atto tutte quelle procedure che implicano manualità e contatto con la materia.
3) Trasformo/creo. È il culmine dell’atto del cucinare. L’alchimia, la trasformazione da ingrediente a piatto finito si attuano nel passaggio da crudo a cotto, lo stesso passaggio che in epoca remota ha sancito l’evolversi dall’era primitiva a quella civilizzata. È proprio il processo di cottura permesso dalla scoperta del fuoco che innesca il concetto di società civile. Cuocio le materie e gli ingredienti e metto in atto la magia. Creo. L’opera è compiuta, il piatto è finito, il processo creativo terminato. Ho portato a termine un progetto, la mia autostima cresce.
4) Assaggio. Questa modalità del fare legata alla cucina è uno dei processi che consentono la verifica immediata dei risultati: l’assaggio. Vivo un coinvolgimento totale dei sensi che culmina con quello del gusto e se l’assaggio viene con l’Altro ho un immediato ritorno emotivo che di solito è positivo e gratificante.

Ecco, è esattamente questo ciò che faccio per sentirmi in pace con me stessa e con il mondo: cucinoterapia.

2 commenti:

Maddalena ha detto...

mi piace!

Marzio ha detto...

Scusa Lauretta, ma non sono d'accordo: io di certo non inorridisco :-) anzi....ti chiederei se c'è il terzo primo! Complimenti per il blog! Condivido appieno la tua idea della cucina e del cucinare.