venerdì 18 febbraio 2011

Non tutte le ciambelle escono col buco



La riflessione odierna è: il cibo è dappertutto. Sarà che ho pranzato con un misero passato di verdure e che mi sento la protagonista della pubblicità della Fiesta con lo stomaco (ma, soprattutto, la cuoca mancata) che mi ha giurato vendetta, ma mi sono resa conto solo oggi della quantità di cibarie e ispirazioni culinarie presenti nella mia, meravigliosa, lingua.
Ci sono quegli irresistibili modi di dire come piangere sul latte versato, trovare il pelo nell'uovo, avere il prosciutto sugli occhi, cadere a fagiolo, essere alla frutta, essere un pezzo di pane, non avere sale in zucca, rendere pan per focaccia, rompere le uova nel paniere, passare dalla padella alla brace, prendere due piccioni con  una fava, parlare in punta di forchetta. Oppure quelle squisite definizioni come tutto fumo e niente arrosto, mangiapane a tradimento, pappa & ciccia, una patata bollente, per un piatto di lenticchie, il sale della vita, troppa carne sul fuoco, come i cavoli a merenda o (in senso contrario) come il cacio sui maccheroni, pane al pane vino al vino, la frittata è fatta. E poi ci sono i proverbi veri e propri come una mela al giorno toglie il medico di torno, a tavola e a tavolino si vede il signorino, gallina vecchia fa buon brodo, gli ospiti sono come il pesce: dopo tre giorni puzzano, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, l'appetito vien mangiando, meglio un uovo oggi che una gallina domani.ridi che mamma ha fatto gnocchi, se non è zuppa è pan bagnato.

Va da sé che i proverbi e i modi di dire sono al 90% d'origine contadina, dunque è alquanto logica che la cosiddetta saggezza popolare comprenda una presenza così massiccia di riferimenti al cibo. Però la cosa mi ha stupito lo stesso, e volevo condividerlo. D'accordo, lo ammetto, questo post è forse un po' insipido... ma, come si dice, non tutte le ciambelle escono col buco.

Nessun commento: