giovedì 10 marzo 2011

Distribuire dolci come fossero abbracci: let's muffins


Cucinare è un atto d'amore. O, almeno, lo è per me. Perché mi fa bene al cuore, innanzitutto, e perché è il modo che mi riesce meglio per dire a qualcuno "ti voglio bene". Forse è per questo che faccio dolci da che ho memoria, da quando a 7-8 anni preparavo con il Dolce Forno tortine da regalare ai miei (in effetti poi sono passata anche alla fase 2, cioè vendita al pubblico alla modica cifra di 500L l'una: all'epoca in me c'era un certo spirito imprenditoriale di natura paterna, che però si è gloriosamente suicidato poco dopo). Ora che ci penso una volta ho anche tentato di occuparmi del dessert per la cena e, aiutata dalla baby sitter del caso, ho fatto un budino di riso. Risultato: ho quasi avvelenato la mutter (il boss aveva fatto solo finta di assaggiarlo, e quindi si è scampato l'intossicazione) e io ho smesso per anni di mangiare la pastiera perché il solo odore del riso a bollire nel latte mi dava la nausea (sì, lo so, la pastiera classica è di grano ma noi Sanniti la facciamo con il riso e senza uova... magari ora che arriva Pasqua posto la ricetta, va).

Insomma, regalare dolci al posto di dare un abbraccio, questo è il succo. Ho fatto kg e kg di biscotti ai fidanzati, ovviamente, ho omaggiato i compagni di università (e ora i colleghi) con muffins e ciambelle, preparo torte di compleanno agli amici, porto in dono cestini natalizi fatti da me... e fin qui niente di particolarmente strano, direi. Peccato io sia un pochino maniacale, in un certo senso, e che quindi mi sia trovata a distribuire dolci nei posti più impensati. Sul podio ci sono senz'altro:

3) un ristorante di-un-certo-livello (finita la cena di addio con i compagni di università, tirai fuori il mio panettoncino di mais e lo affettammo lì, in mezzo al tavolo, con un coltello usato pulito alla bell'e meglio);

2) una palestra (qui sono stata recidiva: per circa un anno ho ricoperto di crostate e biscotti i due istruttori e la segretaria, per me una sorta di seconda famiglia, ma mi sono anche attirata l'ira di molti avventori che arrivavano in palestra con l'intenzione di buttare giù la pancia, rassodare i glutei e sudare anche l'anima ma uscivano con la bocca sporca di zucchero a velo!);

1) il backstage dei concerti di un musico riccioluto a me molto caro (ed è in una di queste occasioni che mi sono guadagnata l'appellativo Cortese "Quelladeimuffin")

In effetti, il dolcetto più gettonato rimane il muffin, forse perché "comodo" da mangiare in qualunque posto e/o situazione. Posto qui la ricetta... consideratela una stretta di mano.

Muffins

Primo composto (le polveri):
210 gr. di farina, 80 gr. di zucchero, 1 pizzico di sale, 1/2 cucchiaio di cremor tartaro (o 1 bustina di lievito), 1 cucchiaino di bicarbonato

Secondo composto (i liquidi):
1 uovo, 175 ml. di latte intero, 75 ml. di olio di semi

Sbattere l'uovo e aggiungere latte e olio. Versare il composto nelle polveri miscelate insieme, e lavorare il tutto per pochissimo tempo: l'impasto risulterà un po' grumoso, ma non importa perché è la particolarità dei muffin, che devono rimanere un po' spugnosi. Solo alla fine, aggiungere quello che più piace: frutta fresca in pezzi, gocce di cioccolato, frutta secca a scaglie o canditi. Versare l'impasto in 12 pirottini e infornare a 180° per 15-20 minuti o finché i muffin non saranno belli gonfi e dorati in superficie.




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