giovedì 17 marzo 2011

Pellegrino Artusi, il Garibaldi della cucina italiana

dedicato alla F di Ferrara

Ieri, ore 9.45 circa: sono al solito bar, bevo il mio solito caffè macchiato della mattina (prima di pranzo lo bevo macchiato, dopo pranzo lo bevo liscio) (avvicinarmi al banco e non dover ordinare perché tanto Francesco sa già cosa voglio mi gasa molto, lo ammetto), apro il giornale ed è un tripudio di italianità. Dai dibattiti politici agli eventi mondani, ovunque campeggia il biancorossoeverde anche se il quotidiano che ho in mano è in b&n. In effetti domani (oggi, ndr) è il 150° compleanno dell'Italia unita, una bella cosa ricordare e rendere omaggio alla storica Unità. Anche se un certo patriottismo della domenica non è la cosa migliore per celebrare il nostro Belpaese, a dirla tutta. Ad ogni modo, improvvisamente, la mia attenzione è attirata da un articoletto che titola: "Italiani uniti a tavola. Pellegrino Artusi fece più di Garibaldi".
A dire il vero, anche se amo cucinare, stare ai fornelli per sperimentare nuove ricette, far felici me e gli altri attraverso il cibo, io sono abbastanza ignorante in materia di Cultura gastronomica, quella con la C maiuscola: non saprei recitare a memoria la nostra storia culinaria (eccezion fatta per qualche piatto delle mie terre), non saprei sciorinare con disinvoltura le più infinitesimali varianti di una ricetta, non saprei neanche elencare con esattezza tutti i tagli di carne, i tipi di funghi, le provenienze delle spezie o dei pesci, né saprei vita morte e miracoli degli chef più famosi. Insomma, so chi è Pellegrino Artusi, ma non sono mai andata oltre la definizione di "critico, scrittore e gastronomo dell'Ottocento".

Poi due mesi fa, un ferrarese doc mi regala per il compleanno il celebre libro di Artusi, La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene: ha una bella copertina dai colori pastello, con il titolo in rosso dai caratteri graziati e rape, carote e cipolle disegnate accanto. Una brossura agile e leggera nonostante le sue oltre 800 pagine. Mi dico che è proprio un bel regalo e, mio malgrado, lo metto in fondo all'alta pila di libri da leggere che ho sul comodino (la mia rinomata poca flessibilità mentale mi obbliga infatti a rispettare la fila, motivo per cui leggo sempre i libri nell'ordine cronologico con cui ne sono venuta in possesso; il dramma è quando ne becco uno troppo lungo o, peggio, troppo noioso: quella stessa scarsa flessibilità mentale non mi permette neanche di mollarlo lì a metà ma mi costringe a finirlo, costi quel che costi. Possono accumularsi i mesi prima che riesca a liberarmene e passare finalmente al prossimo libro).

La mia attenzione per questo articolo è forse per questo ancora più viva. Leggendo il pezzo di Armuzzi scopro dunque che: ci sentiamo maggiormente fratelli quando siamo riuniti attorno a una tavola imbandita, che Artusi è considerato l'autore del Risorgimento gastronomico italiano e che nel 1891 il recensore Piero Camporesi scrisse che il suo libro di ricette fece "per l'unificazione nazionale più di quanto non siano riusciti a fare I promessi sposi". Hai capito, l'Artusi. Pare infatti che La scienza in cucina fosse diventato il vademecum che ogni madre romagnola regalava alle proprie figlie in età da marito (perché una donna che non sapesse cucinare non era proprio concepibile a quei tempi) e che, di conseguenza, il suo sia diventato uno dei libri di ricette più longevi e venduti in assoluto. Si contano 111 edizioni.

Beh, il manuale l'ho ricevuto ben oltre quella che era ritenuta l'età da marito e non da mia madre, ma ora mi tornano un po' di cose in più su questo bel regalo e mi è venuta una gran voglia di portarlo in cima alla pila di libri sul comodino. Forse, per stavolta, potrei anche non rispettare le mie rigide regole di ordine-di-lettura. Sarebbe un bel modo, sarebbe il mio modo, per festeggiare l'Unità d'Italia.

Mi è rimasto solo un dubbio: ma Ferrara non è provincia emiliana?

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