domenica 3 aprile 2011

C'era una volta una prugna secca

"Anch'io vorrei tanto abbandonarmi al cognac", pensò mentre guardava invidiosa le sue compagne che si preparavano alla nottata alcolica. Lei non riusciva proprio a capire perché non fosse stata coinvolta.
Eppure era bella come le altre, soda al punto giusto, dalla pelle scura e dal cuore tenero. E poi era di una dolcezza infinita. Ma quella sera, chissà perché, Sara l'aveva ignorata completamente. Quella Riccetta dagli occhioni acquosi e le mani affusolate era entrata in cucina, aveva riempito una ciotola di cognac e vi aveva tuffato dentro tutte le prugne secche della confezione da 250 grammi. Tutte tranne lei, che rimase dapprima un po' interdetta, poi profondamente delusa in fondo al sacchetto di plastica trasparente. "E ora? Cosa farò per 12 ore? Qui dentro morirò di noia, tutta sola e per giunta al buio", disse tra sé e sé. All'improvviso, però, fu attraversata da un pensiero: perché ritenersi un'esclusa? Non potrebbe invece essere una specie di  eletta? Magari Sara aveva altri piani, magari avrebbe dovuto solo pazientare un po' e vedere cosa l'indomani aveva in serbo per lei. E con questa convinzione la Prugna si addormentò rasserenata mentre le sue compagne bevevano cognac.

La mattina dopo di buon'ora Sara riapparve in cucina. Lanciò una rapida occhiata alla ciotola in cui giacevano, ormai ubriache, le prugne ma, invece di andare verso di lei, aprì il frigorifero e ne estrasse un grosso cartoccio. Prugna non credeva ai suoi occhi: si trattatava di almeno un chilo e mezzo di carne, le sembrava un'arista di maiale ma cosa ne poteva sapere di suini lei, che era solo un piccolo frutto seccato al sole della California? Di certo, una cosa strana quel grosso pezzo di carne ce l'aveva: Prugna non potè non notare che aveva, al centro, due lunghe incisioni per il lungo. Non erano profondissime, ma nette e precise sì. Un brivido la percorse da parte a parte: che Sara volesse riservare lo stesso chirurgico trattamento anche a lei? Mentre si interrogava sulla sua fine, che prevedeva già lunga e dolorosissima, Prugna si rese conto che la Riccetta aveva fatto sottilissime fettine di un paio di spicchi d'aglio: incuriosita da questa operazione, smise di pensare alle sue torture future e si concentrò sui movimenti rapidi e sapienti di Sara. Vide che la donna aveva cominciato a recuperare una ad una le sue compagne ubriache (non tutte, poco più della metà) per sistemarle nelle due incisioni, insieme alle fettine di aglio. "Mamma che puzza deve esserci lì dentro!", pensò arricciandosi su se stessa. "Sono certa che la mia fine sarà più gloriosa, o spero almeno più profumata". Le altre prugne non sembravano neanche accorgersi di quel che stava accadendo, forse erano troppo stordite dall'alcool. O forse erano semplicemente troppo stupide e distratte. In ogni caso, ora erano tutte stipate lì dentro e, come se non bastasse, Sara aveva foderato il pezzo di carne con delle foglie di alloro e lo stava legando stretto.

Prugna, pian piano e quasi senza accorgersene, si abbandonò allo sfrigolìo dell'arista che ora Sara stava rosolando a fuoco vivo nella stessa grande padella in cui aveva fatto sciogliere, poco prima, una noce di burro con due cucchiai di olio extravergine di oliva. Proprio quando il profumo inebriante della crosticina che si stava formando attorno alla carne cominciò a riempire la cucina, la Riccetta fece qualcosa di inaspettato, o almeno lo fu per Prugna: con un gesto rapido tolse l'arista dalla padella e la pose in un'altra casseruola, con olio burro e fettine di scalogno, abbassando un po' la fiamma; poco dopo con molta cura, prima sfumò la carne con il cognac che aveva usato per ubriacare quelle stupide prugne, poi coprì tutto con un coperchio per portare a cottura l'arrosto, a fuoco lentissimo sul gas. A quel punto Prugna cominciò a sentirsi inquieta: "E io? Perché sono ancora qui? Che ne sarà di me?", piagnucolava. Ma Sara era sparita.

Dopo circa un'ora e un quarto la Riccetta fece finalmente capolino in cucina. Il profumo che si spandeva era delizioso, dolce e intenso. Ma evidentemente mancava ancora qualcosa, perché Sara si mise a spremere un'arancia. "Che quel succo sia destinato a me?", pensò speranzosa Prugna. Macché. Non c'era proprio verso, per Sara lei era come invisibile, tutti i suoi movimenti non la prevedevano. Quella donna, che ormai era ufficialmente salita al primo posto della sua personale top ten delle persone detestabili, versò il succo d'arancia nella casseruola con l'arista e aggiunse le ultime prugne ubriache. Ma non lei. Passarono altri dieci, lunghissimi minuti durante i quali Prugna riflettè sulla sua breve vita. Aveva sempre immaginato grandi cose, per lei, forse sovrastimandosi un po' ma era pur sempre una delle più belle prugne secche denocciolate che avesse mai visto. Proprio non riusciva a comprendere il trattamento crudele che le aveva riservato Sara (del resto si sa, essere ignorati ferisce anche di più dell'essere odiati).

Driiiiiin. Un trillo improvviso scosse i pensieri di Prugna. "E adesso chi è?", quasi urlò lei. Sara spense rapida la fiamma, rivolse uno sguardo soddisfatto al suo arrosto e corse alla porta: finalmente era arrivato. Lui entrò, si tolse le scarpe ancor prima del cappotto e riempiendosi le narici di quel profumo che aveva qualcosa di divino esclamò: "Hai fatto l'arista alle prugne?!". Soddisfatta e gongolante Sara entrò in cucina, con un gesto teatrale scoperchiò la casseruola e gli mostrò ciò che gli aveva cucinato con tutto l'amore del mondo. Ma aveva un'ultima, piccola sorpresa per Lui.
Stavolta la Riccetta, decisa, si diresse verso Prugna. Ora le batteva davvero forte il cuore -che non aveva più- dall'emozione ("Ecco vedi? Ci siamo! L'avevo detto io che avrei avuto il mio momento di gloria!").
Sara, con delicatezza, prese Prugna tra due dita e la portò alle labbra di Lui sussurrandogli: "Avevo conservato la più bella e gustosa prugna che io abbia mai visto solo per te".

E l'Eletta visse il momento più glorioso e più dolce di tutta la sua vita.

Liberamente ispirato a Cronaca di una feijoada brasileira,
racconto di Christiana de Caldas Brito contentuto nell'antologia Mondopentola,
a c
ura di Laila Wadia ed edito da Cosmo Iannone Editore.
La ricetta dell'arista alle prugne me l'ha passata mia madre
qualche anno fa
e da allora è diventato uno dei miei piatti forti.

Nessun commento: