martedì 5 aprile 2011

Il pelapatate


Stasera ho fatto la pizza di patate. No, non ho scritto pizza con le patate, né si tratta di una non meglio identificata pasta per la pizza fatta utilizzando fiocchi di patate. Semplicemente, noi il tipico gattò (o gateau, alla francese) napoletano lo chiamiamo pizza-di-patate. In effetti non saprei dire con esattezza chi sarebbe il noi. Di sicuro, noi componenti della mia famiglia d'origine (zii e cugini compresi), abbastanza sicuro noi campobassani, forse noi molisani ma mi sa che tutto nasce comunque da loro campani. Vabbè, ad ogni modo dicevo: stasera ho fatto la pizza di patate, e mentre pelavo appunto le patate mi è tornato in mente un momento tristissimo di televisione. O meglio, il momento in sé è stato decisamente esilarante, visto che la schiera di autori che lavorano a Victor Victoria sanno il fatto loro, ma se ripenso alla figura barbina che ha fatto la signora Briatore mi scappa una lacrimuccia. O da ridere, dipende dai punti di vista.

La situazione era la seguente: 8 ottobre 2010, la Cabello chiacchierava amabilmente con Elisabetta Gregoraci (stacco di coscia in bella mostra e dichiarazioni del tenore di "sono una ragazza come le altre", "mangio un etto e mezzo di pasta da sola", "in casa i mestieri li faccio io, tipo annaffio le piante e lavo i piatti" e "vorrei tanto condurre un programma in diretta"). Durante l'intervista Victoria, per avvalorare la tesi della Gregoraci-perfetta-donna-di-casa, le dà in mano un pelapatate con relativi tuberi e le chiede di continuare a parlottare pelando. Ora, io non dico tanto. Passi che i tempi dell'Artusi (quando non era concepibile una donna che non sapesse cucinare, come scrivevo già qui) sono ormai belli che andati, passi che non si è tenuti a sapere cosa sia uno zester, un coppapasta o un polsonetto ma, signori miei, è mai possibile che una a 30 anni non abbia mai visto un pelapatate? No. Non posso crederci. Secondo me lo sa persino quell'altra Elisabetta, quella più vecchia e più arcigna che vive a Buckingham Palace. E allora mi sono sentita quasi in dovere di scrivere questo post ed esporre al pubblico ludibrio la poverina.


Per dovere di cronaca aggiungo anche che, durante l'intervista doppia con (l'immensa) Concita De Gregorio a fine puntata, Mrs. Briatore ha preso il termine "picchetto" per "filone/sega/spago" insomma per il concetto di bigiare a scuola e, davanti al cognome Marx, ha prima strabuzzato gli occhi, poi ha capito Max (magari pensava si parlasse di un calendario?), infine ha sventolato la bandiera bianca dell'ignoranza. Io, invece, sventolo la ricettina della pizza di patate, che non sarà certo questo granché ma almeno questa dovrebbe essere alla portata di Elisabetta. Sempre se nel frattempo ha capito come si usa il pelapatate.

Pizza di patate
Non metto gli ingredienti per due motivi: 1) come molti piatti della tradizione casalinga, io la pizza di patate la faccio "a occhio" e 2) di solito si prepara con quello che si ha in frigo, per "recuperare" formaggi e affettati che altrimenti andrebbero sprecati

Lessare in acqua bollente le patate (7-8 circa di media dimensione), poi scolarle, pelarle e schiacciarle. Unire un paio di uova, parmigiano grattugiato, buccia di limone grattugiata, del formaggio a pasta filata e un salume a pezzetti (generalmente si usano scamorza o fontina e prosciutto cotto o mortadella), un po' di latte per ammorbidire il tutto, sale e pepe. Ungere una pirofila e cospargerla di pangrattato*, poi sistemarvi l'impasto di patate uniformando la superficie. Spolverare di parmigiano, altro pangrattato e fiocchetti di burro, dopodiché infornare per una ventina di minuti a 180° e finire al grill per altri 5-10 minuti.

Rubia consiglia:
perfetto un rosso giovane, magari vivace, come un Lambrusco di Sorbara.
Ma anche un bel bicchiere di birra!



*per i celiaci: eliminare il pangrattato e, in caso, utilizzare uno stampo di silicone.


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