mercoledì 10 agosto 2011

C'era una volta l'alleanza



C'era una volta l'alleanza. Non quella Nazionale di stampo politico, né quella Santa del 1815 tra Russia, Austria e Prussia. Nulla a che vedere, poi, con la Grande Alleanza formata dall'Uomo Ragno and Co. per combattere il Dottor Destino o con quella videoludica del World of Warcraft. È l'alleanza con la A maiuscola, quella nata e cresciuta nel corso degli anni grazie a una fervida passione prima (la passione per la musica, la passione per un musico) e a un profondo sentimento d'amicizia e fratellanza poi. È l'Alleanza della gens F, la cui forza mi stupisce ogni volta di meno e la cui genuinità mi commuove ogni volta di più. Ultimamente mi trovo spesso a parlare di questa meraviglia, che non ha un nome né una forma ma la straordinaria capacità di farmi sentire parte di qualcosa.

 Io che non riesco ad apprezzare la mia unicità e che mi sento bene solo quando non mi sento diversa, che sono spaventata dall'idea di non essere compresa e non accetto quella di essere la-sola-a, ho trovato nella mia gens un rifugio confortante e confortevole. E, ovviamente, il mio modo per dimostrar loro la mia gratitudine è cucinare per loro. La prima volta ero un po' intimorita dalla prospettiva di andarmene in giro per l'Italia con la "schiscetta del post concerto", chissà se apprezzano, chissà cosa pensano, chissà. Ma era stato talmente automatico e naturale passare la mattinata a preparare muffin pensando a loro che mi son detta che-male-c'è-questa-sono-io. Da lì, via liscia come l'olio.

La prassi mi diverte anche perché mi metto a pensare a cosa preparare almeno un paio di giorni prima della DATA X. La scelta non è per niente facile però: dolce o salato che sia, deve essere sempre qualcosa di comodamente trasportabile, resistente al caldo e a sballottamenti vari e, soprattutto, deve essere "monoporzionabile", altrimenti la faccenda si complica non poco. Ebbene, la tappa vicentina di sabato scorso è stata all'insegna delle ciambelline al vino.

Ho scelto questi biscotti innanzitutto perché si tratta di una classica ricetta romana, e mi piaceva l'idea di richiamare la romanità propria del musico che ci unisce. Poi, la loro semplicità mi ha sempre affascinato: non sono salate, ma non sono neanche troppo dolci; sono fatte con ingredienti super essenziali, ma prevedono anche uno speciale guizzo di sapore (il vino bianco). Last but not least, la loro forma ad anello, messaggio dalla simbologia fin troppo elementare nel nostro caso... tanto che ho lasciato volutamente i due lembi di ciascun biscotto sovrapposti, invece di impastarli e unirli. Perché la gens F non è una-cosa-sola, ma piuttosto un unico grande abbraccio. Il mio orgoglio, l'alleanza, la mia soddisfazione, canta lui.

Ciambelline al vino
Stessa quantità di zucchero, olio di semi e vino bianco, un pizzico di lievito, farina ad assorbire*

Amalgamare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto liscio, morbido e malleabile. Ottenere dei cilindretti di pasta di circa 12 cm l'uno e spessi un dito, formare un anello e adagiarli su una teglia da forno foderata con l'apposita carta. Infornare i biscotti a 180° per 20-25 minuti, avendo l'accortezza di capovolgerli dopo un quarto d'ora così da non farli lievitare troppo.

*Mi rendo conto che gli ingredienti di questa ricetta non sono il massimo della precisione, 
ma si tratta del classico caso di "dosi a occhio", quelle dettate dalla tradizione e dall'esperienza. 
Ad ogni modo, cerco di dare un'idea di riferimento: per 125 ml. di vino bianco, 
ad esempio, servono 125 gr. di zucchero e 125 ml. di olio di semi e almeno 300-350 gr. di farina.


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