martedì 19 giugno 2012

Quattro chiacchiere con...Tessa Gelisio

Scoprite con me i piatti della tradizione siciliana *

Non avrebbe fatto la cuoca per professione, perché la sua prima grande passione sono gli animali. Ma ai fornelli si diverte talmente tanto che ha colto al volo l’occasione di trasformare questo hobby in un lavoro. Soprattutto da quando Tessa Gelisio è la nuova padrona di casa di Cotto e mangiato su Italia 1, dove ha preso il posto di Benedetta Parodi. Con alcune novità, come l’esecuzione di una ricetta inviata da un telespettatore una volta a settimana («Devo dire che mediamente sono bravi, mi incuriosiscono sempre molto le ricette che arrivano in redazione») e la tendenza ad avere un occhio vigile al portafoglio: «Avevamo perso la capacità di fare la spesa e di riconoscere la qualità dei prodotti. In questi tempi di crisi si torna a fare attenzione, seppur per necessità, e quindi si comprano meno prodotti confezionati e si stanno riscoprendo i gusti veri. Questa è una tendenza che va coltivata, perché la standardizzazione dei sapori aveva disabituato le persone alla buona tavola».

Tessa, come scegli le ricette che proponi nel tuo programma? «Innanzitutto ho saccheggiato i ricettari di famiglia! Poi, inevitabilmente, ho dovuto inventare nuovi piatti. E sto scoprendo tantissimi sapori nuovi, perché ero abituata a cucinare solo determinate cose. A 19 anni, per esempio, ho smesso di mangiare carne perché il suo consumo ha un grande impatto ambientale: per produrre 1 chilo di carne bovina ne servono 7 di cereale e un’enorme quantità di acqua e di energia; è dunque sensato ridurre il consumo, e quindi la produzione. Ma la mia non è una trasmissione per vegetariani, quindi sto proponendo ricette con carni a minore impatto ambientale, come quella di pollo o di coniglio».

La tua è una vera e propria filosofia gastronomica... «Sì, ho un’alimentazione molto attenta perché in base a come si mangia si può davvero cambiare il mondo. Nella mia cucina non ci sono prodotti nocivi alla salute o all’ambiente: per esempio, non compro gamberetti allevati perché vengono distrutte le foreste tropicali per quegli allevamenti, non cucino pesce straniero, come il salmone o il persico, limito l’uso di cioccolato, caffè, banane e ananas, che comunque compro tramite gruppi equo-solidali, perché garantiscono il rispetto dei lavoratori e dell’ambiente in cui vengono prodotti. E promuovo i cibi biologici».

Ma sono anche più cari... «Dipende da dove li si acquista! Se ci si rivolge direttamente al produttore, per esempio, non solo sono più buoni e di stagione, ma costano addirittura meno. E riflettiamo su un dato: una famiglia media butta via 500 euro di cibo avariato l’anno. Il risparmio comincia comprando solo cose che siamo in grado di consumare prima della scadenza».

La tua prima, grande soddisfazione in cucina? «Le lasagne fatte in casa quando avevo 14 anni!».

*Pubblicato su Nuovo n.1/14


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