mercoledì 12 settembre 2012

Rotolando verso sud - Part 1

La meta di quest'estate, come sempre da ventidue anni a questa parte, era Termoli Beach. Ma stavolta i 687 km di autostrada che mi separano dal "mio mare" sono decisamente lievitati e per giungere a destinazione ci ho messo sei-giorni-sei. Questo perché, genialata!, ho deciso insieme al mio compagno di viaggio, Girogiò (che per l'occasione lo ribattezzeremo GinoPilotino) di scendere in Molise gradualmente, frammentando la corsa verso il Murena Village in micro-tappe all'insegna della natura. E del cibo, naturalmente.

Quanto possano essere diversi i paesaggi e i sapori di regione in regione lo sappiamo solo noi italiani, e forse manco noi. Frasi come "Ah, ma come si mangia in Italia non si mangia da nessun'altra parte del mondo!" o "L'Italia è un Paese meraviglioso, perché andare in cerca di perle altrove quando ce le abbiamo a casa nostra?" si sentono dire in continuazione. Eppure quanti di noi conoscono davvero il Belpaese? Quanti di noi decidono di investire tempo e denaro nella scoperta di angoli-di-paradiso a una manciata di km da casa? Comunque sia, complice l'asfissiante crisi economica che ci attanaglia tutti e una viva curiosità polentona nei confronti di Madre Terronia (non mia, s'intende), il 30 luglio 2012 il dado è stato tratto, il Rubicone è stato passato e il viaggio è iniziato.

Partiti di buon'ora (in vacanza le 10.30 è una buon'ora) e belli carichi (di entusiasmo e aspettative, mica di bagagli), io e Gino abbiamo toccato terra marchigiana nel primo pomeriggio: Sirolo, perla del Conero. Il tempo di rimirare la splendida, prima location, di disfare i bagagli e di fare un tuffo in piscina che già si era fatta una certa e la Locanda Rocco ci aspettava. Qui siamo stati accolti dal gentilissimo padrone di casa, Giorgio, un buon Verdicchio del posto e una mousse di zucchine con calamaro scottato servita stile finger food finto-povero: nel barattolino vuoto del miele o delle marmellate. Very chic. Con la gran voglia di mare che avevamo, non ci siamo dunque fatti ripetere due volte di assaggiare i moscioli (ovvero le cozze, come le chiamano lì), in versione sgusciati-e-gratinati-con-verdurine-croccanti. Dopodiché è stata la volta di filetti di fragolino serviti con un gazpacho di peperone davvero squisito e spigola in crosta di patate. Quest'ultimo un filo troppo unta, ma nel complesso devo dire che è stato un esordio di vacanza col botto.

Il giorno dopo abbiamo deciso di fare un salto nella vicina Numana e a Lo Scottadito abbiamo gustato un classico (e abbondante!) sauté di cozze e una delle rane pescatrici più buone nella storia delle rane pescatrici buone. Considerando il valore aggiunto del "piatto-che-non-posso-fare-a-meno-di-ordinare-ogni-volta-che-lo-vedo-in-menu" di Gino, la soddisfazione della seconda cena è salita a livelli piuttosto alti.


Siamo al giorno tre ed è ora di rimettersi in viaggio, direzione Loreto Aprutino, un paesiello abruzzese a pochi passi dal Parco Nazionale della Majella. In questo posto dimenticato da dio non c'è praticamente nulla se non due cose: un favoloso castello sul più classico dei cocuzzoli e un meraviglioso ristorante noto per il suo percorso piccante (spengo i bollori dei più maliziosi sottolineando che ci si riferisce a un percorso gastronomico e non a un giro di strip-whatever). Ebbene, nel castello ci abbiamo dormito e al  Convivio Girasole ci abbiamo mangiato: sei differenti qualità e tipologie di peperoncino da abbinare alle varie portate e un'esperienza mistica. Per quanto io abbia apprezzato sia gli anelletti in carbonara rivisitata e lo stracotto di pecora, devo dire che il mix di antipasti era davvero una spanna sopra: sushi di baccalà, zuppetta di farro, ceci in umido e le mitiche polpette di pane al sugo che, in Molise, chiamiamo "pallotte cacio e ova" e sono la fine del mondo. Prima o poi posto la ricetta.


Eravamo così vicini alla Majella che non potevamo certo arrivare in Alto Molise senza prima aver attraversato il parco. E così il quarto giorno ci siamo messi in auto per un rally improvvisato. Nessun animale avvistato di particolare rilievo, se non qualche aquila lassù in alto, ma il rifugio al Passo San Leonardo (presso l'Hotel Ristorante Celidonio) meritava eccome. Se non altro per averci fatto mangiare un ricco tagliere di salumi e formaggi alle quattro del pomeriggio (invece di mandarci a quel paese) e per averci fatto scoprire che i germogli di aglio si mangiano. E non sanno di aglio, ma di asparago selvatico, tipo. Arricchiti da questa rivelazione ci siamo quindi incamminati verso l'Alto Molise e, dopo aver attraversato una serie di paesini e paeselli in cui a stento capivo io cosa ci dicessero gli autoctoni mentre ci davano informazioni, figuriamoci il Gino, siamo finalmente giunti in quel di Agnone. Troppo provati dalle fatiche mangerecce precedenti, però, per cena ci siamo limitati a una birra con salatini. Degna di nota la Pasticceria Carosella, dove abbiamo fatto incetta dei suoi celebri confetti e delle ostie: tipici dolci realizzati con un ripieno di mandorle, noci, cioccolato e miele.


Archiviata la tappa agnonese, abbiamo puntato in direzione Campobasso dove, dopo due pit-stop al sito archeologico di Pietrabbondante e al santuario di Castelpetroso, siamo arrivati nel primo pomeriggio. Ma per la seconda parte del viaggio vi rimando al post Rotolando verso sud - Part 2.

2 commenti:

Silvia - Profumo di cose buone ha detto...

Tu e Gino avete fatto un giro meraviglioso!
Prima o poi ce la farò a raggiungere il Molise, non so come mai ma mi è venuta una certa curiosità ultimamente.. ;)

Laurella ha detto...

eheheh ... magari chissà, presto o tardi ci andremo insieme... in camper!!! per ora, una molisian dinner come piccolo anticipo ;-)