giovedì 13 settembre 2012

Rotolando verso sud - Part 2

Dopo sei giorni di cazzeggio in giro per il centr'Italia siamo arrivati a Campobasso, dicevamo. Naturalmente, la prenotazione di un tavolo al ristorante La grotta (meglio conosciuto come Da Concetta) ce l'avevamo già in tasca. Con la cena di Zi' Concetta ci siamo sentiti finalmente e indiscutibilmente in Molise, tanto che sono certa di aver sentito dire al Gino espressioni quali "mo", "jamm' bell'", "scannett' allert'" e "palamaella" più volte e in ordine sparso. Il "benvenuto" di Zi' Concetta è stato un fiadone con friarielli (NB: a differenza di quelli campani, per noi i "friarielli" sono i peperoncini verdi dolci). Dopodiché è stata la volta di una caponatina fredda su crostino casereccio e di una scioglievolissima cipolla "arracanata" (cioè gratinata con mollica di pane raffermo, origano, capperi, peperoni, pinoli e olive nere), serviti con la classica tecnica dell'uno-due. Come primo, io speravo nella tradizionale pizza e minestra, ma visto che l'estate non è la stagione degli spigatelli (tipica verdura con cui si prepara il piatto di cui sopra, a metà tra la cicoria e le cime di rapa) mi sono dovuta "accontentare" di una sua rivisitazione a base di cicoria, fagioli cannellini e pizza di granone. E di un assaggio di quadrucci e lenticchie, of course. Ma se io mi sono fermata qui, i miei due commensali hanno osato ordinare anche il fegato di maiale arrostito con l'alloro e un paio di chili di mandorle pralinate per chiudere in dolcezza. Purtroppo non ho foto-ricordo di questa parca cenetta: non credo di dover spiegare il perché.

Dopo un giorno di pausa all'insegna di un "richiamino" alla molisanità a base di mozzarella, caciocavallo, stracciata e la miticapizzadipalazzo  abbiamo abbandonato il capoluogo di regione e puntato al mare. Al MIO mare. Termoli Beach. Qui, oltre all'acqua cristallina e alla sabbia bianca e fine (bugia: quest'anno, non si sa perché, la costa termolese era la più classica delle coste adriatiche, con spiaggia sporca e acqua color coca-cola; dicono si sia trattato di uno strano e isolato fenomeno dovuto alle alghe... sarà...), dicevamo, oltre a sabbia e mare abbiamo trovato il miglior ristorante di tutto il tour: casa Mutter. Ovviamente sono di parte, ma basta dare uno sguardo a quello che ci ha preparato per pranzo per avere almeno il beneficio del dubbio: alici fritte, cipollata di vongole e sautè di cozze.



Non abbiamo fatto in tempo a (ri)prendere confidenza con il mare che un paio di giorni dopo eravamo già di nuovo in auto, con l'obiettivo di perlustrare il lato sud del Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise. Anche in questo caso non c'è stata l'ombra di un orso, un lupo, un cerbiatto... manco una volpe abbiamo avvistato. Il cuore, però, ce l'ha riempito la gentilissima e ospitalissima famiglia che gestisce il b&b Il casale di San Lorenzo, a Colli a Volturno: padre, madre e figlia ci hanno coccolati con leccornie auto-prodotte e interessantissimi racconti legati alla loro terra. Il buon Paolo, poi, ci ha consigliato di fare un salto a Isernia, a mangiare nel ristorante del suo ex compagno di scuola da tutti conosciuto come "O patretiern'": potevamo farci mica scappare l'occasione di mangiare all'Osteria Il Paradiso (meglio noto come "U Paravise")?! In fondo tra noi e l'Aldilà c'erano solo 14 km di curve.

E dopo esattamente 14 km di curve siamo effettivamente giunti in paradiso, dove siamo stati accolti da una fumante e densa pasta e fagioli invece dei soliti e banali campanellini angelici. Nota a margine: ci siamo fatti tentare anche da un assaggino di antipasti misti, a base di salumi e pizza di patate, e da una forchettata di spaghetti al pomodoro e basilico. Giusto per restare leggeri, insomma. Tanto poi c'era quel litro di limoncello a bruciare tutto...

Dopo un sonno profondo e rigenerante (siamo ormai al decimo giorno di viaggio) ci siamo incamminati verso il cuore molisano del Parco Nazionale: lago e abbazia benedettina di Castel San Vincenzo, per poi salire in cima al Monte Marrone. Qui la nostra frugale merenda a base di taralli e mele è stata maleducatamente interrotta dall'attacco di un mulo, ma evito i dettagli per i deboli di cuore. Comunque sia, superato il momento di panico abbiamo deciso che ne avevamo già abbastanza della montagna e quindi giù, di nuovo verso la costa per passare gli ultimi scampoli di vacanza al mare.

Tornati in quel di Termoli ci siamo fiondati alla Torre Sinarca (meglio noto come "La Torretta"), uno dei miei ristoranti preferiti di pesce evah. Anche se il pezzo forte del menu è il celebre brodetto di pesce, io sono letteralmente innamorata degli antipasti: caldi, freddi, cotti e crudi, c'è davvero l'imbarazzo della scelta. Nella mia personale TOP 3, i fasolari gratinati, l'insalata di sedano e polpo e lo sgombro in insalatina con cipolle; ma la portata è davvero ricca e c'è di tutto. Anche in questo caso non ho le prove fotografiche di quel che è passato sulla nostra tavola, stavolta perché impegnati a raccontare alla Mutter il primo incontro tra me e il Gino, quando cioè gli ho presentato scimmia e criceto. Ma questa è un'altra storia.

Le ultime tre cene le abbiamo consumate tra Vasto, dove ci siamo rimpinzati dei celebri arrosticini di pecora di Fernando, e San Salvo: su al paese abbiamo mangiato discretamente a L'angolo di Vino, la cui prelibatezza è stata un gambero scottato servito su boccone di stracciata e pomodorino, mentre alla marina di San Salvo,  Al metrò, abbiamo chiuso il nostro tour enograstronomico; anche questa cena non ha brillato particolarmente, ma devo ammettere che i ravioli di pesce in brodo erano davvero buoni. Così come il Pecorino Abruzzo doc consigliatoci da un cameriere alquanto strambo. Ma poi ci ha regalato le brioche per la colazione del mattino dopo quindi ci è diventato simpatico.

E qui si sono chiuse le vacanze 2012. Io e GinoPilotino ci siamo rimessi mestamente in marcia, destinazione Milano. Naturalmente carichi di Molise: dal carpaccio di tartufo alla pampanella passando per il caciocavallo e la Tintilia sembravamo una fiera ambulante di prodotti regionali. A breve, cena tipica chez moi. Siete tutti invitati, basta conoscere la parola d'ordine: Dunzella, dunzella, vietenn' vietenn'.

minuto 6:20


Nessun commento: