martedì 2 ottobre 2012

E brunch sia ovvero Diamoci un pretesto per pranzare senza criterio

Gran ritorno su Tavola del Maratoneta, che nel frattempo si è riprodotto e ora c'ha anche un mini-lui da sfamare. Da qualche tempo, infatti, si diceva di organizzare un pranzetto chez moi con prole al seguito ed è da quando ho scritto questo post che lui mi chiede di fargli assaggiare i miei pancake. Detto ciò, la decisione di un brunch domenicale è stata alquanto naturale. Il brunch, ovvero il pasto a cavallo tra colazione (breakfast) e pranzo (lunch), in quanto lontano dalla nostra tradizione, in Italia è diventata una moda. A Milano un'ossessione. Senza motivo, peraltro, visto che il più delle volte si trasforma in un ammasso di cibo di diversa provenienza etnica e, di solito, non è neppure a buon mercato. Come l'happy hour, per dire.

Insomma, io il brunch in sé non è che lo capisco tanto, ma da curiosa e golosa ed entusiasta quale sono organizzarlo a casa mi diverte molto. Quello di domenica scorsa, interamente preparato dalle 8.30 alle 12.00 (non ci avrei scommesso un euro, giuro!), prevedeva:

  • pane nero ai cereali con burro e salmone affumicato
  • tortilla di scalogni, patate e piselli
  • potato scones
  • würstel di pollo alla griglia con annessa fagiolata
  • funghi trifolati
  • pomodorini (che avrebbero dovuto essere in insalata, ma per mancanza di tempo si sono trasformati in "bocconcini prendi-e-via") (per la gioia del miniMaratoneta unenne che, appena messo in bocca, ha fatto una faccia che era tutta un programma) (tipo la mia se addentassi un limone, per intenderci)
  • pancake con sciroppo d'acero
  • plumcake di ricotta e mandorle
  • mousse al caffè
  • frutta, cereali, marmellata di fragole (fatta in casa dalla mitica Cri) e yogurt 
E poi gli immancabili caffè americani, succhi di frutta, spremute d'arancia, birre e digestivi. Le ricettine degne di attenzione sono sostanzialmente due, anche perché se parlassi di funghi trifolati o di würstel alla griglia offenderei l'intelligenza, nonché l'ego, di chi sta leggendo. 

Quindi, partiamo dal pane nero. L'antefatto è che un mesetto fa ero all'Ikea e, come al mio solito, ho chiuso la seduta di shopping con un giro al food market: nella fretta, ho agguantato questa confezione pensando si trattasse di pane-nero-pronto-all'uso; una volta in cassa, però, agitando la scatola che manco  le maracas, mi sono resa conto che era il PREPARATO-per-pane-nero. Avevo già fatto dieci minuti di fila, s'era fatta una certa (come diciamo noi gggggiòvani) e mi son detta: "Vabbé, prima o poi mi ci metterò". Una volta a casa, leggendo le sante istruzioni per l'uso, ho scoperto con grande piacere che non ci sarebbe voluto poi molto, a fare 'sto pane. E quindi domenica è stata la prima cosa che ho preparato. Diciamo che gli svedesi sono un filo ottimisti sui tempi e sbrigativi sulle modalità: sulla confezione c'è scritto di aggiungere 600 ml di acqua a 40° direttamente nella scatola con la farina, di agitare energicamente per 40 secondi e poi di distribuire il composto in una teglia unta. Ora, va bene tutto, però non è che sono Hulk. Allora ho chiesto l'aiutino da casa e ho sfruttato il mio prezioso KitchenAid rosso rubino (e per inciso, ci sono voluti ben più di 40 secondi); ho quindi unto una teglia cuki con abbondante olio, ho versato la pasta di pane e lasciato lievitare 45 minuti prima di infornare per un'ora a 200°. Il risultato? Nient'affatto male. Hai capito 'sti svedesi?

il pane è quel mattone nero a sinistra!

Il secondo piatto che volevo condividere sono i potato scones, cioè frittelline di patate tipiche della colazione irlandese. Avevo già fatto un esperimento - ben riuscito devo dire - un po' di tempo fa quindi li ho riproposti anche domenica scorsa. La ricetta l'ho scippato alla Aury, che ringrazio pubblicamente qualora dovesse incappare in Tavola, e anche in questo caso il procedimento è abbastanza elementare: ho lessato 250 gr. di patate in acqua bollente, le ho schiacciate e poi impastate con 15 gr. di burro, 50 gr. di farina e una presa di sale; si ottiene così un composto lavorabile, da stendere poi con il matterello. Con l'aiuto di un coppapasta ho quindi ricavato una dozzina di dischetti, che ho passato velocemente su una padella antiaderente leggermente unta (un minutino per lato). Io li ho consigliati come accompagnamento per i funghi trifolati e la fagiolata e devo dire che anche stavolta hanno riscosso un discreto successo.

Sul fronte dolci sono stata un po' indietro, ma comunque il nostro carico di zuccheri ce lo siamo fatto. E senza guardare in faccia alle formalità e alle abitudini italiane, che non vorrebbero una fetta di plumcake spalmata di marmellata co-abitante nello stesso piatto con würstel e frittatone. Del resto, il motivo stesso dell'esistenza del brunch è un po' quello di avere il pretesto di pranzare senza criterio. O no?!



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