venerdì 13 dicembre 2013

Ripropongo #07: crocchette di polenta taragna

Domenica scorsa avrei dovuto passare la giornata in un agriturismo di Besnate, nel varesotto, gozzovigliando con amici a base di prodotti locali e cibi tipici. Una febbriciattola malefica e, diciamo così, indiretta, mi ha però costretta a casa. Ma non per questo ho rinunciato ai sapori tipici di cui sopra. Per cui, ho pensato bene di preparare per pranzo una chilata e mezzo di polenta concia (non starò qui a scrivere che l'ho fatta con il Bimby, nonono) e per cena Girogiò mi ha cucinato un risotto giallo da 10 e lode.

La polenta, però, era davvero tanta quindi ho pensato bene di riciclarla nel più classico dei modi: realizzando crocchette che, per la gioia del mio fegato, stavolta ho deciso di cuocere in forno. Ma visto che le cose troppo "leggere" mica ci piacciono, le ho rinforzate di sapore con un paio di escamotage...

Crocchette di polenta taragna al tartufo nero
  • polenta taragna concia [io avevo aggiunto della Fontina della Val D'Aosta] avanzata, quindi fredda e ben rassodata
  • 2 formaggini spalmabili (io ho usato quelli Inalpi
  • 1 uovo
  • pangrattato
  • sale
  • olio al tartufo nero
Prelevare pezzi di polenta e "manipolarli" creando una polpetta grande quanto un'albicocca; creare un incavo con il dito e riempirlo con un po' di formaggino quindi chiudere la crocchetta con un altro pochino di polenta. Andare avanti in questo modo fino a esaurimento della polenta. Dopodiché, rompere in un piatto fondo l'uovo e sbatterlo con un pizzico di sale. Spolverare generosamente il fondo di un piatto piano con il pangrattato, quindi passare ogni singola crocchetta prima nell'uovo, poi nel pangrattato, pressando bene - ma con delicatezza - per far aderire la copertura.

Infilzare ogni crocchetta con uno stecchino di legno per spiedini e distribuirle su una teglia coperta di carta forno. Irrorare con l' olio al tartufo e infornare a 200° per 15 minuti (girando le crocchette a metà cotturà, aiutandosi con gli stecchini) quindi passare al grill per altri 4-5 minuti.




giovedì 5 dicembre 2013

Viva il pollo, in tutte le salse!

Tra le cose che una food blogger NON dovrebbe mai fare c'è quella di postare una ricetta senza accompagnarla con la foto del relativo piatto. Ora, già come avrete notato io tendo a sorvolare sui passaggi intermedi della preparazione e a pubblicare solo il risultato finale (non lo faccio per cattiveria o perché voglio mantenere il riserbo su quel che accade tra l'avvio di una ricetta e la messa in tavola del piatto, ma perché fondamentalmente mentre cucino mi perdo via e quindi non riesco mai a fotografare i momenti salienti), se comincio pure a scrivere post senza neppure una prova fotografica di ciò che millanto su Tavola è l'inizio della fine. "Sottovaluti l'immaginazione dei tuoi follower", mi ha rimproverato un'amica - "Vogliamo lo stesso la ricetta", le ha fatto eco un'altra amica.

E va bene ragazze, mi avete convinto. A furor di popolo (due) ho deciso di giocarmi la carta del post-senza-foto un'altra volta. La prima è stata questa e non è andata bene: da quando ho aperto Tavola, trovo sia il post più divertente e la ricetta più figa che abbia mai pubblicato. Eppure, pochissimi like, nessun commento, insomma, è scivolato nel dimenticatoio ben presto. 

Ma mi becco il rischio di perdere per strada quelle venti persone affezionate al blog e procedo col raccontarvi del pollo che ho preparato un paio di sere fa per cena. Ricetta improvvisata, per non dire inventata, perché non avevo alcuna voglia di mangiare un semplice petto di pollo arrosto. Esperimento riuscitissimo, tanto da non essere riuscita a scattare appunto nemmeno una foto prima che sparisse dal piatto. Unico neo: avendo fatto tutto a occhio, le dosi sono solo indicative. La speranza è quella di replicare il successo anche la prossima volta... 

Petto di pollo alla soia con patatine
  • 1 petto di pollo disossato e sfilettato in 5-6 fettine sottili
  • 2 dita di salsa di soia
  • 1 cucchiaio di succo di limone
  • 2-3 cucchiai d'olio d'oliva
  • zenzero
  • pepe bianco
  • sale
  • 4 patate medie
  • olio
  • mix aromi per arrosti
In una terrina, versare la salsa di soia e miscelarla con il succo di limone, lo zenzero grattugiato, il sale e il pepe bianco; unire a filo l'olio emulsionando con una forchetta o un frustino e sbattere finché la salsa non raggiunge una consistenza densa. Impregnare bene le fettine di petto di pollo, quindi lasciare la carne immersa nella marinatura e coperta con la pellicola per una mezz'oretta in frigo.

Intanto, pelare le patate e tagliarle a cubetti piccoli. Metterle in una ciotola, mescolarle con le mani agli aromi quindi aggiungere abbondante olio. Trasferirle in una pirofila e infornarle a 200° per trenta minuti, mescolando di tanto in tanto. Per renderle croccanti, passarle al grill per altri 6-7 minuti.

Cuocere i filetti di pollo (senza averli scolati dalla marinata) in un'ampia padella antiaderente e ben calda per 3-4 minuti per lato. Servire subito, accompagnati dalle patatine al forno.

lunedì 2 dicembre 2013

Il ciambellone della nonna

Una tradizione, per essere tale, non può procedere a singhiozzi, lo so. Io comunque, nel mio piccolo cerco di fare del mio meglio, sforzandomi di mantenere vive le buone abitudini quotidiane. Quelle che mi rendono la vita più dolce. Come addormentarmi ogni sera con accanto la persona che amo o farmi una lunghissima doccia calda e rigenerante quando voglio lavarmi via la stanchezza di dosso.

Un'altra è senza dubbio quella di preparare, la domenica pomeriggio, una torta o una ciambella per la colazione della settimana entrante. Trovo che dedicare alla "famiglia" - che può essere quella di origine, quella che stai formando, quella fatta dai tuoi amici più stretti o anche dai colleghi più simpatici - mezz'ora del proprio tempo libero sia un gesto di grande affetto e generosità; e la cosa mi piace molto. Senza considerare che avvicinarsi all'inesorabile fine del weekend con il profumo di una torta appena sfornata nell'aria ha decisamente un altro sapore.

Quello che, invece, non riesco proprio a fare è mantenere la periodicità necessaria per avere su Tavola una rubrica-degna-di-questo-nome, come quella della "torta per la colazione della settimana". Questa per esempio l'ho preparata due settimane fa, ma solo ora trovo il tempo per postare la ricetta... Abbiate pazienza!


Ciambella di nonna E
  • 250 gr. di farina
  • 150 gr. di zucchero
  • 2 uova
  • 100 gr. di burro
  • 130 ml di latte
  • 1 bustina di lievito vanigliato
Io ho aggiunto:
Sbattere le uova con lo zucchero e qualche goccia di essenza di vaniglia. Unire il burro morbido a temperatura ambiente, quindi aggiungere anche la farina setacciata alternandola con il latte. Solo alla fine, unire il lievito e le gocce di frutta. Versare il composto in uno stampo con il buco imburrato e infarinato e cuocere in forno a 180° per 45 minuti circa. Una volta pronta, sfornare la ciambella e aspettare che si raffreddi prima di sformarla. Spolverare di zucchero a velo.



giovedì 21 novembre 2013

Ripropongo #06: Strudel salato di mele e finocchi

Chi mi conosce e frequenta casa mia, sa che da un paio d'anni a questa parte non mi mancano mai mele e finocchi. E forse lo sa anche chi è un affezionato di Tavola, perché se non ricordo male ho affrontato l'argomento anche da queste parti. Comunque sia, questi due ingredienti, che prima passavano pressoché inosservati al momento della spesa, adesso in frigo sono onnipresenti e, per variare, ogni tanto cerco di impiegarli in qualche ricetta un po' più elaborata e originale dell'insalata di finocchi e arance o della classica torta di mele - che a me manco piace tanto.

Così, per la rubrica "Ripropongo", ho pensato di postare una ricetta improvvisata delle mie, di quelle che si compongono piano piano e che prendono forma quando apro il frigo, do un'occhiata a cosa c'è e comincio a tirar fuori ingredienti a-caso-ma-che-dai-secondo-me-ci-stanno-bene. Come per questo strudel salato, che mi ha consentito di far fuori mele, finocchi e *gorgonzola sul viale del tramonto* in un colpo solo.

Menzione speciale per la pasta sfoglia pronta della Carrefour: fragrante, spessa e non troppo unta, è superiore a tutte quelle che ho provato finora... lo dico senza timore di essere smentita e no, vi assicuro che non mi hanno assunta alla Carrefour, visto che ultimamente non faccio che parlare dei suoi prodotti! Semplicemente, ogni giorno scopro qualcosa in più che, pur non essendo di marca, è persino migliore dei "fratelli" più famosi. E in tempi di crisi e ristrettezze economiche, il portafogli ringrazia.
Ma pure il palato.

Strudel salato di mele e finocchi
  • 1 rotolo di pasta sfoglia pronta rettangolare
  • 1 mela
  • 1 finocchio
  • 1 manciata di pinoli
  • gorgonzola q.b. (io ne ho messo poco, tipo 6-7 cubetti, perché non lo amo, ma mi è stato detto che ce ne sarebbe andato un po' di più!)
  • pangrattato
  • olio
  • noce moscata
  • sale
Mondare il finocchio, tagliarlo a striscioline e stufarlo con un goccio d'olio e un po' d'acqua (io l'ho cotto al microonde per 2 minuti alla massima potenza). Intanto, pelare la mela, eliminare il torsolo e affettarla a tocchetti. Raccogliere finocchio e mela in una terrina, condire con olio, sale, un pizzico di noce moscata e unire anche i pinoli e cubetti di gorgonzola. Srotolare la pasta sfoglia su una teglia foderata di carta forno, bucherellarla e spolverizzarla di pangrattato quindi trasferire il composto su un lato del rettangolo e chiudere lo strudel arrotolando la pasta sul ripieno con l'aiuto della carta forno stessa. Spolverizzare ancora la superficie con abbondante pangrattato, irrorare con olio e decorare con qualche pinolo. Infornare a 200° per 15 minuti circa. Aspettare che intiepidisca prima di servire.


lunedì 18 novembre 2013

Tu zucca, io zuccona

Con la scorpacciata di funghi che ho fatto in Garfagnana lo scorso weekend potrei essere a posto per tutta la stagione. Ma io, di funghi, non sono mai sazia e quindi non escludo imminenti e succulenti esperimenti a base di prataioli, chiodini, finferli, cardarelle e chi più ne ha più ne metta!

Oggi però voglio concentrarmi su un altro ingrediente che fa subito autunno: la zucca. Vuoi perché il periodo di raccolta comincia a settembre, vuoi perché è un alimento estremamente versatile, vuoi perché la festa di Halloween ormai ha invaso anche l'Italia, la zucca è un vero must di stagione. Un mio must, invece, è la cocciutaggine. Come per esempio quella che ho dimostrato nel voler preparare a tutti i costi muffin alla zucca per l'antipasto del pranzo di Ognissanti (di cui ho parlato anche qui) senza avere la zucca, la ricetta giusta e la mia cucina.

Ma andiamo con ordine. 
Non potendo contare su una ricetta già testata, ho girovagato in rete alla ricerca di qualcosa che facesse al caso mio: ne ho trovata una su un blog che non seguo, ma che mi era sembrato affidabile (ma non vi darò nome e ricetta e tra qualche riga capirete il perché); sono quindi andata a fare la spesa, ma andare al supermercato il 31 ottobre sera non è una grande idea se il tuo obiettivo è un ortaggio che nei giorni precedenti Halloween va letteralmente a ruba. E infatti non ho trovato manco l'ombra di una zucchetta. Avrei dovuto prenderlo come segnale, invece ho ripiegato comprando una vellutata di zucca e carota già pronta della Carrefour.

Il mattino seguente, nella cucina della casa in montagna di Girogiò, mi sono messa a fare 'sti benedetti muffin: impasto liquidissimo, forno che non conoscevo, minuti contati. Risultato... un mezzo disastro! Il sapore non era malaccio e l'accostamento con speck e gorgonzola si è rivelato superlativo. Ma erano flosci e all'apparenza crudi nonostante una cottura di oltre 40 minuti (un'enormità se si considera il tempo medio che è di circa un quarto d'ora!).

Io però, come dicevo, sono una zuccona. Così, il giorno dopo ancora, sfruttando un po' di vellutata che mi era avanzata ci ho riprovato, stavolta utilizzando la mia ricetta dei muffin dolci "rivisitata", il caro e vecchio "Sfornatutto" e una buona dose di ottimismo. Inutile dire che a 'sto giro sono venuti una meraviglia. E di questi sì che vi posto la ricetta!

Muffin alla zucca
  • 210 gr di farina
  • 75 gr di parmigiano grattugiato
  • sale, pepe
  • 1 uovo
  • 175 gr di vellutata di zucca (in alternativa, di zucca stufata con olio e cipolla)
  • 75 ml di olio di semi di soia
  • semi di girasole
  • 1 cucchiaio di latte (se necessario)
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 1/2 bustina di lievito secco 
In una terrina, mescolare la farina setacciata con il parmigiano, il sale, il pepe, il lievito e il bicarbonato. In una seconda terrina, sbattere l'uovo e miscelarlo con l'olio e la vellutata di zucca: se il composto risultasse troppo denso, unire anche un po' di latte. Versare il composto liquido nella terrina con le "polveri" e sbattere con la frusta per un minuto circa (attenzione a non lavorare troppo l'impasto!).
Riempire 12 stampini per 3/4 della loro capienza, coprire la superficie con una manciata di semi di girasole e infornare a 180° per 15 minuti circa. Aspettare che i muffin si raffreddino prima di sformarli e servire accompagnati da fettine di speck tagliate un po' spesse e un boccone di gorgonzola.




*IL CONFRONTO*
a sinistra il primo tentativo - a destra il secondo

 



mercoledì 13 novembre 2013

Una (crêpe alla) castagna fa proprio autunno

Se c'è una stagione che proprio fatico ad accettare è l'autunno.
Io sono un'amante del sole, del caldo e del mare: quando l'aria comincia a farsi pungente e l'armadio si svuota degli abitini colorati, leggeri e svolazzanti per far posto a pantaloni e maglioni neri, blu e marroni mi viene la morte nel cuore, è più forte di me. Del resto, nella bigia Milano i colori (quelli della natura, non del mio guardaroba!) che cambiano, che virano al rosso e al giallo, si scorgono poco. E quindi addio alla natura poetica e alla stagione romantica.

Un pregio, però, l'autunno ce l'ha anche per me: le castagne. Il profumo delle caldarroste ha il dono di scaldarmi il cuore, così come quello del bosco in generale devo dire. Forse è per questo che amo tanto anche i funghi? O magari è il contrario, chi lo sa: la passione per i funghi e i frutti del bosco mi ha reso più sopportabile, nel tempo, l'idea dell'esistenza dell'autunno.

Comunque sia, castagne e funghi sono stati i protagonisti del primo piatto del mio primo pranzo del mese, quello di Ognissanti, che è stato un po' il pretesto per festeggiare... l'onomastico dei Santi, appunto (chi vuol intendere intenda). Il menu ha previsto anche zucca, noci e uva, ma per ora comincio col postare la ricetta delle mie crespelle, di cui sono particolarmente fiera perché le ho praticamente inventate. O meglio, diciamo che le ho improvvisate, visto che non ho avuto chissà quale intuizione ma l'idea di fondo si è confermata interessante. Inventare è un'altra cosa... ;-)

Crespelle di castagne ai funghi
  • 4 uova
  • 160 gr di farina di castagne
  • 40 gr di farina bianca 00
  • 250 ml di latte
  • 250 ml di acqua
  • sale, pepe
  • paprika
  • 1 cucchiaio di olio
  • 300 gr di ricotta vaccina fresca
  • 300 gr di misto funghi
  • 45 gr di funghi porcini (io ho usato quelli congelati)
  • 1 confezione di panna ai porcini
  • parmigiano grattugiato
  • pangrattato
  • burro
  • timo fresco
  • peperoncino rosso fresco
  • 1 spicchio d'aglio

Per prima cosa preparare le crêpes: sbattere in una terrina le uova con le due farine setacciate e aiutandosi versando, poco per volta, una miscela di latte e acqua. Aggiungere l'olio, un pizzico di sale e una manciata di paprika e far riposare il composto per una mezz'oretta circa.
Passato questo tempo, scaldare una crepiera su fiamma media, versarvi al centro un mestolo di impasto e spargerlo su tutta la superficie facendo ruotare la padella; cuocere la crêpe per qualche minuto e, quando i bordi cominciano a staccarsi, girarla aiutandosi con una spatola e proseguire la cottura per un altro minutino. Procedere fino all'esaurimento del composto (con queste dosi ne dovrebbero venire una dozzina abbondante).

A parte, trifolare il misto funghi in un tegame con lo spicchio d'aglio, un pezzetto di peperoncino e 3 cucchiai d'olio: versare i funghi, insaporirli un po', quindi abbassare il fuoco, aggiungere 1/2 bicchiere d'acqua tiepida (se necessario), incoperchiare e cuocere per un quarto d'ora circa mescolando di tanto in tanto. Unire anche i porcini e cuocere ancora 4-5 minuti, dopodiché spegnere il fuoco, eliminare l'aglio e mettere da parte.

In una terrina, lavorare a crema con un cucchiaio di legno la ricotta con il timo e un pizzico di sale e pepe; aggiungere anche 3-4 cucchiai di parmigiano grattugiato e metà dei funghi trifolati, con anche un po' di sughetto di cottura; amalgamare il tutto e lasciar raffreddare completamente. Nell'altra metà dei funghi, rimasta nel tegame, aggiungere la panna e, a fiamma bassa, mescolare per un paio di minuti.

Imburrare una teglia da forno e formare dei cannelloni con le crêpes disponendo due cucchiai circa di farcia alla ricotta al centro e arrotolando la pasta. Una volta riempita la teglia con i cannelloni, versarvi sopra la panna ai funghi, spolverare di parmigiano e pangrattato e finire con fiocchetti di burro qua e là. Infornare a 180° per 15 minuti circa e servire.


NB: Per una versione più light - si fa per dire! - chiudere a fazzoletto le crêpes con un po' di ripieno all'interno, disporle nella teglia da forno, irrorarle di burro fuso e parmigiano e passarle al grill per una decina di minuti (è la versione nella foto in testa al post, ma ammetto di aver fatto così, con quelle che erano avanzate dal pranzo, solo perché avevo finito la salsina a base di panna e funghi!).


domenica 10 novembre 2013

Dinner4Five 5.0: pasticcio di polenta e funghi

Venerdì.
Sarò onesta. L'ultima sera della sfida ho avuto un impegno improrogabile che non mi ha consentito di cenare a casa: il bar di famiglia di una mia cara amica avrebbe inaugurato una nuova fase di vita, ovvero l'apertura serale nel weekend, e io non avrei potuto mai e poi mai mancare all'evento per dare il mio in bocca al lupo personale. Quindi, la verità è che il venerdì non ho preparato niente.

So che non è la stessa cosa, ma ho pensato di scrivere comunque un post con quello che avrei cucinato se fossi stata a casa. Essendo rimasta quasi all'osso con gli ingredienti, l'ideuzza di una polentina serpeggiava si era affacciata già dal giorno prima, anche perché tra le cose che non mancano mai in casa mia c'è la farina di mais. Sono una terrona che ama la farina gialla, sì, ma la cosa non è strana: noi molisani la utilizziamo per fare la tradizionale pizza di granone, che si usa a sua volta per preparare la pizza e minestra (la ricetta qui).

In questo caso, se non fossi andata in quel di Gallarate subito dopo il lavoro, ecco quello che avrei preparato per l'ultima cena della sfida, la numero 5. E... sì: oggi sono finalmente andata al supermercato e ho fatto più di 70 euro di spesa, yuppi ye!


Pasticcio di polenta e funghi
  • 600 ml di latte intero
  • 130 gr di farina di mais
  • 250 gr di mix di funghi (io avevo una busta congelata)
  • mentuccia, salvia
  • sale, pepe
  • burro
  • olio
  • 1 spicchio di aglio
  • pecorino grattugiato
Cuocere la polenta nel latte bollente salato (risulterà un po' meno densa della solita consistenza). A parte, rosolare in olio, aglio e scalogno affettato a velo il mix di funghi (ancora meglio se c'è anche qualche porcino); aggiungere anche gli aromi, salare e pepare. Abbassare la fiamma e cuocere per 15-20 minuti, con il coperchio e aggiungendo un paio di cucchiai di acqua se necessario. 
Imburrare una pirofila, coprire con la polenta (versata in maniera uniforme e ben livellata), cospargerla con i funghi trifolati e il formaggio grattugiato; aggiungere qualche fiocchetto di burro e gratinare al forno a 200° per 6-7 minuti.


venerdì 8 novembre 2013

Dinner4Five 4.0: polpettone di tonno

Giovedì.
Lo ammetto, ci ho preso gusto. Quasi quasi mi vien voglia di tirare avanti un'altra settimana! Ma non esageriamo...
Questa sera ho approfittato del fatto che Girogiò avesse un impegno fuori a cena per cucinare una delle pochissime cose che non gradisce molto (e che a me, invece, fa impazzire): il polpettone di tonno.

Di solito, tendo a farlo d'estate perché trovo che sia un secondo piatto fresco, gustoso, abbastanza leggero e versatile: quando avanza qualche fettina, per esempio, mi ci faccio un sandwich con tanto di maionese e capperi da mangiare in terrazza col mare davanti. Una goduria! In questo caso, chissenefrega della temperatura attuale di 15° di media: gli ingredienti cominciano a scarseggiare, il tonno in scatola in dispensa non manca mai e ho una sfida da portare avanti.

Per accompagnarlo, ho pensato a un semplicissimo purè, visto che anche il latte non manca mai (ho l'abitudine di avere sempre qualche brick di latte intero uht in dispensa per cucinare) (anche perché, a colazione, io bevo quello fresco parzialmente scremato). Inizialmente avevo pensato di preparare le patate duchessa come accompagnamento, ma ci sarebbe voluto troppo tempo e c'era la terza puntata di X Factor 7 ai box di partenza.

Polpettone di tonno su letto di purè

Ingredienti x2
  • 200 gr di tonno sott'olio sgocciolato
  • 4 cucchiai di pangrattato
  • 2 cucchiai di pecorino grattugiato (ci andrebbe il parmigiano, ma lo avevo quasi finito!)
  • 1 uovo intero + 1 albume
  • mix aromatico di spezie piccanti (che avevo preso a Istanbul) (facoltativo)
  • sale
  • 450 gr di patate
  • 200 ml di latte
  • 25 gr di burro
  • 25 gr di parmigiano grattugiato
Tritare finemente il tonno, ben sgocciolato, al mixer quindi unire anche il pangrattato, il formaggio grattugiato, le uova il sale e, volendo, le spezie. Impastare il tutto (la consistenza sarà un po' più morbida del classico polpettone di carne), trasferire su un foglio di alluminio e, aiutandosi appunto con la carta, formare un salsicciotto. Avvolgerlo nell'alluminio, sigillare i bordi e immergere il polpettone in acqua bollente, lasciandolo cuocere per 20 minuti circa. Scolarlo e lasciarlo chiuso nella carta finché non si raffredda; a quel punto, liberarlo dall'involucro di alluminio e affettarlo su un tagliere. Il consiglio è quello di pulire spesso il coltello, così da ottenere fette il più possibile regolari e definite.



Per il purè, il procedimento classico per prepararlo è quello di lessare le patate in acqua bollente, schiacciarle, trasferirle in una casseruola sul fuoco insieme al latte e cuocere sbattendo finché non diventa una crema morbida e omogenea; aggiungere il burro e il sale e, infine, il parmigiano. 
Per accelerare i tempi, io ieri l'ho fatto col Bimby: ho messo le patate a rondelle (crude) nel boccale con il latte e il sale e ho lasciato cuocere, con la "farfalla" inserita, per 25 minuti; dopodiché ho tolto la "farfalla", ho aggiunto burro e parmigiano e ho frullato per una ventina di secondi. Risultato garantito.

Bon appétit!


giovedì 7 novembre 2013

Dinner4Five 3.0: burger di ceci

Mercoledì.
Si incomincia a ingranare. Galvanizzata dal fatto che il mercoledì è la giornata del calcetto (e dunque si cena al ritorno di Girogiò, cioè non prima delle 21.45), e consapevole di avere un po' più di tempo per allestire la cena, sono arrivata a casa già con un'ideuzza.

Ricordavo di avere da qualche parte un barattolo di lenticchie già lessate, di quelle per le emergenze... Io adoro i legumi ma tendo a cucinarli nel weekend perché puntualmente al mattino ma dimentico di metterli a bagno. Così, ogni tanto compro un vasetto di quelli pronti, che "ripasso" con un soffrittino, aggiungo a un impasto o utilizzo per una pasta rapida.

L'idea era quella di fare delle polpettine di lenticchie un po' orientaleggianti. Peccato, però, che di lenticchie pronte nella mia dispensa non vi fosse manco l'ombra. Invece, nell'ultimo ripiano in alto, nascosto tra un vasettone di miele e buste di funghi secchi, ecco fare capolino un barattolo di ceci pronti. Poco male, sempre di legumi si tratta!

Come contorno avevo previsto un'insalatina a base di valeriana, radicchio, pompelmo e senape, ma l'errore è stato pelare a vivo il pompelmo senza prima essermi accertata che l'insalata fosse mangiabile: apro la busta (sì, compro quello in busta lo ammetto!) ed era tutta marcia. Ho rimediato con un riso al limone e, non avendo pane in casa, ho impostato al volo qualche piadina. A parte l'odore di fritto che fa una certa fatica a disperdersi ancora oggi, devo dire che a 'sto giro sono soddisfatta.

Mini burger di ceci su riso al limone e cumino
Ingredienti x2
  • 1 barattolo di ceci già cotti
  • 1/2 spicchio di aglio
  • 1/2 cipolla 
  • 1 cucchiaino di semi di cumino
  • 1 cucchiaino di coriandolo
  • 2 cucchiaini di farina di kamut + extra per infarinare
  • sale, pepe
  • olio di semi di arachide
  • 2 pugni di riso Jasmine
  • buccia grattugiata di 1/2 limone
  • 1 cucchiaino di lemon grass
  • 1 cucchiaino di semi di cumino
  • olio extravergine d'oliva
Mettere a bollire abbondante acqua salata per lessare il riso. Intanto, in un mixer, frullare i ceci sgocciolati e sciacquati con l'aglio, la cipolla, il sale, il pepe, le spezie e la farina e ottenere così un impasto abbastanza omogeneo. Lasciar riposare una mezz'oretta abbondante. Passato questo tempo, formare 4 mini burger, passarli nella farina di kamut e friggerli per qualche minuti in abbondante olio bollente, fino a farli dorare per bene. Trasferirli su carta assorbente per eliminare l'unto eccessivo e salarli.
Nel frattempo, cuocere il riso per 10-12 minuti quindi scolarlo e trasferirlo in una terrina; unire l'olio, la buccia grattugiata del limone e le spezie e mescolare per bene.
Con l'aiuto di un coppapasta, formare un "tortino" con un primo strato di riso, ben pressato, e un secondo con il mini burger, che si può condire a piacere con una spruzzata di ketchup.



Piadine
Ingredienti x4 pezzi
  • 200 gr di farina
  • 100 ml di latte tiepido
  • 40 gr di strutto (sì, ho lo strutto in frigo!)
  • 1 cucchiaino scarso di sale
  • 1 cucchiaino scarso di bicarbonato
Impastare tutti gli ingredienti formando una palla liscia, elastica e omogenea. Lasciarla riposare, coperta da una terrina rovesciata per una mezz'oretta, quindi tirare quattro dischi piuttosto sottili e cuocerli in una padella (io uso la crepiera) ben calda: bucherellare la superficie e, quando cominciano a formarsi le bolle, girare la piadina sull'altro lato e continuare la cottura per un altro minutino.



Bon appétit!


mercoledì 6 novembre 2013

Dinner4Five 2.0: rotolo di frittata farcito

Martedì.
Dopo i risultati alquanto *tristanzuoli* del primo giorno, la sfida in corso comincia a dare i suoi primi frutti. Ieri sera è arrivata piuttosto in fretta, visto che sono rientrata di nuovo tardi, ma con un po' di buona volontà e l'obiettivo di non mettermi a tavola alle 22.00, qualcosa per la cena l'ho messo insieme.

Ho aperto il frigo e le prime cose che ho visto sono state, nell'ordine: un cespo di puntarelle che erano lì da un po' e che gridavano "pietààààà Lauuuuu mangiaciiiii"; un sacchetto di carote quasi intero; numerose uova. Come una moderna MacGyver della cucina, in cinque minuti ho adocchiato qualche altro ingrediente che mi avrebbe fatto comodo, composto il menu e cominciato a spignattare.

Dopo un'oretta ho messo nel piatto un rotolo di frittata farcito accompagnato da carote in agrodolce e insalatina di puntarelle alla romana. Una cena semplice, ma soddisfacente. E stasera prometto che farò qualcosa di ancora più sfizioso.


Rotolo di frittata farcito




Ingredienti x2
  • 3 uova
  • 3 cucchiai di parmigiano grattugiato
  • 2 cucchiai di pecorino grattugiato
  • sale, pepe
  • 2 dita di latte
  • timo fresco
  • 4 sottilette
  • 5 fettine di salume a scelta (io ho usato quello che avevo in casa: lonza e coppa)
In una terrina, sbattere le uova con il sale, il pepe e il timo. Aggiungere il formaggio grattugiato e un po' di latte, quindi amalgamare bene il tutto e versare in uno stampo (possibilmente quadrato e dai bordi bassi) foderato con carta forno. Infornare per 15 minuti circa a 180°, modalità ventilato. Probabilmente, la frittatina si gonfierà: basta bucarla con una forchetta e tornerà piatta come una tavola da surf.
Una volta cotta, sformare con delicatezza la frittata su un tagliere foderato di nuova carta forno, coprire la superficie con le sottilette e l'affettato scelto (facendo attenzione a concentrare la farcitura nel centro, senza arrivare ai bordi) e arrotolare piano piano, aiutandosi con la carta forno che fa da base. Chiudere il rotolo nella carta forno, sigillare i bordi e rimettere in forno per altri 5  minuti, il tempo che il formaggio fonda. Aspettare quindi che si intiepidisca prima di tagliare a fette e servire.


Carote in agrodolce

  • 300 g di carote
  • 100 ml di aceto di vino rosso
  • 200 ml di acqua
  • 2 cucchiai di olio + extra per condire
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 2 spicchi d'aglio
  • pepe
  • prezzemolo
In una casseruola, mettere l'acqua, l'aceto, il sale, lo zucchero, l'olio e l'aglio e portare a ebollizione. Unire le carote, pelate e tagliate a rondelle di circa 2 mm, e aspettare finché riprende il bollore; a questo punto, abbassare la fiamma, incoperchiare e lasciar cuocere per un quarto d'ora. Passato questo tempo, scolare le carote dal liquido di cottura, trasferirle in una zuppiera e condirle con olio a crudo, pepe macinato al momento e una spolverata di prezzemolo. L'ideale sarebbe preparare questo contorno in anticipo, perché va gustato freddo. A me è bastato mettere la zuppiera sul davanzale per un quarto d'ora: essere in pieno autunno avrà pure qualche vantaggio!




Puntarelle alla romana

  • 1 cespo di puntarelle
  • 3 alici sott'olio
  • olio
  • sale, pepe
  • qualche goccia di limone
Sfilettare le puntarelle con l'apposito strumento oppure con un coltellino appuntito: si parte dalla base (la parte più dura va eliminata) e si fanno tante incisioni verticali in modo da ottenere listarelle sottilissime. Tenere le puntarelle in ammollo in acqua ghiacciata con qualche goccia di limone, in modo da farle arricciare. Nel frattempo, emulsionare l'olio, il sale, il pepe e le alici sminuzzate per realizzare il condimento. Scolare le puntarelle e condirle con la salsina di alici.

Bon appétit!



martedì 5 novembre 2013

Challenge #06: Dinner4Five ovvero Cinque cene svuotafrigo

Come avevo preannunciato ieri sulla pagina Facebook di Tavola, lo scorso weekend è stato all'insegna di grandi riflessioni. Tipo che vorrei arricchire il blog, che mi piacerebbe mettermi alla prova con più costanza e, soprattutto, che spendo troppo al supermercato. Tutte queste cose insieme mi hanno fatto venire un'idea malsana: non fare la spesa fino a sabato e sopravvivere con quello che frigo, freezer e dispensa mi offrono. Senza trucchi né inganni, ma appellandosi solo a fantasia e semplicità.

Le riserve scarseggiano, visto che ho sbrinato il freezer di recente e che ho passato in montagna lo scorso fine settimana (bucando dunque la classica spesa del sabato); ma le risorse possono essere molto più di quelle "apparenti": basta solo affinare l'arte di arrangiarsi e dare libero sfogo alla creatività - mi son detta. 

Tutto vero.
Basta crederci.

Lunedì.
Diciamo che la sfida non è partita proprio col botto, dal momento che ieri sera sono rientrata tardissimo dal lavoro, stanca e arrabbiata e amareggiata come da tempo non mi capitava. Insomma, non ero dell'umore giusto per mettermi ai fornelli e sperimentare. Avrei voluto solo farmi una doccia, infilarmi la tuta e spegnere il cervello. E niente, mi sono giocata subito l'unico bonus che il frigo mi metteva a disposizione: un minestrone pronto della Carrefour proprio *come lo farei io*. Cominciamo benissimo.

Attendo trepidante di raccontarvi della cena del martedì, a questo punto.
Giuro che non mi farò latte e cereali... (lo prometto, dai)

lunedì 28 ottobre 2013

Quattro chiacchiere con... Stefania Bivone

Non amo il peperoncino a tavola. Ma la vita mi piace piccante...*

Ha ceduto la corona di più bella del Paese da poco più di un mese e lo ha fatto con una punta di amarezza. Perché per Stefania Bivone «quest’anno da Miss Italia è stato straordinario. Molto intenso e faticoso, ma bellissimo e formativo! Una palestra di vita». Nata a Reggio Calabria ma cresciuta a Sinopoli, un paese ai piedi dell’Aspromonte famoso per la produzione di fichi secchi, vino e olio d’oliva, la giovane ex reginetta si è appena trasferita a Roma per frequentare la facoltà di Giurisprudenza. Nella capitale, però, Stefania non è sola: qui, infatti, abita con le sorelle maggiori, Rossana e Patrizia, anche loro studentesse universitarie. E ora, con i genitori lontani, le ragazze Bivone devono imparare a cavarsela da sole. Soprattutto in cucina, luogo inizialmente poco familiare alle tre sorelle: «Ma a me piace molto cucinare!», sottolinea a Nuovo la modella. «Semplicemente credo che stare ai fornelli sia un’arte e io non sono nata con questa dote. Tuttavia, mi sto impegnando parecchio per migliorare. Anche perché qui, senza la mamma che ci vizia con i suoi piatti, l’alternativa è non mangiare!».

Stefania, che cosa ti manca di più della cucina di mamma Antonia?
«I suoi spaghetti alle vongole! È il mio piatto preferito, io non so farlo ma lei lo prepara benissimo. La invidio molto, vorrei saper cucinare come lei. Per ora mi esercito con ricette semplici, come sughetti al pomodoro e torte salate».

Tua madre non ha mai provato a insegnarti i suoi trucchi e segreti ai fornelli?
«Sì, ma diciamo che per natura non parto molto avvantaggiata: lei la cucina ce l’ha nel sangue. Io e le mie sorelle un po’ meno…».

Come tutte le madri a distanza, anche la tua di certo ti spedirà pacchi con prodotti tipici calabresi per non farti sentire troppa nostalgia di casa…
«Assolutamente sì! Riceviamo spesso passate di pomodoro e giardiniera fatte in casa, melanzane, pane, dolci tipici e soprattutto l’olio. I miei genitori lo producono per mestiere: quindi quello nostro ha per me un sapore speciale».

Tu sei legata alla tradizione gastronomica della tua regione?
«Sì! Anche se, pur essendo una calabrese “doc”, non amo molto il peperoncino».

Eppure ti sei da subito dimostrata una ragazza forte, decisa, “peperina”…
«Diciamo che il piccante, invece che a tavola, preferisco metterlo nella vita di tutti i giorni. Ritengo di avere un carattere piuttosto forte, sono una ragazza di polso e chi mi sta accanto spesso fatica a tenermi testa».

Anche per quanto riguarda i fidanzati?
«Non ne ho avuti molti, ma sono stata fortunata perché ho incontrato ragazzi abbastanza “tosti”. Uno solo, però, è stato capace di tenermi testa per davvero. Ma ora è finita, quindi magari non era quello che serve per far funzionare le cose con me. Chissà…».

Tu hai solo 19 anni. Ma in un futuro ti vedi nei panni di mamma, che prepara manicaretti per la sua famiglia?
«Sono sincera: l’idea mi alletta e mi sto impegnando per diventare un giorno una brava mamma e moglie anche da quel punto di vista. Ma il top sarebbe avere un marito che faccia lo chef di professione. Ecco: quello sarebbe davvero un sogno per me!».

Un altro tuo sogno è quello di diventare una cantante, come hai detto spesso. Ti sei presentata a Sanremo 2012 per la categoria dei giovani e hai partecipato ai casting per la nuova edizione di X Factor. Ma finora non sei riuscita a realizzare il tuo desiderio. Ci proverai ancora?
«Certo. Cantare è da sempre una mia grande passione e, anche se mi sono iscritta all’università con l’intenzione di continuare gli studi, non voglio certo mollare il mondo dello spettacolo. Ho deciso di frequentare un corso di dizione e comunque di proseguire nel mio percorso musicale. Del resto, non potrei farne a meno: io canto sempre, anche quando cucino o sono sotto la doccia!».

Quali sono i tuoi artisti preferiti?
«Tra gli stranieri amo i Coldplay. Tra gli italiani, i Negramaro: durante una delle audizioni di X Factor ho cantato anche un loro brano».

Il talent show è appena partito in Tv: lo seguirai? E, soprattutto, che cosa pensi delle ragazze in gara della categoria under 24 donne, quella in cui saresti stata inserita se avessi passato le selezioni?
«Compatibilmente con i miei impegni, cercherò di non perdermi le puntate. Devo dire che tra i cantanti selezionati c’è chi mi piace di più e chi meno, ma in generale sono buone squadre. Tra le ragazze mi piace molto Noemi (in trasmissione ha preso il nome d’arte Nice, ndr): l’ho conosciuta meglio di altre, visto che ci siamo esibite nello stesso quintetto».

Ti sarebbe piaciuto avere Elio come giudice?
«Da morire!».

*Pubblicato su Nuovo n.1/41

martedì 22 ottobre 2013

I miei corzetti hanno un nome

Qualche giorno fa è stato il mio onomastico. Nonostante il mio sangue terrone, l'onomastico non è una ricorrenza che mi sta particolarmente a cuore. In verità, nel periodo dell'adolescenza l'ho festeggiato, ma solo perché avevo trovato un pretesto per fare bisboccia con gli amici del mare.

Al mare a ottobre? No, ad agosto: intorno ai miei 12-13 anni una persona che contava ben cinque "Laure" in famiglia mi aveva assicurato che il mio onomastico fosse il 18 agosto. Ed essendo io nata a gennaio in una cittadina in cui nevica pure a maggio, e avendo dunque vissuto perennemente con la frustrazione di feste di compleanno saltate all'ultimo momento causa bufera di neve, ho deciso che l'onomastico era una figata pazzesca e che meritava una grande festa sulla spiaggia ogni anno. Poi, qualche tempo dopo, qualcun altro mi ha fatto notare, calendario alla mano, che Santa Laura è il 19 ottobre. Indiscutibilmente. E così ho smesso di festeggiare l'onomastico, anche perché nel frattempo mi ero trasferita nella ben più mite Roma e, dunque, i miei b-day party non erano più a rischio annullamento.

Il mio nome, comunque sia, mi piace un sacco. E mi ritengo molto fortunata per questo, perché la maggior parte delle persone che conosco non sono particolarmente felici del nome che mammà e papà hanno scelto per loro. Quando perciò, qualche estate fa, ho ricevuto in dono dalla mitica Edy di Coquinaria un meraviglioso stampo in legno per corzetti, fatto a mano e personalizzato, mi sono sentita particolarmente lusingata. Anche perché mangiare un piatto di pasta col tuo nome inciso sopra dà una certa soddisfazione.

Così, seppur con tre giorni di ritardo, festeggio il mio onomastico con la ricettina (anch'essa di Edy) di una meravigliosa pasta fresca, tipica della tradizione genovese.

E per inciso: nei piani iniziali, mi sarei dovuta chiamare Sara...

Corzetti genovesi
  • 600 gr. di farina bianca 00
  • 5 rossi d'uovo
  • 1 bicchiere di vino bianco tiepido,
  • sale
Impastare la farina con un pizzico di sale e i rossi d'uovo, aiutandosi con il vino tiepido. La pasta va lavorata a mano fino a ottenere una certa consistenza (io però uso il KitchenAid, lo confesso!). Poi va tirata col matterello fino a uno spessore di circa tre millimetri. A questo punto, con il bordo dello stampo si ritagliano i dischetti di pasta che poi vanno "chiusi" e pressati, uno per volta, tra le due parti dello stampo. Infine, vanno infarinati un pochino e distesi su un vassoio ad asciugare.
Come tutta la pasta fresca, i corzetti vanno poi lessati in acqua bollente e salata per qualche minuto: il tempo che salgono a galla. 

Di solito, io li condisco con il pesto, con burro e salvia o con una goduriosissima salsa di noci sempre targata Edy!



venerdì 18 ottobre 2013

Ho comprato la caccavella #06: Lo stampo per cake pops

Una delle mode del momento è senz'altro quella dei *cake pops*, ovvero i lecca-lecca fatti di bocconcini di torta, invece che di caramella. Sono dolcetti di origine anglosassone ma che, oramai, impazzano dappertutto: belli da vedere, divertenti da mangiare, interessanti da realizzare, in rete se ne vedono di mille colori, tipi e versioni.

Ma, naturalmente, per ottenere dei cake pops perfetti sarebbe preferibile avere uno stampo per cake pops! La prima volta che sono stata tentata di comprarne uno è stata a maggio, quando ho ricevuto la newsletter di Cucina in Casa in cui campeggiava questo fichissimo stampo in silicone rosa shocking tutto tempestato di "bolle": ho subito postato la foto sulla pagina Facebook di Tavola al grido di "Ho visto una caccavella che non posso non avere...".

Ci ho messo un po', a decidermi a ordinarlo, più che altro perché ho aspettato di accumulare desiderata in modo da ammortizzare le spese di spedizione. Ma alla fine, il 23 settembre l'attesissimo auto-regalo è arrivato! Lo stampo è formato da due dischi, una base e un "coperchio", con diciotto incavi e un meccanismo di chiusura a incastro.

Non vedendo l'ora di testarlo, ho proceduto alla preparazione dei miei primi cake pops una sera tardi, dopo cena, cogliendo l'occasione di avere un po' di albumi da consumare (ho utilizzato la ricetta della ciambella postata qui). La cosa che più mi terrorizzava era quella di toppare il quantitativo di impasto: se fosse stato troppo ci sarebbe stata una sicura "eruzioni delle palline", mentre, se fosse stato troppo poco, le suddette non avrebbero avuto una forma perfettamente tonda e regolare.

Di fondo, basta riempire la base dello stampo fino al limite, livellare bene il composto e fine della questione. Poi si chiude lo stampo, si inforna per una quindicina di minuti scarsi, si sforna e si lasciano raffreddare i cake pops nello stampo chiuso. Quindi si apre, si "liberano" le palline con delicatezza, si inseriscono i bastoncini (che sono compresi nella confezione, ma si possono acquistare anche separatamente) e, se si vuole, si procede con una copertura.

Io la prima volta, essendosi fatta una certa, li ho lasciati semplicemente come bocconcini, adagiandoli in singoli pirottini perché non c'avevo più voglia di spignattare. La seconda, che è stata martedì scorso, li ho invece fatti con tutti i crismi: volevo fare un piccolo regalo di buona fortuna a una coppia di amici che avrebbero inaugurato il proprio bar a Milano, Ciuca de Latt, il giorno dopo. Missione compiuta, perché io sono rimasta soddisfattissima del risultato e loro felici del pensiero ;-)

Numero di volte utilizzato finora: DUE
Consigliato da 1 a 10: 10+





venerdì 4 ottobre 2013

E dolce sia! Ma solo after eight

In cucina non si finisce mai di imparare. E non intendo solo ai fornelli, ma in senso più lato: quanto è interessante, per esempio, scoprire l'origine di una ricetta (che spesso magari è un frutto di un errore) o del nome di un piatto? Ecco, ultimamente sono entrata in un vero e proprio trip: perché gli After Eight si chiamano così?
La curiosità mi si è scatenata dopo aver deciso quale dolce avrei portato alla super grigliata di sabato scorso della Renè e del Bagi.

Un'accoppiata, quella di menta e cioccolato, che ormai si dà quasi per scontata ma che, in effetti, è merito dell'inventore dei famosi cioccolatini scozzesi. Ma perché si chiamano proprio così? Io, banalmente, ho sempre pensato che dipendesse da un'antica abitudine, magari reale, di consumare questi dolcetti a fine cena - "dopo le otto", per l'appunto. Tuttavia mi sono incaponita tanto da darmi alla ricerca spasmodica di una storia che confermasse la mia tesi.

Ebbene, ho scoperto che gli After Eight sono stati lanciati sul mercato solo nel 1962, che a inventarli è stato un certo Brian Sollitt (tra l'altro scomparso un mese fa, a 74 anni) (sto sul pezzo anche involontariamente, lo so!) e che il cuore di morbido fondente alla menta è frutto di un processo chimico detto "saccarasi" (cioè la scissione del saccarosio in glucosio e fruttosio), che si attiva autonomamente dopo tre giorni di permanenza dei cioccolatini nella confezione. 

Ma della faccenda del nome legato al consumo dopocena neanche l'ombra! Non riesco a trovare una fonte ufficiale, o almeno attendibile, che confermi tale teoria. L'unico nesso potrebbero essere le proprietà digestive della menta; io, però, non ho memoria di claim del tipo: "aiuta il tuo corpo ad assimilare meglio i cibi ingeriti, coccolati con un cioccolatino alla menta in chiusura di pasto!".

Insomma, com'è, come non è, questa è la ricetta della mia panna cotta After Eight. Ma sarei grata a chiunque volesse spiegarmi l'origine vera del nome. A proposito: sapevate che la salsa "ganache" si chiama così perché un famoso pasticcere francese diede del "ganache" ("stupido") al suo aiutante per aver fatto cadere per sbaglio del latte caldo su una ciotola di cioccolato fuso?


Panna cotta After Eight con ganache al cioccolato*


  • 800 ml. panna fresca (+ 300 ml per la salsa)
  • 200 ml. latte 
  • 160 gr. zucchero 
  • 16 gr. colla di pesce 
  • 1 b. vanillina 
  • 1 rametto di menta fresca 
  • sciroppo di menta q.b. 
  • 150 gr. cioccolato fondente
Far bollire il rametto di menta nella panna e nel latte; a fuoco spento, unire lo zucchero, la colla di pesce strizzata (precedentemente ammollata in acqua fredda), la vanillina e lo sciroppo di menta. Passare al colino e versare il composto nello stampo. Riporre in frigo per almeno sei ore; prima di servire, immergere lo stampo in una bacinella di acqua calda per qualche secondo, quindi capovolgere la panna cotta su un piatto da portata. 

Per accompagnare, preparare una salsa al cioccolato facendo sciogliere a bagnomaria il cioccolato fondente ridotto a pezzi con la panna fresca, mescolando finché non diventa una crema omogenea. Servirla tiepida, sopra o affianco al dolce.

*la ricetta è della mia "spacciatrice" Annamaria


domenica 29 settembre 2013

Dolcetto o salatino?

Ci sono tante cose che sei disposta a fare per amore, per spirito di collaborazione, per solidarietà e anche un po' per egoismo, perché magari così ti senti utile e parte integrante di qualcosa che ritieni importante. Una di queste è prenderti in carico il merchandising di una band emergente, occupandoti di gestire l'ordine di magliette e spillette, di allestire il banchetto durante i live e di vendere il più possibile. Magari in fifty-fifty con un'amica, ché è pure più divertente e stimolante.
Ma se l'amica in questione è un'appassionata di cucina come te e ha un food blog come te ed è anche un po' folle come te, il passo da "ci vogliamo pensare noi al banchetto?" a "perché non prepariamo qualcosina da regalare a chi acquista cd o maglietta?" è veramente breve. E così, in occasione della del concerto domenicale a Festoria (Saronno) di El Santo, io e Silvia di Profumo di cose buone ci siamo messe in cucina e abbiamo preparato quattro tipi di biscottini, due io e due lei, da distribuire dopo il live. Io avevo già sperimentato una cosa simile un paio di estati fa (il mio post qui), e ho riproposto i biscottini al cocco e quelli al vinsanto; Silvia, invece, si è occupata di quelli di frolla al cacao e quelli di pasta sablé (il suo post qui). 

Visto che l'iniziativa è stata apprezzata da più parti, abbiamo voluto riproporre la cosa anche in occasione della data al Milano Film Festival. Ma, visto che il concerto si sarebbe tenuto a orario aperitivo, stavolta abbiamo preferito preparare stuzzichini salati. Silvia si è occupata dei salatini al pecorino e di quelli al parmigiano e olive nere, mentre io mi sono data alle ricotta e alle acciughe. Naturalmente, anche in questo caso è stato un successone. Non vi resta, dunque, che venire in massa il 10 ottobre al Biko di Milano per vedere che cosa avremo realizzato per quella data. E, ovviamente, per assistere al concerto di El Santo!

Salatini alla ricotta*
  • 100 gr di ricotta
  • 200 gr. di farina
  • 100 gr. di parmigiano grattugiato
  • 100 gr. di burro ammorbidito
  • sale
  • paprika
  • semi a piacere
  • 1 uovo
Impastare la ricotta con il burro morbido, la farina, il parmigiano, il sale e la paprika. Formare una palla e mettere a riposare in frigo per una mezz'oretta. Passato questo tempo, stendere l'impasto con il matterello e, con l'aiuto di una formina, ritagliare tanti salatini (con queste dosi me ne sono venuti una trentina circa). Spennellare la superficie dei salatini con un uovo sbattuto, cospargere di semi vari (io ho usato cumino, sesamo e papavero) e infornare a 200° a 10-12 minuti al massimo.
*ricetta presa da Coquinaria.it ma non ricordo di chi fosse


Salatini alle acciughe*
  • 55 g di acciughe sott'olio
  • 100 gr. di olive nere denocciolate
  • 115 gr. di pecorino grattugiato
  • 180 gr. di farina
  • 115 gr. di burro 
  • 1/2 cucchiaino di pepe
Tritare al mixer le olive, il formaggio, la farina, il burro a dadini e il pepe fino a ottenere una pasta liscia e omogenea. Formare una palla, avvolgerla nella carta alluminio e mettere a riposare in frigorifero per mezz'ora circa. Stendere la pasta abbastanza sottile su un piano infarinato, quindi con l'aiuto di una formina ritagliare tanti salatini (con questa dose ne vengono quaranta circa). Disporli su una teglia con carta oleata e cuocere a 200° in forno già caldo per 10 minuti circa, finché non si dorano. Trasferire i salatini su una gratella e farli raffreddare completamente. 
*ricetta presa dal libro Stuzzichini (Ed. Gribaudo - Parragon)


Questi salatini si mantengono fragranti per alcuni giorni se conservati in una scatola di latta.