domenica 7 aprile 2013

Quattro chiacchiere con... Andy Luotto

Vi insegno a cucinare i piatti che piacciono a Nero Wolfe *

Sta per partire alla volta di Gaeta. Poi volerà a Milano, scenderà in Sardegna e infine toccherà Bruxelles. Andy Luotto ormai è una guest star dei fornelli: gira il mondo e l’Italia portando la sua arte nelle cucine di famosi ristoranti e prestigiosi istituti alberghieri. E pensare che si è diplomato ufficialmente a 32 anni perché, «nonostante l’esperienza sul campo e alcune collaborazioni molto impor- tanti, a un certo punto ho vo- luto formalizzare la mia pre- parazione». Ora si definisce un cuoco, sì, della tradizione mediterranea, ma anche un attento studioso dell’arte culinaria, inevitabilmente influenzata dal progresso tecnologico che ha cambiato (e soprattutto migliorato) le condizioni lavorative degli chef.

Cinema e televisione, insomma, sono percorsi defini- tivamente archiviati per l’ex Harmand di Quelli della notte (lo storico show di Renzo Arbore che lo ha lanciato in Tv negli anni Ottanta). Ha accettato di tornare sul piccolo schermo solo per Nero Wolfe, la fiction di Raiuno in cui Luotto interpreta Nanni Laghi, il cuoco personale dell’investigatore.

Andy, il ruolo che le hanno offerto non sembra essere del tutto casuale...
«No, infatti! Mi ha chiamato Luca Barbareschi, il produttore esecutivo della serie e mio amico da anni, e mi ha detto: “Ho una cosa proprio per te!”. Al provino ho cucinato per il regista un millefoglie diagnello al mosto cotto e ho colpito nel segno: ne ha chieste altre tre porzioni per i tecnici! Sono felice di aver partecipato alla serie, ho adattato le ricette originali per renderle più appetibili a un pubblico italiano. Poi mi sono divertito tantissimo sul set con Francesco Pannofino, un professionista eccellente e un uomo squisito».

La sua ultima volta in Tv è stata nel programma Pasta, love e fantasia con Marisa Laurito. Vi rivedremo presto di nuovo insieme? «Quell’esperienza è stata meravigliosa ma si è chiusa. Ci hanno proposto di fare qualcosa di simile per una rete americana: vedremo! Marisa è irresistibile, siamo come fratelli. Lavorare insieme è un divertimento e un gioco».

Se la Laurito fosse una pietanza, quale sarebbe? «Un piatto fumante di spaghetti al pomodoro e basilico: anche se apparentemente semplice, è la ri- cetra più buona del mondo, fa felice ogni palato. Gli spaghetti al pomodoro li ho tatuati sulla pancia, insieme al nome di mia moglie...».

Una scelta bizzarra... ne ha altri simili?
«Sì, ne ho diversi: sui fianchi aglio e peperoncino, sulla schiena una pianta di basilico, sulla coscia sinistra ipomodori,sullaspalla destra le olive. E, prima dei 70 anni, voglio tatuarmi due caciocavalli».

Qual è la cosa più complicata da preparare?
«I piatti semplici, con pochi ingredienti».

Quelli, cioè, tipicamente italiani...
«Sì, sono l’emblema della nostra cucina; quella che insegno io e con cui soddisfo il palato dei miei commensali: una cosa che, per me, è meglio di una standing ovation ai David di Donatello!».

*pubblicato su Nuovo n.1/16  



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