venerdì 14 giugno 2013

Turchia, portami via!

Circa un anno fa, rientravo dal Portogallo con il demone in corpo ma dopo aver passato cinque giorni in un posto dai profumi, dai colori e dai sapori meravigliosi (chi si è perso la cronistoria di quel tragicomico viaggio, clicchi qui). L'anno 2013, più o meno nello stesso periodo, è stata la volta di Istanbul. Tralasciando il fatto che, quasi in concomitanza con la mia visita, in quel di Costantinopoli è scoppiata una tremenda guerriglia tra cittadini e polizia [ehi tu, lassù, mi stai forse dicendo che farei meglio a restare a Milano visto che ogni volta che mi sposto succede qualcosa di drammatico?], direi che questa gitarella in Turchia ci voleva proprio. Anche dal punto di vista gastronomico, naturalmente. Il 24 maggio io e Girogiò siamo partiti armati di tanta curiosità e un plico di fogli stampati che abbiamo seguito alla lettera, manco fosse il Vangelo. O il libretto di istruzioni della Expedit di ikeaiana memoria. Si trattava delle preziosissime dritte di La Trama Viola, un caro amico che a Istanbul ci è andato più di 50 volte per capirci. Un caro amico che, sempre per capirci, dall'Italia ha prenotato un tavolino per due su una delle terrazze dalla vista più bella su Ayasofya per la nostra prima cena.

Dopo un viaggio decisamente lungo per arrivare dall'aeroporto all'hotel (sappiate che i turchi amano l'auto e il mix tra millemila macchine + stradine microbe è quasi letale), la premiata ditta Laurella&Giro si è letteralmente catapultata da Dubb, ristorantino di cui sopra specializzato in cucina indiana e ottomana. Il nostro primo pasto in terra turca, dunque, si è consumato con la Moschea Blu negli occhi e una porzione di samosa e due di kebab di pollo (preparati secondo entrambe le tradizioni, indiana e ottomana, appunto) nel piatto. Welcome in Turkey, guys.

Il giorno seguente, dopo aver diligentemente visitato la Moschea di AyaSofya e il Topkapi, Harem compreso, abbiamo pranzato in un posto tutto fuorché turistico: preso d'assalto dai lavoratori turchi in pausa pranzo, l'unico piatto che praticamente cucinano sono delle polpette di carne speziata accompagnate da peperoncini verdi sottaceto e da una salsina alla paprika piccantissima, ma squisita. Non paghi, però, abbiamo voluto assaggiare anche l'altro piatto della casa (ok, avevo scritto unico ma no, erano due in realtà): il kebap di agnello. Goduria maxima.


Il pomeriggio è proseguito alla scoperta della Cisterna della Basilica, che abbiamo visitato al soffuso chiarore della luce rossa che illumina i cuniculi sotto terra. *Nota di colore a margine: tra quelle colonne hanno girato pure un film di 007; MA noi mentre eravamo in coda per entrare siamo "finiti" nella scena di non so quale film che aveva il set proprio lì davanti! Se un giorno sparirò dal web sappiate dunque che è perché sarò diventata una stella del cinema turco*. Dopo un salto al Gran Bazaar e un teuccio-che-così-forte-credo-di-non-averlo-mai-bevuto, il nostro tour di Istanbul del secondo giorno si è fermato per forza di causa maggiore; dopo un black out durato qualche ora, la sera ci siamo limitati ad andare a bere una birra (alcolica!) in un locale giù al porto, di fronte al mare.

Il terzo - e ahinoi ultimo - giorno ci siamo diretti, senza paura e forti delle indicazioni di quello che è diventato definitivamente il nostro Guru, al mercato del pesce (non prima una passeggiata nella zona nuova della città, piazza Taksim in primis, e una doverosa e lunghissima contemplazione del Bosforo dalla Torre di Galata, sgranocchiando arachidi e golosissimi pistacchi ricoperti di sesamo comprati per strada): ecco, questa è stata forse la tappa più intensa e affascinante di tutto il viaggio. E non sono ironica! Il mercato del pesce di Istanbul non è gigantesco, ma è un tripudio di colori, profumi, voci e sapori che è un attimo farsi trascinare in quel turbinio di gente! E visto che s'era fatta pure una certa, ci siamo fermati in una friggitoria proprio lì, tra un banco del pesce e un altro, dove per poche lire abbiamo pranzato con un meraviglioso piatto di acciughe fritte (io) e un altrettanto sublime sgombro fritto (lui). 


Altra tappa obbligata lì in zona era poi il Bazaar delle spezie, dove ammetto di essermi gasata peggio di una bambina alla sua prima volta in un luna park. E, infatti, è stato solo qui che ho ceduto alla tentazione di comprare "qualcosa": oltre 300 grammi di spezie tra cui alcuni mix di cui non ricordo più assolutamente il nome, ma che vanno bene per 1) zuppe/insalate, 2) pollo, 3) pesce; poi naturalmente non potevano mancare la paprika speciale con cui i turchi fanno la loro salsina assassina e un profumatissimo zafferano in pistilli. Altro teuccio e via, verso le ultime esaltanti ore in terra turca, tra un giro alla Moschea Nuova e uno alla Moschea Blu. L'ultima cena è stata dunque consumata a Sultanahmet il "nostro quartiere", e pure in questo caso siamo stati fortunatissimi: pasto delizioso! Io non avevo più voglia di carne, quindi al posto del kebap di agnello (a detta di Giro il migliore di tutta la vacanza!) ho ordinato una delicatissima zuppa di lenticchie con "yellow rice", anche se più che giallo era rosso: ricordava un po' quello messicano, per intenderci.



Naturalmente, considerando tutti i carretti e baracchini che circolano a decine nelle strade e nelle piazze stambuliote, non ci siamo fatti mancare assaggi qua e là, come per esempio i simit, ciambelle di pane ricoperte di sesamo o appunto la frutta secca. Mi facevano un sacco gola anche il succo di melograno e le pannocchie arrostite, così come le castagne (sì, anche se ci sono 30° i turchi se magnano le caldarroste!)... cose che però non ho avuto modo di assaporare. L'unica cosa che proprio non mi ha fatto gola è stato il gelato: lì è diverso da quello che conosciamo noi. Sembra più una pasta di caramella, gommosa e malleabile come fosse didò. Magari è la cosa più deliziosa al mondo ma diciamo che resterò a lungo con il dubbio. Ma vi regalo una perla:


2 commenti:

la trama viola ha detto...

Grandi ! Ad avere avuto più tempo Istanbul è tutta da scoprire, con calma, nei quartieri meno battuti dal turismo in torpedone, dove gli stambulioti ti invitano a casa loro per il un "shai", il tè turco nel tulipano. Ci rifaremo, una volta tutti insieme.

Laurella ha detto...

Can't wait!!