venerdì 4 ottobre 2013

E dolce sia! Ma solo after eight

In cucina non si finisce mai di imparare. E non intendo solo ai fornelli, ma in senso più lato: quanto è interessante, per esempio, scoprire l'origine di una ricetta (che spesso magari è un frutto di un errore) o del nome di un piatto? Ecco, ultimamente sono entrata in un vero e proprio trip: perché gli After Eight si chiamano così?
La curiosità mi si è scatenata dopo aver deciso quale dolce avrei portato alla super grigliata di sabato scorso della Renè e del Bagi.

Un'accoppiata, quella di menta e cioccolato, che ormai si dà quasi per scontata ma che, in effetti, è merito dell'inventore dei famosi cioccolatini scozzesi. Ma perché si chiamano proprio così? Io, banalmente, ho sempre pensato che dipendesse da un'antica abitudine, magari reale, di consumare questi dolcetti a fine cena - "dopo le otto", per l'appunto. Tuttavia mi sono incaponita tanto da darmi alla ricerca spasmodica di una storia che confermasse la mia tesi.

Ebbene, ho scoperto che gli After Eight sono stati lanciati sul mercato solo nel 1962, che a inventarli è stato un certo Brian Sollitt (tra l'altro scomparso un mese fa, a 74 anni) (sto sul pezzo anche involontariamente, lo so!) e che il cuore di morbido fondente alla menta è frutto di un processo chimico detto "saccarasi" (cioè la scissione del saccarosio in glucosio e fruttosio), che si attiva autonomamente dopo tre giorni di permanenza dei cioccolatini nella confezione. 

Ma della faccenda del nome legato al consumo dopocena neanche l'ombra! Non riesco a trovare una fonte ufficiale, o almeno attendibile, che confermi tale teoria. L'unico nesso potrebbero essere le proprietà digestive della menta; io, però, non ho memoria di claim del tipo: "aiuta il tuo corpo ad assimilare meglio i cibi ingeriti, coccolati con un cioccolatino alla menta in chiusura di pasto!".

Insomma, com'è, come non è, questa è la ricetta della mia panna cotta After Eight. Ma sarei grata a chiunque volesse spiegarmi l'origine vera del nome. A proposito: sapevate che la salsa "ganache" si chiama così perché un famoso pasticcere francese diede del "ganache" ("stupido") al suo aiutante per aver fatto cadere per sbaglio del latte caldo su una ciotola di cioccolato fuso?


Panna cotta After Eight con ganache al cioccolato*


  • 800 ml. panna fresca (+ 300 ml per la salsa)
  • 200 ml. latte 
  • 160 gr. zucchero 
  • 16 gr. colla di pesce 
  • 1 b. vanillina 
  • 1 rametto di menta fresca 
  • sciroppo di menta q.b. 
  • 150 gr. cioccolato fondente
Far bollire il rametto di menta nella panna e nel latte; a fuoco spento, unire lo zucchero, la colla di pesce strizzata (precedentemente ammollata in acqua fredda), la vanillina e lo sciroppo di menta. Passare al colino e versare il composto nello stampo. Riporre in frigo per almeno sei ore; prima di servire, immergere lo stampo in una bacinella di acqua calda per qualche secondo, quindi capovolgere la panna cotta su un piatto da portata. 

Per accompagnare, preparare una salsa al cioccolato facendo sciogliere a bagnomaria il cioccolato fondente ridotto a pezzi con la panna fresca, mescolando finché non diventa una crema omogenea. Servirla tiepida, sopra o affianco al dolce.

*la ricetta è della mia "spacciatrice" Annamaria


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