venerdì 7 novembre 2014

Ho comprato la caccavella #14: la spatola professionale

Flessibile, pratica, lunga quanto basta e larga il giusto. Quando l'ho vista, lì appesa tra le tante caccavelle del reparto dolci del Kasanova vicino al mio ufficio, non ho saputo proprio resistere. Non ho potuto fare a meno di comprarla nonostante io non sia esattamente la regina delle torte decorate. Sono quindi uscita dal negozio con un sorriso a 32 denti e il portafogli alleggerito quel tanto da ricordarmi che il mio entusiasmo mi porterà alla rovina.

Comunque sia, per la modica cifra di (non ve lo dico, perché l'ho pagata davvero troppo!), finalmente adesso anch'io ho la mia spatola professionale per dolci. Per spalmare glasse burrose, soffice panna montata, coperture al cioccolato or whatever. Il bello è che da quando l'ho comprata, l'ho usata una sola volta… ma è stata una goduria unica, ve lo assicuro. Anzi, sai che c'è? Mi è venuta voglia di preparare un dolce tanto sporcelloso quanto esteticamente bello. O almeno un po' più bello di quando ho voluto preparare la torta di compleanno alla mia amichetta G, secoli fa. Quando cioè non avevo ancora la superspatola. E quindi non ero ancora la supereroina dai superpoteriglassanti.

Numero di volte utilizzato finora: UNA
Consigliato da 1 a 10: 8 + (il + perché ho scoperto che al Carrefour la trovate a un terzo del prezzo)


giovedì 6 novembre 2014

Un pizzico di noce moscata. E di fortuna

Vi capita mai di comprare un libro solo perché attirati dal titolo? A me sin da quando ero una ragazzina, forse perché - lo ammetto - ho un bonus non da poco: sono nata e cresciuta in una libreria. Ho passato moltissimi pomeriggi a curiosare tra gli scaffali del negozio del Boss, guardando le copertine, annusando le pagine, sfogliando ogni libro che attirasse la mia attenzione per leggere le prime righe e capire quali e quante emozioni mi dava.

C'è stato un periodo, ero alle medie forse, in cui addirittura "rubavo" i libri che più mi incuriosivano e me li portavo a casa dove, sotto le coperte, li divoravo in un paio di notti MA stando ben attenta ad aprirli piano piano, al massimo di 45°, per evitare di rovinarli. Sì, perché poi li riportavo in libreria e li rimettevo al loro posto, senza dare troppo nell'occhio. Quando il Boss lo ha scoperto, però, si è un filino arrabbiato e ho dovuto cambiare abitudini. Ed è così che ho cominciato a scegliere libri *a scatola chiusa*, con la promessa tra me e me che una volta scelto un titolo avrei dovuto arrivare fino in fondo al libro, che mi piacesse oppure no. Qualche fregatura l'ho presa, naturalmente, ma in generale l'istinto non mi hai mai delusa.

Da quando vivo a Milano e dedico meno tempo alla lettura, però, lo faccio meno. Scegliere libri in base al titolo, dico. Tuttavia ho notato che, quando accade, spesso è perché ha un qualche legame con la cucina o il cibo in generale. È così che qualche tempo fa mi è capitato tra le mani il romanzo di Maria Goodin Felicità è un pizzico di noce moscata

Un titolo dalla dolcezza incredibile, carico di ottimismo, che sapeva di buono. "Appena nata, Meg sapeva di noce moscata. Da piccola era così dolce che le bastava intingere un dito nel tè per zuccherarlo. Suo padre era un famosissimo chef, morto mentre preparava una gigantesca torta alle ciligie". Mi è bastato leggere la quarta di copertina per decidere di comprarlo. E ho fatto bene. Anche se non mi sarei mai aspettata che tra quelle pagine avrei trovato, oltre a descrizioni di piatti incredibili e profumi inebrianti e consistenze magiche e nomi di piante aromatiche o fiori commestibili, una storia di un'intensità disarmante. Il complicato rapporto tra una madre e una figlia. Tra il potere dell'immaginazione e la forza della razionalità.

Un libro bellissimo, che sono davvero felice mi sia capitato tra le mani. E che vi consiglio.

mercoledì 5 novembre 2014

Di torte alle fragole e dubbi amletici

Siamo al 5 del mese e ancora non mi è arrivato il numero di novembre de La cucina italiana. Prendo dunque mestamente atto che il mio anno di abbonamento gratuito alla rivista è purtroppo giunto al termine e che se voglio ancora ricevere uno dei pochi giornali rimasti da leggere con un certo godimento mi tocca riattivare l'abbonamento. Naturalmente a pagamento.

Alla luce dei fatti ho quindi passato rapidamente in rassegna i motivi per cui non dovrei farlo. Sostanzialmente ne ho trovati solo due:
1) potrei dover cambiare casa a breve e, dunque, oltre alla "rottura" di dover comunicare in corso d'opera il cambio di indirizzo per la spedizione (sic!) dovrei evitare di riempire l'appartamento di altri pesi da trasportare nella nuova abitazione;
2) in un anno intero di ricette sfogliate, sono riuscita a replicarne solo una.

A ben pensarci, sono motivi piuttosto deboli: la prima ipotesi potrebbe non verificarsi MAI visti gli innumerevoli problemi che sto avendo per giungere all'anelato rogito ma di cui non vi parlerò [questo è un blog di cucina e non un forum di consulenza immobiliare, no?]. Per quanto riguarda il secondo, beh, basta guardarlo da un'altra angolazione: magari proprio perché non mi sono applicata abbastanza finora, potrei prendermi altri dodici mesi di succulente ricette da sfogliare per mettermi alla prova.

La conclusione? A essere onesta ci sto ancora arrivando. Per ora, vi lascio con l'unico dolce che ho preparato sfruttando una ricetta de La cucina di italiana quella volta che mi era venuta voglia di una crostata di marmellata alle fragole

Torta al farro con frangipane e fragole*
  • 500 g di fragole
  • 200 g di burro
  • 125 g di farina di farro
  • 125 g di farina 0
  • 100 g di farina di mandorle
  • 100 g di zucchero a velo
  • 80 g di zucchero semolato
  • 3 uova
  • limone
  • sale
Mondare le fragole, tagliarle a metà, disponetele su una placca foderata di carta forno e spolverizzarle con un po' di zucchero a velo. Infornare a 100° per 2 ore, tenendo lo sportello del forno leggermente aperto. Intanto, preparare la pasta frolla impastando 100 g di burro con 80 g di zucchero semolato e 1 uovo, quindi unire la farina 0, quella di farro e in ultimo un pizzico di sale. Completare con una grattugiata di scorza di limone, impastare brevemente e formare un panetto. Trasferirlo in una ciotola coperta con la pellicola e lasciarlo in frigo a riposare per 1 ora circa.

Montare con le fruste elettriche 100 g di burro con 100 g di zucchero a velo, unire 2 uova, uno alla volta, e la farina di mandorle. Mescolare con cura fino a ottenere una crema abbastanza liscia e mettere da parte. Stendere la pasta frolla a 3-4 mm di spessore tra due fogli di carta da forno, foderare una tortiera dal diametro di 22 cm e rifilare i bordi in modo da eliminare l'eccesso di pasta.

Distribuire uno strato di crema frangipane, quindi unire le fragole fino a coprire tutto il fondo e spalmare ancora uno strato di frangipane. Infornare a 180° per 50 minuti. Se sono avanzate un po' di fragole, frullarle con 1 cucchiaio di zucchero così da ottenere una salsa per accompagnare la torta al farro. Quando il dolce sarà cotto e tiepido, sformarlo e aspettare che raffreddi completamente prima di spolverare con lo zucchero a velo.


*ricetta de La cucina italiana maggio/2014

martedì 4 novembre 2014

Storie di maialini coraggiosi, latte e involtini


In collaborazione con O Bissi Boi

Questo non è un post per vegetariani. 
Il secondo avvertimento è che la penna di O Bissi può essere impudente, impertinente, caustica e dannatamente divertente. E a me piace anche per questo. Così, visto quanto ci siamo divertite col nostro primo esperimento di post a quattro mani, abbiamo deciso di replicare, stavolta con una "storia a comando". Qualche giorno fa, ho sottoposto a O Bissi 3-4 ricette che avevo in serbo di pubblicare su Tavola e lei ha scelto quella che aveva solleticato di più la sua fervida immaginazione per costruirci sopra un piccolo racconto. 

Il fatto che a ispirarla fosse stato un piatto a base di maiale, a essere onesti,  un filo di timore me lo aveva generato. E in effetti il racconto, a una prima lettura, può sembrare… come dire, un po' crudele. Ma provate a immaginare una "versione Peppa Pig" del Maialino Coraggioso protagonista di questa storia e penserete che, in fondo, esiste ancora una giustizia divina a questo mondo. E lo penserete leccandovi i baffi.

Ah, dimenticavo: ricette di involtini di lonza di maiale ce ne sono tante in giro per il web, lo so bene. Ma ci tenevo comunque a darvi la mia personale versione, che trovate dopo il racconto di O Bissi.

Il maialino si sentiva un po' Babe, The Brave Porky (andiamo a memoria, il titolo originale sarà stato più poetico) e pensava mi avrebbe convinta a tenerlo qui, con me e il mio Menestrello del Cuore, a trascorrere le serate a guardare telefilm e leggerci nella mente i pensieri più sconci di fine giornata. Ma il maialino non sapeva, dolce e succulentissimo maialino, che sia io che il Babylove siamo carnivori. E che gli animali ci piacciono, in tutte le salse.

È stata dura, lo ammetto, doverlo convincere a stendersi sulla teglia. «È
 un nuovo tipo di letto Ikea, ti ci spalmi sopra e dormi come non mai. Provalo, tesorino».

Il maialino - che stupido non era - continuava a mantenere le debite distanze e indietreggiava.
Allora il geniaccio che è in me, ha rispolverato un evergreen trabocchetto, che mia madre usava quando ero ricciolina e poco più bassa di ora (*risate*).

«Maialino, non mi credi? Guarda, ti ho preparato persino il latte caldo, che serve per farti addormentare e farti fare sogni tranquilli. Assaggia un po', vedi se scotta. Vie' qua, jamme su».

Sapevo di averlo in pugno, al latte non resiste nessuno. 
E la sera, a cena con gli amici e il mio Amore, un fi.gu.ro.ne che scansate.

Involtini di maiale al latte
  • 10 fettine di lonza di maiale
  • 7-8 fette di prosciutto crudo stagionato
  • 7-8 fettine sottili di scamorza o Galbanino
  • salvia fresca
  • mix insaporitore per arrosti
  • olio, burro
  • 1 spicchio d'aglio
  • latte q.b.
  • pepe in grani
Battere leggermente con il batticarne le fettine di maiale e stenderle su un foglio di carta forno. Disporvi sopra circa 1/2 fetta di prosciutto e 1/2 di formaggio, un paio di foglie di salvia al centro e arrotolare, chiudendo gli involtini con uno stuzzicadenti. "Massaggiarli" con gli aromi per arrosto e tenerli da parte. In un'ampia padella, fondere una piccola noce di burro in un paio di cucchiai d'olio. Unire anche lo spicchio d'aglio sbucciato e farlo dorare. Rosolarvi gli involtini di maiale, girandoli su tutti i lati, quindi unire anche il latte: il liquido deve coprirli per metà. Abbassare la fiamma, coprire con il coperchio e lasciar cuocere per 10-12 minuti o comunque fin quando il latte non si sarà rappreso quasi del tutto. Mi raccomando, non salare perché di solito gli insaporitori già pronti hanno anche il sale e comunque il prosciutto crudo ha una sua sapidità. Servire subito, magari con una spolverata di pepe macinato al momento e un po' di insalatina mista di contorno.


martedì 28 ottobre 2014

L'autunno a colazione: torta di castagne

Come ogni anno, arriva l'autunno e riscopro la farina di castagne. Lo dico con un certo stupore perché, a differenza delle castagne vere e proprie, la farina in fondo si trova nei supermercati sempre. Anzi, nel mio caso in particolare "vegeta" in dispensa per mesi e mesi senza che io la degni neppure di uno sguardo. Poi cominciano ad arrivare i primi freddi, l'aria si fa pungente, i vestiti cominciano a essere più pesanti e niente, mi si scatena una voglia di castagne a dir poco irresistibile.

Così, per la colazione di questa settimana mi è venuta voglia di preparare una torta a base di farina di castagne. O meglio, con quella che mi era rimasta dopo l'ultima volta che l'avevo usata per farci le crespelle. Diciamo che non ero convinta al 100% di fare questa torta perché, ogni volta che ci ho provato il risultato finale non è mai stato all'altezza di quello della Mutter. La sua torta di castagna è stata una delle merende che più abbiamo amato io e mio fratello negli anni: cioccolatosa, morbida e sostanziosa. In una parola: divina! Il piccolo problema è che come molte ricette ereditate dalla Mutter, che a sua volta ha ereditato da nonna E, anche questa ha SOLO le dosi degli ingredienti SENZA la descrizione del procedimento. E qui casca l'asino, anzi la castagna.

Decisa a non toppare anche questa volta ho riflettuto su un paio di variazioni sul tema che, dall'alto della mia esperienza (ah-ah-ah), potessero farmi ottenere il risultato sperato. Naturalmente, le cose facili non ci piacciono mai quindi ho dovuto modificare anche le dosi di partenza di alcuni ingredienti perché non avevo abbastanza farina di castagne. Ma ormai mi ero incaponita su quale torta preparare. Però, come si dice, non tutti i mali vengono per nuocere: tra le variazioni "sul tema" e quelle sulle quantità, alla fine è venuta fuori la versione più somigliante a quella originale della Mutter. E quindi ho deciso che la pubblicazione se l'è proprio meritata.

Torta di castagne
  • 235 g di farina 00
  • 140 g di farina di castagne
  • 3 uova
  • 25 g di cacao amaro
  • 1 bustina di lievito
  • 280 g di zucchero
  • 200 g di margarina
  • 1 pizzico di sale
  • latte q.b.
Montare a neve fermissima gli albumi, quindi conservarli in frigorifero. A parte, lavorare zucchero e tuorli fino a ottenere una crema liscia; unire la margarina ammorbidita e continuare a montare con le fruste elettriche. Setacciare insieme le due farine e un pizzico di sale, quindi unire le "polveri" all'impasto alternando con un cucchiaio di latte alla volta. Aggiungere anche il cacao, ben setacciato, e il lievito quindi in ultimo incorporare con delicatezza gli albumi montati a neve. Versare il composto in uno stampo dai bordi non troppo bassi e infornare a 180° per 55 minuti circa. Quando la torta sarà completamente fredda, sformarla e spolverarla di zucchero a velo.


mercoledì 22 ottobre 2014

Sapori d'oriente: tofu alla soia con riso al limone

Da qualche tempo a questa parte ho scoperto il tofu. Il merito credo sia del market etnico in cui di solito lo prendo, visto che lì lo trovo fresco, al naturale e a un prezzo davvero irrisorio. A differenza di quelli che si trovano al supermercato, l'aspetto del "mio" è molto più invitante: confezionato a tranci, ricorda la mozzarella e anche la conservazione è più o meno la stessa: va lasciato nella sua "acqua", che va cambiata ogni 24 ore, in frigo per massimo 3-4 giorni. Certo, il sapore è quello che è (cioè… quasi nullo), però se cucinato con un certo criterio un suo senso ce l'ha, eccome.

Perché quando arriva l'ora di cena e non hai voglia di mangiare né pasta, né carne, né pesce, preparare un piatto con il tofu diventa, almeno per me, l'unica alternativa possibile. Del resto, l'altra sarebbe cenare con latte e cereali… prospettiva allettante per la sottoscritta, ma meno per il povero Girogiò. Dopo qualche tentativo per ottenere un piatto ricco e gustoso: una ricettina semplice semplice ma che, ne sono certa, vi stupirà!


Tofu alla soia con riso venere al limone


  • 2 panetti di tofu fresco (circa 250 g)
  • 1 pezzetto di zenzero fresco
  • il succo di 1/2 limone + scorza di 1 limone
  • 4 cucchiai di olio extravergine d'oliva
  • 1 bicchiere di salsa di soia (possibilmente quella non salata)
  • sale
  • 1 cucchiaio di semi di finocchio
  • 1 bicchiere di riso venere
  • verdurine miste saltate nel wok (la ricetta qui)
Emulsionare la salsa di soia con 3 cucchiai d'olio, il succo di limone e un pizzico di sale; unire anche i semi di finocchio e lo zenzero mondato e tagliato a fettine sottili. Tagliare i panetti di tofu in "fette" da circa 1 cm l'una, sciacquarle e tamponarle bene con carta assorbente, quindi adagiarle in una zuppiera abbastanza capiente e irrorarle con la marinata. Lasciare riposare in frigo a macerare per almeno una mezz'ora.

Intanto, mettere abbondante acqua sul fuoco e portarla a bollore, quindi lessarvi il riso venere. Una volto cotto, scolarlo, condirlo con 1 cucchiaio di olio e la scorza grattugiata del limone. Coprire e mettere da parte.

Scaldare una bistecchiera su fiamma viva, quindi rosolarvi le fette di tofu per 6-7 minuti, girandole con delicatezza a metà cottura. Servite caldo, accompagnando col riso al limone e le verdurine saltate che ho usato anche in questa ricetta.



giovedì 16 ottobre 2014

Mr. Muffin & Ms. Beer: a true story

In collaborazione con O Bissi

Succede che ho due amiche che più che amiche sono due sorelle. E che quindi conoscono ogni singolo dettaglio della mia vita e delle mie giornate - e viceversa. Da quando, poi, whatsapp ha rivoluzionato la messaggistica istantanea, siamo connesse praticamente H24. Poi succede che martedì scorso, dopo una lunghiiiiiiiissima giornata in cui sono stata messa a dura prova e dalla quale sono uscita - temporaneamente, siamo solo al terzo round - vincente, ho scritto loro il seguente, tronfio sms: "A questo punto non so se bermi una birra o fare dei muffins". La risposta, all'unisono, è stata: "Fai tutte e due le cose!". E così ho fatto.

Da questo piccolo aneddoto è nata persino una storia, che vi riporto con molto orgoglio. Perché si dà il caso che le mie sorelle abbiano una marcia in più. E che O Bissi sia la penna più veloce e brillante del west. 

C'era una volta un Frigorifero colmo di mozzarelle di bufala, mozzarelle non di bufala, olive, sughi speziati e chiaramente latte fresco. Il Frigo se ne stava lì tranzollissimo, sciallato come il migliore dei teenager davanti alla tv alle quattro del pomeriggio. O davanti a YouPorn. Il mondo viaggia veloce e - mi scuserete - non sono sempre al passo. 

Ad ogni modo una sera, non troppo tardi, il Frigo disse ai suoi compagni di cella: "Ragazzi, cosa sono queste facce moge da Pippo Baudo senza Festival di Sanremo? Siamo giovani, siamo freschi (BATTUTA AGGHIAGGIANDE), siamo carichi! Chi non balla è una Farfallina Barilla!".

"Passi tutto, ma Farfallina Barilla no! Non me lo faccio dire!" sbottò Miss Beer, lanciandosi fuori dal Frigo. Vuoi la festa, signor Frigo? Stai a vedere.

In un attimo Miss Beer inviò mille whatsappini a tutta la cucina: le caccavelle (un nome, una leggenda, ndr) si misero sull'attenti svegliando la bilancia e il Bimby, che iniziò a frullare il bendidio destando l'attenzione dei pentoloni e pentolini giù, nello sportello di fianco al forno che *Swissshhh* si accese in un batter d'occhio. Burn Baby Burn, scansate Frigo!

La Farina, seppur vecchiotta, sentì smuoversi la scintilla del dancefloor: "Giovani, pulitevi il rigurgito di pappa frullata". Zucchero e Uvetta, dolcissimi nella ballata dell'amore, si strinsero fuerte-mas-fuerte in un impasto cremoso e caliente. I pirottini capirono il messaggio e zacchete!, si allinearono sulla teglia.

Miss Beer aspettò 20 minuti e alla fine il suo amore arrivò: "Mr Muffin, the pleasure, the privilege is mine (cit.)".

E Laurella si addormentò.

Muffins di farro con mele e uvetta
  • 110 g di farina 00
  • 100 g di farina di farro
  • 80 g di zucchero
  • 175 ml di latte
  • 80 ml di olio di semi
  • 1 uovo
  • 1 mela
  • 3 cucchiai di uvetta jumbo del Cile
  • 1 cucchiaino di Maraschino
  • 1/2 bustina di lievito
  • 1 pizzico di bicarbonato
Mettere in ammollo l'uvetta in acqua per una decina di minuti. Intanto, in una terrina mescolare per bene le due farine setacciate; unire lo zucchero, il lievito e il bicarbonato. In un'altra terrina, sbattere l'uovo quindi aggiungere olio, latte e liquore. Versare il primo composto nel secondo e sbattere con una frusta per eliminare i grumi che si formeranno (senza però lavorare troppo l'impasto). Tagliare a cubetti la mela sbucciata e privata del torsolo. Unire i tocchetti di mela all'impasto, aggiungere anche l'uvetta ammorbidita (ben strizzata) e mescolare. Riempire 12 stampini e infornare per 20 minuti a 180°.


Dedicato a chi non è a dieta: sticks di patate dolci

Se c'è una cosa cui non so proprio resistere sono le patate fritte. Oddio, forse c'è più di qualcosa di cui vado ghiottissima, ma in questo periodo ho una sviluppato una vera e propria dipendenza da patatine. Sarà un bisogno latente di junk food, non lo so... Fatto sta che, se sono al ristorante e le vedo come contorno nel menu del giorno, 9 volte su 10 cado in tentazione.

La mia fortuna è che in casa mia il ricambio d'aria è piuttosto complicato e - udite! udite! - tra le innumerevoli caccavelle ed elettrodomestici che possiedo non figura la friggitrice. Quindi, per forza di cose, quasi sempre le patate mi tocca farle al forno. 

Qualche sera fa, però, ho voluto fare una variazione sul tema visto che dal mio amico ciàina, quello che ha il market sotto casa mia, ho trovato le patate americane. Complici la novità del sapore esotico e le spezie stuzzicanti che ho usato, devo dire che il risultato finale è stato davvero soddisfacente. Ma quando si parla di croccanti patate al forno il segreto vero è e sarà sempre uno: olio buono e in quantità!

Rassegnatevi, questa non è una ricetta per chi è a dieta.

Sticks di patate dolci
  • 1 patata dolce americana
  • abbondante olio
  • 1 scalogno
  • 1 cucchiaino di paprika
  • 1 cucchiaino di curry
  • 1 cucchiaino di semi di finocchio
Mondare la patata in tutte le sue parti, quindi ridurla a bastoncini con un coltello affilato; sbucciare e affettare sottilmente lo scalogno. Raccogliere tutto in una zuppiera e irrorare d'olio quindi unire le altre spezie. Mescolare bene con le mani e disporre le patatine su una teglia foderata di carta forno, cercando di non ammassarle ma tenendole piuttosto distanziate. Infornare a 200° per una ventina di minuti.


giovedì 2 ottobre 2014

Quando il nome dice tutto

Dice: "Che hai fatto tutto questo tempo?". Dico: "Mi sono innamorata". Dice: "Ma non è successo un lontano e freddo pomeriggio di gennaio di due anni fa?". Dico: "Sì e di quel tipo da spiaggia col ciuffo, l'orecchino e un sorriso che mi scioglie lo sono ogni giorno di più". Dice: "Ok, però fino ad agosto eri innamorata ma scrivevi pure su Tavola". Dico: "Sì, ma nel frattempo mi sono innamorata anche della vita. E il tempo per scrivere si è ridotto".

Questo dialogo surreale non è mai avvenuto davvero, ma è il mio modo per spiegarvi cosa sta accadendo da queste parti. Sono mesi, questi, piuttosto strani per me. Intensi, veloci, pesanti, ricchi di emozioni. Step by step sto costruendo. I pezzi stanno andando al loro posto. Non tutti, ancora, ma un buon numero sì. E Tavola, che per me è da sempre una valvola di sfogo o un'isola felice su cui naufragare per sentirmi al sicuro, non è più l'unica cosa in grado di regalarmi pace. Non smetterà mai di esserlo, intendiamoci. Ma nella scala delle mie priorità è scesa di qualche gradino.

Tuttavia, non ho smesso di cucinare. E ogni tanto mi ricordo anche di fotografare. In fondo non ci vuole poi molto: prepari-fotografi-scrivi-pubblichi. Così, per ricordarlo a me e per rispetto a chi mi legge e chiede a gran voce le ricette di quel che faccio, ecco una chicca da leccarsi i baffi.

Un dolcetto facile facile che si fa in quattro mosse e che si chiama come il numero degli ingredienti utilizzati.

Torta 1-2-3-4-5


  • 1 busta di cacao
  • 2 etti di zucchero
  • 3 uova
  • 4 (gli ingredienti utilizzati)
  • 5 etti di ricotta
Lavorare la ricotta con lo zucchero. Unire le uova, uno alla volta, quindi setacciarvi dentro anche il cacao. Mescolare bene con un cucchiaio di legno e versare in uno stampo imburrato e infarinato (o di silicone). Infornare a 160° in modalità ventilato per 35-40 minuti. Una volta freddo, tagliare il dolce a quadrotti e spolverarlo di zucchero a velo. Vi consiglio di fare questa torta con 1-2 giorni di anticipo perché col tempo migliora (conservatela in frigo!).


lunedì 18 agosto 2014

Un gulasch alternativo

Dopo un anno intenso sotto ogni punto di vista, anche io finalmente sono andata in vacanza. Due meravigliose settimane in giro per il Peloponneso, insieme al mio Girogiò, tornato per l'occasione nei panni di GinoPilotino, come lo avevo ribattezzato due anni fa. Il nostro è stato un viaggio straordinario, dai mille profumi e sapori che non mancherò di descrivere dettagliatamente, come al mio solito, in un post apposito. Già, perché in questa sede non racconterò le prelibatezze che ho avuto modo di assaggiare laggiù.

Bensì il piatto che ho "improvvisato" al rientro delle due settimane di cui sopra vissute al grido di *SFIGATOCHINONMANGIACARNE*. In Grecia, infatti, hanno una certa predilezione per la carne: pollo, maiale e agnello te li tirano letteralmente dietro, persino nei paesini di mare dove di pescatori manco l'ombra e i pastori spuntano da ogni angolo.

Insomma. Arrivati a casa dopo quindici giorni di assenza, in una Milano che assomigliava al set di Io sono leggenda, io e Girogiò ci siamo trovati di fronte a un frigo vuoto col problema di che cosa cenare e una certa avversione nei confronti della carne. Nonostante la Milano disabitata di cui sopra, tuttavia, il popolo cinese resta una certezza. Come vuole lo stereotipo quelli lavorano sempre, non chiudono mai. E quindi il piccolo market cinese sotto casa ha rappresentato la nostra salvezza, fornendomi a solo 1 euro 250 g di tofu fresco. Quando, poi, ho aperto la dispensa e mi sono ricordata di non aver ancora utilizzato uno dei prodotti Bauer che mi erano stati regalati in prova, il resto è venuto da sé. Così ha preso vita la seconda e ultima mia ricetta del progetto "Bauer: più gusto in ogni occasione". Quella giusta per sperimentare il mio personalissimo gulasch non potrebbe che essere, naturalmente, una cena vegetariana… Enjoy!

Gulasch di tofu con funghi trifolati
  • 200 g di tofu fresco
  • 1/2 busta di preparato per Gulasch Bauer
  • 2 cucchiai di olio + altri 3
  • 1 noce di burro
  • 1 scalogno
  • 250 ml di acqua
  • 300 g di funghi prataioli
  • 1 spicchio di aglio
  • prezzemolo
  • peperoncino
  • sale
Scolare il tofu dalla sua acqua di conservazione, quindi asciugarlo per bene con carta assorbente. Tagliarlo a pezzettoni e metterlo da parte. Affettare sottilmente lo scalogno e farlo appassire in un tegame con olio e burro. Intanto, stemperare metà del preparato per Gulasch Bauer in 250 ml di acqua fredda. Rosolare i bocconi di tofu nel tegame con olio, burro e scalogno, quindi unire il composto per Gulasch. Abbassare la fiamma e far bollire, girando non tanto spesso e con delicatezza, fino a quando la salsa non assume la consistenza desiderata (io ho fatto andare il tutto per 15 minuti scarsi).



Servire il gulasch di tofu con una porzione di funghi trifolati. Io li preparo così: imbiondire uno spicchio d'aglio in 3 cucchiai d'olio e una spruzzata di peperoncino; affettare i funghi, mondati e sciacquati, quindi versarli nel tegame. Far rosolare brevemente, quindi aggiungere 1-2 dita di acqua calda. Abbassare la fiamma, incoperchiare e lasciar cuocere mescolando di tanto per 20 minuti circa. Solo verso la fine della cottura, aggiungere il prezzemolo tritato e il sale. Eliminare lo spicchio d'aglio e servire.



giovedì 26 giugno 2014

Aspic per aperitivo gluten free

Estate 2014. Anche quest'anno Bauer mi ha contattata per chiedermi se volevo aderire alla loro campagna riservata ai food blogger. Stavolta, il progetto si chiama "Più gusto in ogni occasione" e l'obiettivo è proporre due ricette da abbinare a un'occasione conviviale specifica.

Tra i prodotti che ho ricevuto quest'anno c'era anche il preparato per gelatina, una new entry in casa Bauer, e naturalmente ho subito voluto testarlo. Il piatto che mi è venuto in mente è stato il leggendario aspic di pollo di Annamaria, cuoca sopraffina, storica amica di famiglia nonché mia ex suocera. Si tratta di uno dei suoi indiscussi cavalli di battaglia, che prepara e adatta a ogni situazione conviviale e che consiglia a chiunque. Io custodisco da anni la sua preziosa ricetta, ma non mi ci ero mai cimentata prima, non so perché. Così, ho deciso che questa sarebbe stata l'occasione giusta per provare a farlo.

Ma il progetto Bauer prevede che il piatto abbia una sua "collocazione precisa" in tavola. Ebbene, con un certo orgoglio abbino il mio aspic di pollo a un aperitivo in piedi per celiaci! Perché c'è più gusto in ogni occasione... anche in quelle gluten free :)


Aspic di pollo

  • 500 g di petto di pollo
  • 250 g di prosciutto cotto in un unico pezzo
  • 1 vasetto di preparato per Gelatina Bauer
  • 1 cespo di insalata
  • 3 uova
  • 1 carota
  • 1 gambo di sedano
  • 400 g di maionese
  • 2 cucchiai di Arostina con erbe e spezie Bauer
In abbondante acqua aromatizzata con due cucchiai di Arostina con erbe e spezie Bauer, lessare per una mezz'oretta il petto di pollo. A parte, rassodare le uova quindi sbucciarle e tagliarle a fettine.
Quando il pollo sarà freddo, tagliarlo a cubetti e procedere così anche con il prosciutto cotto, il sedano e la carota. Mescolare tutto in una terrina e unire anche la maionese.
Preparare la gelatina come descritto sulla confezione e farla rapprendere a temperatura ambiente. Coprire fondo e bordi dello stampo con la gelatina semifluida, quindi mettere brevemente in freezer lo stampo; quando si sarà ben solidificata, disporre sul fondo le fettine di uova sode creando una decorazione, fissandole con un ulteriore velo di gelatina. Mettere in frigorifero per un po' fino a quando non rapprende, dunque finire l'aspic alternando uno strato di farcia di pollo a foglie di insalata fresca fino a esaurire gli ingredienti. Coprire il tutto con un velo ancora di gelatina e conservare in frigo per almeno due ore. Quando è il momento di servire, capovolgere l'aspic su un piatto da portata e decorare a piacere (io ho utilizzato foglioline di rucola, ciuffi di maionese e un fiore di pomodoro).


venerdì 16 maggio 2014

Ho comprato la caccavella #13: il baking frame a forma di cuore

Oggi è venerdì e sono profondamente felice di poter riprendere di nuovo in mano la rubrica del venerdì, quella sulle caccavelle. Anche perché stavolta la caccavella in questione è un po' speciale per me. Per due motivi: il primo è perché mi è stata regalata dalla mia Silvietta di Profumo di cose buone, che tra Natale e il compleanno mi ha riempita di coccole; il secondo è perché l'ho inaugurata per realizzare una tortina in onore dei primi 30 giorni di vita di una principessa che mi ha riempito il cuore il pomeriggio stesso che è arrivata.

Da quel giorno è passato un po' di tempo, ma il caso vuole che proprio due giorni fa quella bellissima papocchietta abbia fatto tre mesi. Quindi mai venerdì fu più adatto per questa caccavella.

Si tratta dell'anello per cuocere e/o tenere in forma le torte: di solito si trovano tondi o quadrati MA Sisa è riuscita a trovarlo a forma di cuore! Non solo: il baking frame, questo il nome tecnico, ha una serie di dentellature che lo rendono super versatile, in modo da cambiare facilmente le dimensioni del dolce. L'anello è malleabile ma resistente e si può utilizzare sia in forno sia in frigo: basta posizionarlo sulla classica teglia da forno foderata con carta oleata e il gioco è fatto. Per sicurezza, io prima di usarlo l'ho leggermente unto, anche se nelle istruzioni non c'era scritto.

Il risultato è stato un dolcissimo cuore di ricotta e cioccolato… ripieno d'amore per la piccola Bea.

Numero di volte utilizzato finora: UNA (ma lo userò fino alla pensione e oltre)
Consigliato da 1 a 10: 9



lunedì 12 maggio 2014

Dolci al cucchiaio e pere ubriache

Ci risiamo. Come ogni lunedì, vi propongo una ricettina dolce (anche se questo specifico non è proprio adatto alla colazione). Come lunedì scorso, invece, vi propongo un'altra ricetta dove il vino la fa da padrone.

La seconda e ultima bottiglia che mi ha regalato Made in vino, il blog sul vino con cui ho avviato una breve collaborazione, è un Valpolicella Ripasso. Naturalmente, la prima idea era quella di abbinarci un altro piatto di carne (come fatto qui con il Lambrusco Otello). Ma ho ben presto capito che ogni ricetta sarebbe stata troppo banale. Leggendo le caratteristiche di questo vino, la mia attenzione è stata quindi attirata dalla frase "viene ripassato sulle bucce dell'Amarone". Ed è stato lì che mi si è accesa la lampadina: facciamoci un dolce!

Così, ho pensato di realizzare una semplice bavarese alla vaniglia, dal sapore delicato e anche piuttosto neutro se vogliamo, da accompagnare con sfoglie di pere al vino rosso e un goccio di salsa calda al cioccolato per finire. Tra i complimenti generali ricevuti, segnalo con un certo orgoglio quello di Girogiò: "Uno dei dolci più buoni in assoluto che tu abbia mai fatto". E io di lui mi fido.

Bavarese di vaniglia alle pere ubriache e salsa calda al cioccolato

Per la bavarese:
  • 4 tuorli
  • 60 gr di zucchero
  • 15 gr di colla di pesce
  • 1 baccello di vaniglia
  • 250 ml di latte intero
  • 300 ml di panna fresca da montare
Per le pere al vino rosso:
  • 3 pere
  • 1 limone biologico
  • 1 cucchiaio di cannella in polvere
  • 200 ml di Valpolicella Ripasso
  • 100 ml di acqua
  • 60 gr circa di zucchero
Per la salsa al cioccolato:
  • 250 ml di panna fresca
  • 40 gr circa di zucchero
  • 200 gr di cioccolato fondente extra dark
Per prima cosa preparare la bavarese: mettere in ammollo per 15 minuti la colla di pesce in acqua fredda; intanto, portare a bollore il latte con la stecca di vaniglia. Lavorare i tuorli con lo zucchero finché non si forma una crema liscia e omogenea. Aggiungere a filo il latte (dopo aver eliminato quest'ultima), mescolare bene, quindi passare sul fuoco basso e cuocere finché la crema, come si dice, non "vela" il cucchiaio. A questo punto, spegnere la fiamma, sciogliere nel composto la colla di pesce e far raffreddare completamente. Solo allora, incorporare la panna (debitamente montata). Versare il composto in uno stampo e riporre in frigorifero.
[La maggior parte delle ricette vogliono un tempo di raffreddamento tra le 2 ore e mezza e le 3; io l'ho tenuta circa 6 e comunque non si era ancora solidificata del tutto dunque consiglio di farla almeno la sera prima]


Passare alle pere: sbucciare la frutta, senza togliere il picciolo, e ricavare dal limone bio tutta la scorza. Mettere le pere con tutti gli altri ingredienti in una casseruola, mettere il coperchio e cuocere per 40 minuti circa a fiamma bassa, girando di tanto in tanto. Quando la frutta sarà cotta, eliminate il picciolo, tagliate le pere a metà e ricavate tante sfoglie con un coltellino affilato. Filtrate il sugo di cottura e tenetelo da parte: è ottimo da aggiungere come "condimento" sia alle pere, nel piattino, sia sopra la bavarese.


Per un dare uno sprint in più a questo dessert, ho pensato di aggiungere anche un pochino di salsa calda al cioccolato come accompagnamento: sciogliere il cioccolato, sul fuoco non troppo alto, nella panna e lo zucchero; mescolare continuamente finché il composto non raggiunge una consistenza densa e un aspetto liscio e brillante. 
[Se la salsa avanza, va conservata in frigo: si rassoderà, ma bastano pochi secondi al microonde, oppure di nuovo sulla fiamma qualche minuti, e riprenderà la sua consistenza classica]

NB: Per sformare la bavarese, immergere pochi secondi in acqua calda lo stampo, quindi capovolgerlo delicatamente sul piatto da portata. Io ne ho usato uno a ciambella, così, non sapendo bene come decorarlo, vedendo quel giallo intenso ho pensato di ricreare una sorta di girasole, con tanto di corolla e petali. Se avessi lavorato un po' più di fino, avrei ottenuto "foglie" più sottili e dunque più modellabili… ma in ogni caso il risultato è abbastanza soddisfacente, no? ;-)



mercoledì 7 maggio 2014

Nell'agriturismo che vorrei

Di recente mi hanno fatto bonariamente notare che condivido molte più ricette dolci rispetto a quelle di altre portate. E in effetti, è vero. Anche se in archivio ho decine e decine di foto dei piatti realizzati nelle settimane scorse in attesa di essere pubblicate, quando è il momento di mettermi a scrivere scelgo quasi sempre un dolce.

Sarà che torte e biscotti mi ispirano di più fotograficamente parlando, sarà che ho un debole per ogni tipo di dolce (soprattutto per quelli da colazione), sarà che ne preparo molti e l'idea di avere una rubrica fissa al lunedì con la torta della settimana mi piace davvero tanto. Non lo so però i dolci credo dicano tanto di me. Anche se non sono mai perfetti come da pasticceria. Anzi, forse proprio per questo credo raccontino molto di me e di quello che significa per me cucinare.

Eppure, quando mi sorprendo a immaginarmi in un'altra vita, magari alle prese con pentole e fornelli per professione, non mi vedo mai pasticciera. Ma cuoca in un ristorantino tipico con pochi coperti e un menu mai fisso oppure proprietaria di un agriturismo b&b. Ecco, nel mio agriturismo servirei senz'altro questo piatto semplice, gustoso e dal retrogusto spagnolo. Non ho però ancora capito se nel menu va messo tra gli antipasti, tra i contorni o tra i piatti unici. Vabbè, direi che per ora il problema non si pone.

Erbette saltate con pinoli e uva sultanina
  • 300 gr di erbette
  • 2 cucchiai di pinoli
  • 80 gr di uva sultanina
  • 1 spicchio d'aglio
  • olio, sale
  • 1 peperoncino fresco
  • olio di nocciole
  • 2 cucchiai di nocciole tritate
  • 1 bicchiere di riso o di farro
Per prima cosa, mettere a bagno 10 minuti l'uvetta per farla ammollare. In un'ampia padella, imbiondire l'aglio in abbondante olio, quindi unire il peperoncino e far insaporire. Unire le erbette, ben lavate e strizzate, mescolare finché appassiscono quindi abbassare la fiamma, salare, incoperchiare e farle cuocere per una decina di minuti. A questo punto, unire l'uvetta strizzata e un altro filo d'olio, alzare la fiamma e saltare tutto per un paio di minuti [in alternativa, se avete quelle surgelate, sbollentatele in acqua salata, strizzatele bene quindi saltatele direttamente in padella con olio, aglio, peperoncino e uvetta]. Spegnere il fuoco, unire i pinoli, precedentemente tostati in una padella antiaderente, e mescolare bene.

A parte, lessare il riso o il farro [io ho usato il mix 5 cereali Carrefour che è una BOMBA] in abbondante acqua salata; scolarlo, condirlo con un filo d'olio di nocciole e una manciata di nocciole tritate. Servire le erbette accompagnate da un pugno di questo riso.


martedì 6 maggio 2014

Il pesto mi ha ispirata

Non so voi, ma io pur non essendo ligure ho una passione smisurata per il pesto. Anche se non è molto digeribile, anche se non è poco calorico, anche se la maggior parte delle volte opto per quello confezionato invece di farlo io, beh, mangerei pasta al pesto un giorno sì e l'altro pure! Mi piacciono il colore verde brillante, la freschezza del basilico, la croccantezza dei pinoli e le generose spolverate di parmigiano con cui di solito ricopro i fusilli, le penne, gli spaghetti, le lasagne, le crêpes e chi più ne ha più ne metta.

E, proprio in virtù di questa passione, qualche tempo fa ho escogitato una robina niente male. Una sera, non avendo idea di cosa preparare per cena, in un primo momento avevo naturalmente pensato di fare un bel piatto di pasta al pesto (che in frigo non manca mai…). Poi ho scrutato meglio i ripiani di Santo Refrigeratore e ho visto nell'ordine: una vaschetta di fagiolini, la bustina di patate novelle semi cotte al vapore, un pezzo di grana. A quel punto mi son detta: non rinuncio al sapore del pesto, ma magari a 'sto giro faccio qualcosa di diverso. E di nuovo. Così è nato lo sformatino "alla ligure", che di ligure non ha niente visto che è opera di una molisana, ma che contiene tutti gli ingredienti di uno dei piatti principali della tradizione di quella terra...




Sformatino di fagiolini "alla ligure"

  • 200 gr di fagiolini
  • 3 cucchiai di parmigiano grattugiato
  • 4 patatine novelle
  • 1 uovo
  • 10 foglie di basilico
  • 80 ml di panna
  • 1 manciata di pinoli tostati e tritati
  • olio, sale, pepe
Sbollentare i fagiolini e le patatine in acqua salata, quindi scolarli e tritarli al mixer (lasciando da parte qualche fagiolino per la decorazione) insieme al basilico. Metterli da parte. Frullare la panna con l'uovo e il parmigiano, unire le verdure, i pinoli tritati, salare e pepare. Ungere 4 stampini monodose, versarvi dentro il composto e infornare a 200° per 30 minuti circa. Sformare e servire decorando con un po' di fagiolini e un goccio di glassa di aceto balsamico.



lunedì 5 maggio 2014

Lambrusco & popcorn (non è così facile)

Scusate il ritardo. Prendo in prestito il titolo di un film del grande Troisi per aprire doverosamente un post che arriva dopo troppo tempo. Una lunga pausa, la mia. Certo non di due anni, come quella che spinse SuperMassimo a chiedere scusa, appunto. Ma senza dubbio consistente, anche se non per mia volontà.

Ad ogni modo, riprendo con gioia le fila del discorso lasciato più di un mese fa e lo faccio nel modo più *strong*: sollecitando la creatività e stuzzicando il palato mio e vostro. La "prova domenicale" è stata inventare una ricettina dove il protagonista fosse il vino. Nello specifico, il Lambrusco Otello Ceci gentilmente offertomi da Made in vino, un'enoteca on line e blog sul vino insieme.

A essere onesti, io non sono esattamente un'amante del lambrusco. Tollero a fatica il vino frizzante (eccezion fatta per spumante e champagne) e, soprattutto il rosso, mi piace che sia bello corposo oppure con una nota fresca e fruttata. La bottiglia in questione, che arriva dalle Cantine Ceci di Parma, mi ha però incuriosita perché a quanto pare questo lambrusco ha vinto l'Oscar del vino. Così, ho deciso di andare oltre la facile accoppiata suggerita da Ligabue e dargli una possibilità.

Dopo qualche riflessione e la gentile collaborazione di Girogiò, ho portato in tavola un piatto rustico, verace ma stuzzicante e a mio avviso molto sfizioso. Spazzolato in un sol boccone.

Mini pork burger con purea al Lambrusco
x 5 mini burger
  • 220 gr di carne di manzo macinata
  • 140 gr di pasta di salame
  • 1 foglia di radicchio
  • 1 cucchiaio di parmigiano grattugiato
  • pangrattato
  • timo, sale, pepe
  • 1/2 cipolla rossa
  • salvia fresca
  • olio, burro
x il purè
  • 500 gr di patate
  • 200 ml di latte
  • 25 gr di burro
  • 25 gr di parmigiano grattugiato
  • sale
  • 1 bicchiere e 1/2 di Lambrusco Otello
  • 1 cucchiaino di zucchero di canna

Tritare al mixer la pasta di salame con una spolverata di pangrattato. Unire il macinato, il timo, il radicchio sminuzzato e il parmigiano. Salare e pepare, quindi impastare amalgamando bene il tutto. Formare con le mani cinque mini burger e tenere da parte.

Mettere in un pentolino un bicchiere di Lambrusco Otello, accendere il fuoco, unire 1/2 cucchiaino di zucchero di canna e mescolare finché non si scioglie. Abbassare la fiamma e far sobbollire il vino fino a quando non si riduce di 2/3.

Intanto, preparare il purè di patate. Io stavolta l'ho fatto al Bimby, seguendo la procedura del ricettario: ho messo nel boccale le patate crude pelate e tagliate a rondelle, il latte e il sale e ho fatto cuocere a 100° per 20 minuti. A questo punto, ho aggiunto la riduzione di vino e ho fatto cuocere altri 7-8 minuti. Infine, ho unito burro e parmigiano e ho emulsionato il tutto alla massima velocità.

In una padella antiaderente, far sciogliere una piccola noce di burro in 2 cucchiaio di olio; unire la cipolla tagliata sottile e qualche foglia di salvia: quando questa comincia a essere croccante, toglierla e tenerla da parte; eliminare anche la cipolla e rosolare a fiamma alta i mini burger su entrambi i lati. Abbassare il fuoco e cuocerli girando di tanto in tanto finché bucandone il cuore non uscirà un liquido bianco.

Nella stessa casseruola, ripetere l'operazione della riduzione del lambrusco, questa volta tenendolo sul fuoco un po' di più, fino a quando non assume un aspetto "caramelloso". 

A questo punto, comporre il piatto con un mini burger, una mestolata di purè e un piccolo panino al sesamo (io "mini" non li ho trovati, allora ho utilizzato i classici panini al latte che ho spennellato con un po' di albume e cosparso di semi di sesamo). Decorare con la salvia fritta, la glassa al lambrusco, un rametto di timo e un po' di insalatina fresca.



Otello NerodiLambrusco 1813

giovedì 27 marzo 2014

Quattro chiacchiere con… Katia Follesa

A casa mia si fa colazione all'americana!*

Fare i genitori non è proprio un gioco da ragazzi. Ma se lo si fa senza perdere mai il sorriso, allora il mestiere più difficile del mondo diventa senza dubbio un po’ più facile. Ne sanno qualcosa i comici Katia Follesa e Angelo Pisani, coppia sul lavoro ma anche, e soprattutto, nella vita, che hanno l’arte di sdrammatizzare nel sangue e la “usano” anche per crescere la loro bimba Agata: «Non ho sempre voglia di assecondare ogni sua esigenza: non c’è niente di male a pensare che, a volte, lei è una presenza di troppo in famiglia!», scherza l’ex conduttrice di Zelig 1.

E proprio attorno alla vita rivoluzionata dall’arrivo di un bebè ruota la nuova sitcom Uno di troppo, in onda su Super! dal lunedì al venerdì alle 22.00, che vede per la prima volta recitare insieme Katia e il compagno: «Avevamo già collaborato in passato, in Attenti al cibo. Ma in quel caso mettevamo in scena sketch divertenti nell’ambito di una trasmissione scientifica che aveva l’obiettivo di insegnare a mangiare bene e in modo sano», spiega lei a Nuovo.

Katia, grazie a quel programma avete quindi cambiato il vostro stile di vita?
«Ci siamo dati regole, ma soprattutto per dare il buon esempio ad Agata. In settimana cerchiamo di non “pasticciare”, poi nel weekend ci concediamo qualche coccola, come la pizza o il sushi. E poi io adoro le colazioni all’americana! Ho imparato da poco a fare i pancake, che m piacciono moltissimo accompagnati da pancetta e uova. Alla moda del brunch alla domenica preferiamo andare con la bambina e gli amici in qualche agriturismo, soprattutto adesso che comincia la bella stagione. Ma se nel weekend siamo a casa, una bella e ricca colazione salata non ce la leva nessuno».

In famiglia siete golosi anche di dolci?
«Assolutamente sì. Sia io sia Angelo non possiamo vederli neanche disegnati: rischieremmo di mangiarci il foglio di carta!».

Quando Angelo ha saputo che aspettavi un bambino ti ha portato a mangiare sushi per festeggiare, vero?
«Sì! Avevo passato tutto il giorno a cucinare per noi due: avevo preparato il mio cavallo di battaglia, il pollo speziato cucinato nel wok con le verdure. Ma l’emozione è stata talmente forte che abbiamo preferito regalarci una cenetta al ristorante giapponese».

Dunque avete una predilizione per la cucina etnica?
«Sì, quando andiamo a mangiare fuori è molto raro che scegliamo una trattoria italiana, anche perché se abbiamo voglia di cibo tipico ci autoinvitiamo dalla madre di Angelo, che è una super cuoca! Di solito, preferiamo la cucina messicana, l’indiana quella orientale e, per i dolci, le caffetterie in stile americano».

Qual è, invece, il tuo piatto preferito da cucinare?
«Mi sono avvicinata da poco all’arte dei fornelli: ho fatto un corso e mi è piaciuto molto. Dalle lasagne al pollo al curry, ci sono tante cose che mi piace fare. E adesso mi diletto anche con le torte, che preparo insieme a mia figlia perché a lei diverte un sacco».

A proposito di Uno di troppo, la sitcom di cui siete protagonisti: l’equilibrio della coppia che interpretate è totalmente scombussolato da questo bebè. Voi come avete reagito all’arrivo di Agata?
«Come accade a molti, abbiamo attraversato una fase di crisi, in cui non riuscivamo a capire bene come gestire la bambina. Poi però, grazie a un confronto sincero e profondo, siamo riusciti a superare quel momento e a stabilire un nuovo equilibrio di coppia».

Sul set avete rivissuto quella fase di vita così delicata. Che effetto vi ha fatto?
«Nessuno, visto che nella sitcom non c’è fisicamente nessun neonato! In realtà, la carrozzina, che non viene mai inquadrata di fronte, conteneva accessori e qualunque genere di conforto! Ma ci siamo molto divertiti a girare questa serie, soprattutto perché arrivavamo da Zelig 1, che non ha portato grandi soddisfazioni».

E non vi è neppure venuta voglia di “bissare”?
«Diciamo che, in tal senso, ci sono… lavori in corso!».

*pubblicato su Nuovo n.3/13

lunedì 24 marzo 2014

I miei primi cupcakes

Non l'avrei mai detto, eppure ho ceduto anche io alla cupcakes mania. Non che questi dolcetti non siano invitanti così colorati, scenografici, golosi, originali nelle loro mille varianti. Però ultimamente è un tripudio di cupcakes. Siamo letteralmente travolti dai cupcakes, che siano nelle vetrine delle caffetterie o nei programmi televisivi. E quando ho a che fare con le "mode", soprattutto in cucina, divento subito un po' scettica e restia.

Poi succede che vorrei preparare qualcosa per la colazione, ma ho frigo e dispensa desolati. Salvo veder sbucare dalle retrovie una confezione di preparato Cameo per cupcakes al cioccolato. Altra cosa che non avrei mai acquistato (più che altro perché penso sempre: "Vabbè ma che gusto c'è?"), ma che mi ero ripromessa di provare visto che me lo hanno regalato le amiche di Mistral.

Apro la confezione e scopro che è dotata di tutto, dalle decorazioni in zucchero ai pirottini di carta, passando per una tasca da pasticcere usa-e-getta. A quanto pare, serve solo aggiungere un paio di ingredienti "freschi", che per fortuna avevo in frigo, e il gioco è fatto. Tempo totale di preparazione: una puntata di Modern Family o di qualunque altra sitcom (ma Modern Family è TOP!).

Cupcakes al cioccolato
  • 1 confezione di cupcakes al gusto cioccolato Cameo
  • 2 uova
  • 60 gr di burro a temperatura ambiente
  • 50 ml di latte + 200 ml per la crema
Versare in una terrina la miscela per l’impasto, aggiungere le uova, il burro e 50 ml di latte. Lavorare con lo sbattitore elettrico a bassa velocità e poi per 2 minuti alla velocità massima, fino a ottenere un impasto liscio. Disporre i pirottini (ce ne sono 9) in uno stampo apposito, versare l’impasto riempiendoli per 3/4 e infornare a 175° per 22-25’. Sfornare e lasciar raffreddare completamente prima di decorare le tortine.

Per la crema: Versare 200 ml di latte freddo di frigorifero in una terrina a sponde alte e aggiungere la miscela per la crema. Lavorare con lo sbattitore elettrico a bassa velocità e poi per 3 minuti alla velocità massima, fino a quando la crema è ben montata. Con l’aiuto di un cucchiaio riempire la tasca da pasticciere con la crema e decorare i cupcakes. Ultimare poi la decorazione utilizzando le palline e le perline colorate. Lasciare il prodotto in frigorifero almeno un’ora prima di servirlo. Conservare i cupcakes pronti per il consumo in frigorifero.





giovedì 20 marzo 2014

Crema di fave... alla faccia della primavera

D'accordo, la primavera è ormai alle porte ma chi lo ha detto che bisogna smettere con zuppe, creme e vellutate? Io sono un'amante di questo genere di piatti, nonostante tenda più a ordinarli fuori che a prepararli io a casa. Di fondo, mi rompe un po' stare lì ai fornelli a mescolare, girare, fare attenzione che non si attacchi niente al fondo o peggio ancora che non si bruci.

Comunque, avevo in frigo una vaschetta di fave fresche da un po' e non sapevo bene cosa farne quando a un certo punto ho avuto l'illuminazione: una bella vellutata di fave, magari "rinfrescata" da qualche erba aromatica, e la cena è svoltata. A metà dell'opera mi sono però resa conto di non avere crostini né pane per fare un po' di crostini né crackers né niente. Ora, va bene che le verdure sono nutrienti, sane, saporite… va bene anche aggiungerci un po' di gusto e croccantezza con il bacon. Ma la concretezza di questo piatto? Allora mi sono ricordata di una volta in cui la mia amica Silvia di Profumo di cose buone mi aveva preparato una vellutata di verdure accompagnata dalla "crema reale", cioè un composto di uovo, panna e noce moscata cotto al vapore. Non sapendo bene come riprodurla senza disastri dell'ultima ora, ho pensato di sostituirla con una semplice frittatina...

Crema di fave con "tagliatelle" di frittata e pancetta croccante
  • 150 gr di fave fresche sgusciate
  • 2 patate medie
  • 500 ml di acqua
  • scorza di limone grattugiata
  • 2 cucchiai di latte
  • 2 cucchiai di panna
  • timo fresco (ci sta bene anche la menta, ma purtroppo non ce l'avevo!)
  • olio, sale, pepe
  • 2 cucchiai di pecorino grattugiato
  • 1/2 cipolla rossa
  • 70 gr di dadini di pancetta affumicata
  • 2 uova
  • 3/4 cucchiai di parmigiano grattugiato
Sbucciare le fave, lasciando le più piccole con il loro tegumento ed eliminando invece quello delle più grosse. Pelare anche le patate e tagliarle a cubetti e affettare sottilmente la cipolla rossa. Soffriggere quest'ultima in olio finché non appassisce, quindi unire le fave e le patate, l'acqua, il sale e il pepe. Far sobbollire con il coperchio per circa mezz'ora, mescolando spesso.

Intanto, in una terrina sbattere le uova con il parmigiano, 2 cucchiai di latte, il timo, il sale e il pepe. Ungere una padella antiaderente dai bordi bassi (ottima la crepiera!), quindi versare il composto e far cuocere per 3 minuti per lato, finché la "frittatina" non diventerà bella dorata. Trasferirla su un tagliere e ricavare tante striscioline per ottenere l'effetto-tagliatella.

Quando le fave e le patate saranno cotte e il liquido si sarà un po' ristretto, aggiungere anche il pecorino, 2 cucchiai di panna, il timo fresco e la scorza grattugiata di un limone. Spegnere il fuoco e frullare il tutto passandolo al minipimer fino a ottenere una crema densa e omogenea (se la preferite più liquida, aggiungete latte).

In un padellino, abbrustolire la pancetta senza aggiunta di altri grassi.

Servire componendo il piatto in questo modo: qualche tagliatella di frittata sul fondo, poi la crema di fave, quindi la pancetta, un filo d'olio a crudo e una macinata di pepe.


lunedì 17 marzo 2014

Ho comprato la caccavella #12: la frusta elettrica per salsine

Nella mia cucina si trovano davvero gli aggeggi più strani. E la cosa bella è che spesso sono regali di chi, come me, è appassionato cuciniere oppure conosce bene la mia mania per gli utensili più svariati.

In questo caso, la caccavella arriva dalla Liguria, o meglio da Edy di Coquinaria, che tempo fa mi fece recapitare tramite la Mutter uno strano marchingegno che aveva tutta l'aria di un polipetto elettrico. In realtà, si tratta di una frusta automatica: munita di tre "piedini", se posizionata al centro di un tegamino dove si vuol cuocere la crema, la besciamella o qualsiasi altra salsa che necessita un mescolamento continuo, lavora al posto tuo e della cara, vecchia frusta a mano. Funziona a batterie, naturalmente è resistente al calore e ha i gommini lavabili in lavastoviglie.

Io, a essere onesti, non la usa spesso perché avendo il Bimby destino il più delle volte a lui questo genere di mansioni. Però, per chi non ce l'ha per esempio, è un ottimo "aiuto cucina"! Tra l'altro, vi segnalo che è attualmente disponibile anche su D-Mail.

Numero di volte utilizzato finora: TRE
Consigliato da 1 a 10: 7


venerdì 14 marzo 2014

Il gratin con una marcia in più

La sperimentazione nella cucina di Tavola continua. Come ormai sapete, perché l'ho scritto fino alla nausea, non so più come impiegare mele e finocchi, che nel mio frigo abbondano e il rischio di buttar via roba è sempre dietro l'angolo. E a me non piace PER NIENTE gettare il cibo. Come a voi, del resto, ci scommetto la mia caccavella più preziosa.

Comunque sia i finocchi, che amo da morire ma tendenzialmente a crudo, mi danno sempre un certo da fare. Proprio perché, appunto, da cotti perdono quel retrogusto di anice e acquisiscono un saporinodolcino che non è che proprio mi faccia impazzire. Infatti una delle mie ricette preferite a base di finocchi è un condimento a crudo niente male per un buon piatto di tagliatelle (la ricetta qui).

Stavolta, però, mi sono voluta lanciare nel *magico mondo del finocchio cotto*, ma a modo mio: ho voluto modificare la classica ricetta dei finocchi gratinati nel tentativo di rendere questo contorno un po' meno scontato e un po' più "sprint". Il risultato? Un gratin così goloso che quel (po'!) che ho avanzato è diventato la mia schiscetta del giorno dopo a lavoro...

Gratin di finocchi con mandorle, zenzero e aneto
  • 2 finocchi
  • 2 pugni di mandorle spellate
  • 1 mazzetto di aneto fresco
  • 1 cucchiaio di zenzero in polvere
  • scorza di limone
  • sale, pepe
  • olio
  • 100 ml di panna da cucina
  • 2 dita di latte fresco
  • 2 cucchiai di parmigiano
  • 2 cucchiai di pangrattato
Mondare i finocchi, tagliarli a metà e sbollentarli in acqua salata per una dozzina di minuti circa. Intanto, ungere una pirofila. Tagliare a spicchi i finocchi, disporli sul fondo della pirofila senza accavallarli ma coprendo tutta la superficie; pepare, dare un giro di olio quindi cospargere di mandorle tritate al coltello mischiate con l'aneto sminuzzato e lo zenzero. Unire anche abbondante scorza di limone grattugiata, quindi irrorare con la panna stemperata in un po' di latte freddo. Spolverare di parmigiano e pangrattato, ancora un giro d'olio quindi mettere in forno a 200° per 20 minuti circa. Accendere il grill per 5 minuti, quindi sfornare e servire in tavola.