venerdì 7 novembre 2014

Ho comprato la caccavella #14: la spatola professionale

Flessibile, pratica, lunga quanto basta e larga il giusto. Quando l'ho vista, lì appesa tra le tante caccavelle del reparto dolci del Kasanova vicino al mio ufficio, non ho saputo proprio resistere. Non ho potuto fare a meno di comprarla nonostante io non sia esattamente la regina delle torte decorate. Sono quindi uscita dal negozio con un sorriso a 32 denti e il portafogli alleggerito quel tanto da ricordarmi che il mio entusiasmo mi porterà alla rovina.

Comunque sia, per la modica cifra di (non ve lo dico, perché l'ho pagata davvero troppo!), finalmente adesso anch'io ho la mia spatola professionale per dolci. Per spalmare glasse burrose, soffice panna montata, coperture al cioccolato or whatever. Il bello è che da quando l'ho comprata, l'ho usata una sola volta… ma è stata una goduria unica, ve lo assicuro. Anzi, sai che c'è? Mi è venuta voglia di preparare un dolce tanto sporcelloso quanto esteticamente bello. O almeno un po' più bello di quando ho voluto preparare la torta di compleanno alla mia amichetta G, secoli fa. Quando cioè non avevo ancora la superspatola. E quindi non ero ancora la supereroina dai superpoteriglassanti.

Numero di volte utilizzato finora: UNA
Consigliato da 1 a 10: 8 + (il + perché ho scoperto che al Carrefour la trovate a un terzo del prezzo)


giovedì 6 novembre 2014

Un pizzico di noce moscata. E di fortuna

Vi capita mai di comprare un libro solo perché attirati dal titolo? A me sin da quando ero una ragazzina, forse perché - lo ammetto - ho un bonus non da poco: sono nata e cresciuta in una libreria. Ho passato moltissimi pomeriggi a curiosare tra gli scaffali del negozio del Boss, guardando le copertine, annusando le pagine, sfogliando ogni libro che attirasse la mia attenzione per leggere le prime righe e capire quali e quante emozioni mi dava.

C'è stato un periodo, ero alle medie forse, in cui addirittura "rubavo" i libri che più mi incuriosivano e me li portavo a casa dove, sotto le coperte, li divoravo in un paio di notti MA stando ben attenta ad aprirli piano piano, al massimo di 45°, per evitare di rovinarli. Sì, perché poi li riportavo in libreria e li rimettevo al loro posto, senza dare troppo nell'occhio. Quando il Boss lo ha scoperto, però, si è un filino arrabbiato e ho dovuto cambiare abitudini. Ed è così che ho cominciato a scegliere libri *a scatola chiusa*, con la promessa tra me e me che una volta scelto un titolo avrei dovuto arrivare fino in fondo al libro, che mi piacesse oppure no. Qualche fregatura l'ho presa, naturalmente, ma in generale l'istinto non mi hai mai delusa.

Da quando vivo a Milano e dedico meno tempo alla lettura, però, lo faccio meno. Scegliere libri in base al titolo, dico. Tuttavia ho notato che, quando accade, spesso è perché ha un qualche legame con la cucina o il cibo in generale. È così che qualche tempo fa mi è capitato tra le mani il romanzo di Maria Goodin Felicità è un pizzico di noce moscata

Un titolo dalla dolcezza incredibile, carico di ottimismo, che sapeva di buono. "Appena nata, Meg sapeva di noce moscata. Da piccola era così dolce che le bastava intingere un dito nel tè per zuccherarlo. Suo padre era un famosissimo chef, morto mentre preparava una gigantesca torta alle ciligie". Mi è bastato leggere la quarta di copertina per decidere di comprarlo. E ho fatto bene. Anche se non mi sarei mai aspettata che tra quelle pagine avrei trovato, oltre a descrizioni di piatti incredibili e profumi inebrianti e consistenze magiche e nomi di piante aromatiche o fiori commestibili, una storia di un'intensità disarmante. Il complicato rapporto tra una madre e una figlia. Tra il potere dell'immaginazione e la forza della razionalità.

Un libro bellissimo, che sono davvero felice mi sia capitato tra le mani. E che vi consiglio.

mercoledì 5 novembre 2014

Di torte alle fragole e dubbi amletici

Siamo al 5 del mese e ancora non mi è arrivato il numero di novembre de La cucina italiana. Prendo dunque mestamente atto che il mio anno di abbonamento gratuito alla rivista è purtroppo giunto al termine e che se voglio ancora ricevere uno dei pochi giornali rimasti da leggere con un certo godimento mi tocca riattivare l'abbonamento. Naturalmente a pagamento.

Alla luce dei fatti ho quindi passato rapidamente in rassegna i motivi per cui non dovrei farlo. Sostanzialmente ne ho trovati solo due:
1) potrei dover cambiare casa a breve e, dunque, oltre alla "rottura" di dover comunicare in corso d'opera il cambio di indirizzo per la spedizione (sic!) dovrei evitare di riempire l'appartamento di altri pesi da trasportare nella nuova abitazione;
2) in un anno intero di ricette sfogliate, sono riuscita a replicarne solo una.

A ben pensarci, sono motivi piuttosto deboli: la prima ipotesi potrebbe non verificarsi MAI visti gli innumerevoli problemi che sto avendo per giungere all'anelato rogito ma di cui non vi parlerò [questo è un blog di cucina e non un forum di consulenza immobiliare, no?]. Per quanto riguarda il secondo, beh, basta guardarlo da un'altra angolazione: magari proprio perché non mi sono applicata abbastanza finora, potrei prendermi altri dodici mesi di succulente ricette da sfogliare per mettermi alla prova.

La conclusione? A essere onesta ci sto ancora arrivando. Per ora, vi lascio con l'unico dolce che ho preparato sfruttando una ricetta de La cucina di italiana quella volta che mi era venuta voglia di una crostata di marmellata alle fragole

Torta al farro con frangipane e fragole*
  • 500 g di fragole
  • 200 g di burro
  • 125 g di farina di farro
  • 125 g di farina 0
  • 100 g di farina di mandorle
  • 100 g di zucchero a velo
  • 80 g di zucchero semolato
  • 3 uova
  • limone
  • sale
Mondare le fragole, tagliarle a metà, disponetele su una placca foderata di carta forno e spolverizzarle con un po' di zucchero a velo. Infornare a 100° per 2 ore, tenendo lo sportello del forno leggermente aperto. Intanto, preparare la pasta frolla impastando 100 g di burro con 80 g di zucchero semolato e 1 uovo, quindi unire la farina 0, quella di farro e in ultimo un pizzico di sale. Completare con una grattugiata di scorza di limone, impastare brevemente e formare un panetto. Trasferirlo in una ciotola coperta con la pellicola e lasciarlo in frigo a riposare per 1 ora circa.

Montare con le fruste elettriche 100 g di burro con 100 g di zucchero a velo, unire 2 uova, uno alla volta, e la farina di mandorle. Mescolare con cura fino a ottenere una crema abbastanza liscia e mettere da parte. Stendere la pasta frolla a 3-4 mm di spessore tra due fogli di carta da forno, foderare una tortiera dal diametro di 22 cm e rifilare i bordi in modo da eliminare l'eccesso di pasta.

Distribuire uno strato di crema frangipane, quindi unire le fragole fino a coprire tutto il fondo e spalmare ancora uno strato di frangipane. Infornare a 180° per 50 minuti. Se sono avanzate un po' di fragole, frullarle con 1 cucchiaio di zucchero così da ottenere una salsa per accompagnare la torta al farro. Quando il dolce sarà cotto e tiepido, sformarlo e aspettare che raffreddi completamente prima di spolverare con lo zucchero a velo.


*ricetta de La cucina italiana maggio/2014

martedì 4 novembre 2014

Storie di maialini coraggiosi, latte e involtini


In collaborazione con O Bissi Boi

Questo non è un post per vegetariani. 
Il secondo avvertimento è che la penna di O Bissi può essere impudente, impertinente, caustica e dannatamente divertente. E a me piace anche per questo. Così, visto quanto ci siamo divertite col nostro primo esperimento di post a quattro mani, abbiamo deciso di replicare, stavolta con una "storia a comando". Qualche giorno fa, ho sottoposto a O Bissi 3-4 ricette che avevo in serbo di pubblicare su Tavola e lei ha scelto quella che aveva solleticato di più la sua fervida immaginazione per costruirci sopra un piccolo racconto. 

Il fatto che a ispirarla fosse stato un piatto a base di maiale, a essere onesti,  un filo di timore me lo aveva generato. E in effetti il racconto, a una prima lettura, può sembrare… come dire, un po' crudele. Ma provate a immaginare una "versione Peppa Pig" del Maialino Coraggioso protagonista di questa storia e penserete che, in fondo, esiste ancora una giustizia divina a questo mondo. E lo penserete leccandovi i baffi.

Ah, dimenticavo: ricette di involtini di lonza di maiale ce ne sono tante in giro per il web, lo so bene. Ma ci tenevo comunque a darvi la mia personale versione, che trovate dopo il racconto di O Bissi.

Il maialino si sentiva un po' Babe, The Brave Porky (andiamo a memoria, il titolo originale sarà stato più poetico) e pensava mi avrebbe convinta a tenerlo qui, con me e il mio Menestrello del Cuore, a trascorrere le serate a guardare telefilm e leggerci nella mente i pensieri più sconci di fine giornata. Ma il maialino non sapeva, dolce e succulentissimo maialino, che sia io che il Babylove siamo carnivori. E che gli animali ci piacciono, in tutte le salse.

È stata dura, lo ammetto, doverlo convincere a stendersi sulla teglia. «È
 un nuovo tipo di letto Ikea, ti ci spalmi sopra e dormi come non mai. Provalo, tesorino».

Il maialino - che stupido non era - continuava a mantenere le debite distanze e indietreggiava.
Allora il geniaccio che è in me, ha rispolverato un evergreen trabocchetto, che mia madre usava quando ero ricciolina e poco più bassa di ora (*risate*).

«Maialino, non mi credi? Guarda, ti ho preparato persino il latte caldo, che serve per farti addormentare e farti fare sogni tranquilli. Assaggia un po', vedi se scotta. Vie' qua, jamme su».

Sapevo di averlo in pugno, al latte non resiste nessuno. 
E la sera, a cena con gli amici e il mio Amore, un fi.gu.ro.ne che scansate.

Involtini di maiale al latte
  • 10 fettine di lonza di maiale
  • 7-8 fette di prosciutto crudo stagionato
  • 7-8 fettine sottili di scamorza o Galbanino
  • salvia fresca
  • mix insaporitore per arrosti
  • olio, burro
  • 1 spicchio d'aglio
  • latte q.b.
  • pepe in grani
Battere leggermente con il batticarne le fettine di maiale e stenderle su un foglio di carta forno. Disporvi sopra circa 1/2 fetta di prosciutto e 1/2 di formaggio, un paio di foglie di salvia al centro e arrotolare, chiudendo gli involtini con uno stuzzicadenti. "Massaggiarli" con gli aromi per arrosto e tenerli da parte. In un'ampia padella, fondere una piccola noce di burro in un paio di cucchiai d'olio. Unire anche lo spicchio d'aglio sbucciato e farlo dorare. Rosolarvi gli involtini di maiale, girandoli su tutti i lati, quindi unire anche il latte: il liquido deve coprirli per metà. Abbassare la fiamma, coprire con il coperchio e lasciar cuocere per 10-12 minuti o comunque fin quando il latte non si sarà rappreso quasi del tutto. Mi raccomando, non salare perché di solito gli insaporitori già pronti hanno anche il sale e comunque il prosciutto crudo ha una sua sapidità. Servire subito, magari con una spolverata di pepe macinato al momento e un po' di insalatina mista di contorno.