lunedì 2 novembre 2015

Torta Piano B

Non tutte le ciambelle escono col buco, è vero. Ma è altrettanto vero che non tutti i mali vengono per nuocere. Soprattutto in cucina. Perché a volte un vero e proprio pasticcio può innescare un circolo virtuoso tale per cui finisci per essere addirittura soddisfatta della tua creazione. A me è successo una settimana fa. L'antefatto: sono ospite a cena dagli Ioscas e Fifì mi chiede di portare il dolce. Bea ha ormai venti mesi per cui potrà mangiarne un pezzettino: quale occasione migliore per cimentarmi con il famoso "rotolo Kinder" della mutter? Era tra i dolci preferiti di me e mybro quando eravamo bambini: un rotolo di pasta biscotto al cacao farcito con una crema a base di panna e cioccolato bianco. Una vera goduria. Peccato, però, non aver preso nella giusta considerazione la difficoltà della ricetta in questione o, quantomeno, il giusto ordine di preparazione dei vari elementi da assemblare.

Risultato? Una farcia preparata con troppo anticipo che, rassodandosi eccessivamente, è stato impossibile lavorare. Con il morale a terra e il frigo mezzo vuoto ho cominciato a pensare a che cosa avrei potuto preparare alle - oramai - dieci di sera del giorno prima della cena. Sempre grazie all'aiuto a distanza della mutter, il cui servizio di consulenza è attivo praticamente h24, ho improvvisato un dolce che onestamente non mi ha fatto rimpiangere il famoso rotolo Kinder. Così, la sera del *disastro* ho preparato il "fondo torta" (cioè una base di pan di spagna sottile) e la crema al limone; il giorno dopo, un'oretta prima di andare a cena, ho montato la panna e composto la mia… Torta Piano B (copyright by Girogiò). Gradite una fetta?

Torta Piano B
Per il fondo torta:
  • 3 uova
  • 150 g di zucchero
  • 100 g di farina
  • 50 g di amido di frumento
  • 1 pizzico di sale
  • scorza di limone grattugiata
Per la farcitura:
  • 3 tuorli
  • 3 cucchiai di zucchero
  • 4 cucchiai di farina 
  • 500 ml di latte intero
  • scorza di limone grattugiata
  • 200 ml di panna da montare
  • frutti di bosco (mirtilli e lamponi)
Per la bagna:
  • 50 ml di sciroppo di lavanda
  • 200 ml di acqua
Preparare il fondo torta: montare le uova con lo zucchero, il sale e la scorza di limone. Quando il composto è ben gonfio incorporare la farina e l’amido mescolati e setacciati. Versare il composto in uno stampo imburrato e infarinato dai bordi bassi e infornare a 180° per 20 minuti, possibilmente in modalità "solo sotto". 

Per ottenere la forma ideale della torta, con un incavo che contenga appunto la farcitura, l'ideale sarebbe utilizzare questo stampo.

Aspettare che il fondo torta raffreddi prima di sformarlo capovolgendolo.
Intanto, preparare la crema: riscaldare il latte con la scorza di limone senza portarlo a bollore; a parte, montare i tuorli con lo zucchero con una frusta elettrica fino a ottenere un composto spumoso e omogeneo. Versare a filo parte del latte intiepidito, continuando a sbattere, quindi unire anche la farina setacciata. Mescolare bene il tutto e trasferire sul fuoco: cuocere a fiamma bassa, continuando a mescolare con una frusta o un cucchiaio di legno. Quando comincerà a bollire, tenete sul fuoco ancora un paio di minuti, versate il resto del latte e mescolate con cura per evitare la formazione di grumi. Versate la crema in una ciotola fredda, copritela con la pellicola e fate raffreddare completare.

Per confezionare la torta: diluire lo sciroppo di lavanda con acqua fredda e mescolate bene. Bagnare ripetutamente la torta con questo succo, ma senza inzupparla troppo. Riempire la "cavità" con la crema al limone e livellarla bene. Decorare con ciuffetti di panna montata (io in questa occasione ho usato quella a lunga conservazione già zuccherata, altrimenti aggiungete un cucchiaio di zucchero a velo a quella fresca) e frutti di bosco. Ho scelto mirtilli e lamponi perché non anneriscono come altra frutta lavata e sbucciata e dunque non c'è bisogno di ricoprirli con la gelatina, che avrebbe solo appesantito di più una torta già di per sé piuttosto ricca.




mercoledì 28 ottobre 2015

Preghiera al pomodoro

alla S di seiunaforzadellanatura

La spesa al mercato, i pomodori dell'orto, le ricette di famiglia. Sono tutte cose che "fanno molto casa". E oggi ho proprio bisogno di farmi avvolgere da quel calore lì. Quello di un tempo ormai lontano. Quello delle vigilie di Natale passate tra le frittelle salate di benvenuto, le risate miste alle ronfate sul divano, un bicchiere di vino rubato e la pesca dei regali di mezzanotte. Quello delle fotografie sbiadite eppur vivide, delle avventure nella casa-di-campagna-in-città, del micro cuscino solo per me, delle telefonate solo per sentirci, degli auguri speciali solo perché sei tu. Delle trasferte a Bologna e poi a Milano per ritrovare pezzetti di cuore.

Oggi voglio raccogliere tutti i ricordi che ho, cullarmici dentro e tenermeli stretti finché potrò riaprire gli occhi e meravigliarmi di quanto può essere sorprendente la vita.

Ora chiudo gli occhi, faccio un respiro.
Fino a qui tutto bene.

Tortellini al sughetto fresco di pomodoro
  • 250 g di tortellini di magro
  • 10 pomodori Piccadilly
  • 1 peperoncino fresco
  • 3-4 cucchiai d'olio
  • 1 spicchio d'aglio
  • basilico fresco
  • pecorino grattugiato
  • sale
Rosolare l'aglio e il peperoncino in olio, quindi unire i pomodori lavati e spaccati a metà e far insaporire un paio di minuti. Abbassare la fiamma, aggiustare di sale, coprire e lasciar cuocere per 15 minuti. Solo verso la fine, eliminare l'aglio e unire un po' di basilico fresco. Lessare i tortellini, quindi scolarli e spadellarli nel sughetto (unire un mestolo di acqua di cottura dei tortellini, se dovesse servire). Spegnere il fuoco, aggiungere altro basilico e una spolverata di pecorino grattugiato e servire subito.



Zucchine ripiene in umido
  • 4 zucchine della stessa dimensione
  • 300 g di macinato di manzo
  • 3 cucchiai di parmigiano grattugiato
  • 1 uovo
  • noce moscata
  • olio, sale
  • 1 bicchiere di passata di pomodoro
  • 1/2 scalogno
Lavare e mondare le zucchine. Tagliarle in tre tocchetti l'una e scavarle al centro (io ho usato il levatorsoli per le mele). In una ciotola, impastare con le mani la trita di manzo con l'uovo, il parmigiano, un pizzico di noce moscata e un po' di sale: deve risultare un composto omogeneo e morbido, tipo quelle delle polpette (ma senza mollica di pane!). Riempire le zucchine con questo impasto, aiutandosi con un cucchiaino; per "coprire" tutta la lunghezza, senza lasciare buchi, io di solito spingo un po' anche con le dita fino a quando il ripieno non fuoriesce, quindi livello col cucchiaino. Mettere l'olio e il mezzo scalogno tritato in una casseruola larga e dai bordi non troppo alti; far appassire lo scalogno, quindi unire la passata e lasciar insaporire un po'. Allungare con circa 1/2 bicchiere di acqua calda, salare, unire le zucchine, abbassare la fiamma, coprire con un coperchio e far sobbollire per circa 30 minuti. Servire caldo.



lunedì 19 ottobre 2015

Summer memories

dedicato a M e A, 
quasi genitori di una... Bimby

Se guardo fuori dalla finestra vedo solo un cielo bigio, umido e poco rassicurante. Del resto siamo in autunno pieno, lo so. Ma io non mi sento ancora pronta al freddo e alla pioggia milanese che di fatto ci accompagnerà, mas o meno, fino a maggio. Sette lunghissimi mesi in cui ogni mattina mi alzerò dal letto dopo che la sveglia avrà suonato come minimo due volte, mi infilerò un maglione (almeno finché non avranno riacceso i riscaldamenti), mi dirigerò in cucina stropicciandomi gli occhi e aprirò gli scuri della portafinestra per mettere il naso fuori e guardare che tempo fa.

Il tutto con la stessa carica emotiva di quando una mattina del 25 dicembre di tanti anni fa, sgambettai verso l'albero sperando di trovare un regalino facile facile per Babbo Natale: ***una bacchetta magica*** (oh yes!).

Naturalmente, al suo posto trovai la cosa che più si avvicinava a ciò che avevo diligentemente chiesto nella mia letterina, sottolineando come mi sarebbe tanto piaciuto "ricevere qualcosa che nessuno ha": un kit per diventare prestigiatore (un hip hip urrà per la mutter che ha fatto quel che ha potuto).

Ecco, diciamo che ogni volta che non vedo splendere il sole lassù in alto nel cielo blu provo la stessa delusione di allora. Ma rispetto ad allora ho qualche anno in più e ho imparato l'arte della compensazione. Così, questa settimana ho deciso che avrei fatto colazione con qualcosa che mi potesse almeno ricordare l'estate: un ciambellone semplice, veloce, soffice e gustosissimo che ho preparato mentre ero in vacanza, un pomeriggio in cui ero rientrata prima dalla spiaggia.

Grazie al Bimby che la mutter ha nella nostra casa al mare, una ricetta scovata in uno degli svariati ricettari Bimby che si trovano in rete (e che non ritrovo più!! quindi autrice della ricetta se mi leggi batti un colpo così ti cito!) e 5 minuti di orologio (+ 35 di cottura) ho sfornato il dolce più veloce della storia delle colazioni. Adesso scusate, ma corro a spalmarmi la crema solare.

Ciambellone allo yogurt
  • 125 g di yogurt bianco magro
  • 250 g di zucchero
  • 375 g di farina
  • 3 uova
  • 125 ml di olio di semi di mais
  • 1 pizzico di sale
  • 1 bustina di lievito vanigliato
  • zucchero a velo per guarnire
Per chi ha il Bimby: polverizzare lo zucchero a velocità "Turbo" per una decina di secondi. Inserire nel boccale le uova, lo yogurt e l'olio e azionare a velocità 5; unire a pioggia la farina setacciata con un pizzico di sale e lavorare per 2 minuti circa. Verso la fine, aggiungere anche il lievito. Versare l'impasto in uno stampo per ciambella imburrato e infarinato e infornare a 175° per 35-40 minuti. Spolverate con lo zucchero a velo quando il ciambellone sarà freddo.

Se non avete il Bimby, procedete come descritto saltando il passaggio della polverizzazione dello zucchero, utilizzando delle semplici fruste elettriche e, nella fase iniziale, amalgamando un ingrediente alla volta invece di metterli tutti insieme.


giovedì 8 ottobre 2015

Le stelle del Lazio

La scorsa settimana io e Girogiò siamo stati ospiti nel padiglione di Identità Golose a Expo2015 per un'iniziativa della Regione Lazio davvero interessante. Si tratta del progetto A tavola con le stelle del Lazio, che ha raccolto i 23 chef stellati che operano in quel territorio con l'obiettivo di valorizzare l'eccellenza enogastronomica della ragione. Per promuovere l'iniziativa tra il mese di settembre e quello di ottobre sono state messe in calendario cinque cene a quattro mani ciascuna, ognuna con un tema specifico e tutte, naturalmente, "laziocentriche".

Noi abbiamo avuto l'onore e il piacere di assaggiare il menu preparato da Andrea Fusco, chef di Giuda ballerino, e Fabio Ciervo, chef del Giardino dell'Eden (sognando di mangiare su una delle terrazze con vista mozzafiato dei due locali che svettano sui tetti di Roma). Una cena magica, quella di lunedì scorso, divisa di netto in due ma di grande personalità dall'inizio alla fine.

L'antipasto e il primo sono stati affidati a Fusco. La sua cucina strizza l'occhio alla tradizione laziale, di cui lo chef non solo è orgoglioso ma attivo promotore e consumatore (è arrivato a pagare direttamente al coltivatore  20 euro al kg un aglio per lui pregiatissimo!). Nel suo ristorante propone molti classici rivisitati senza però snaturare l'origine e l'essenza - molto spesso popolare - del piatto.

Il secondo e il dolce sono invece stati opera di Ciervo. Dallo stile totalmente diverso, lo chef di origine campana sembra osare molto e avere una particolare dedizione alla struttura e alla composizione dei suoi piatti. Ricercati, sperimentali e attraenti, sono buoni da mangiare e belli da vedere.

Antipasto: Saltimbocca croccanti di capesante su latte di cocco

Il piatto ha un gusto delicato per via all'abbinamento della capasanta con il latte di cocco (accostamento insolito, ma molto gradevole) e un bel mix di consistenze, tra la carnosità della capasanta, la croccantezza della panatura e la cremosità della salsina, cui l'erba cipollina aggiunge una punta di piccantezza. Dell'originario saltimbocca qui restano la salvia e il prosciutto che avvolgono la capasanta, ma che però si "perdono" un po' nel resto dei sapori.


Primo: Spaghetti cacio e pepe con polvere di cozze e menta fritta

Una cacio e pepe prelibata, a partire dalla cottura al dente dello spaghetto, passando per la freschezza della menta fino a una calibratissima salsina di pecorino sia nella sapidità sia nella densità. Il vero tocco geniale è, naturalmente, la spolverata di "bottarga di cozze", ovvero cozze disidrate e ridotte in polvere. Un sapore davvero unico che rende originale un classico della cucina romana. Unico appunto: perché esplodesse davvero in bocca tutto il suo sapore, forse ce ne sarebbe voluta un po' di più.

Secondo: Bovino maremmano con cipolla bianca, scalogno e patata tartufata

Un'opera d'arte. La particolarità del piatto è senza dubbio la cottura lentissima della carne (60 ore a vapore, se non ricordo male), per mantenerla morbida nonostante si tratti di un taglio molto magro. E in effetti si scioglieva in bocca! Sensazionale una sorta di marmellata di scalogno - talmente dolce da sembrare a un primo assaggio di prugne! - e la gratinatura con i pistacchi. La spuma di patate molto delicata, ma il tartufo non pervenuto (a parte le due lamelle messe a crudo direttamente sulla carne).

Dessert: 
Crema di limone amalfitano

Una coccola al cucchiaio prima del vero e proprio dolce. Cremosissima, profumatissima e freschissima, è stata la crema al limone più equilibrata che io abbia mai mangiato. Lo chef l'ha preparata col preciso intento di portarci tutti nella sua terra, servendola insieme a enormi foglie di limoni biologici spruzzate da una sorta di estratto.


Cioccolato e pistacchio di Bronte con polvere di fave di cacao, crema ganache all'olio extravergine d'oliva e gelato al pistacchio

Too much. Si intuisce subito la premura e la meticolosità con cui è stato ideato, realizzato e impiattato. Nonostante ingredienti di primissima qualità (pistacchi e cioccolato da urlo!), però, l'ho trovato un dolce davvero slegato e confuso: lo chef ha voluto giocare con le consistenze e le temperatura, complicandosi molto la vita. Io, per esempio, non sono riuscita a mangiare la sfera di cioccolato ripiena in quanto ghiacciata e, dunque, impossibile da rompere con un cucchiaino. Ma in generale è un piatto che avrebbe bisogno delle "istruzioni per l'uso" per capire come deve essere gustato al meglio. Menzione speciale per la sfoglietta salata all'olio evo con cui accompagnare il cioccolato e la polvere di fave di cacao.

mercoledì 7 ottobre 2015

La prepotenza di certe crostate

Quando ero nel pieno dei lavori di ristrutturazione della Paradhouse, la mia mente volava spesso al post trasloco. Immaginavo grandi tavolate, cene a profusione e naturalmente una bel party d'inaugurazione. Siamo a 98 giorni di casa nuova e di feste manco l'ombra. Per ora. In compenso, ultimamente siamo spesso invitati a casa di amici e almeno posso sfogare la mia vena pasticciera auto-assegnandomi il compito del dessert.

Così sabato scorso, ospiti a cena da una coppia di nostri amici, ho deciso che avrei portato una crostata. Nel decidere quale, mi sono lasciata ispirare da due cose: la constatazione che gli amici di cui sopra sono genitori di tre bambine (chi resiste al cioccolato alzi la mano!) e l'acquolina che mi aveva provocato un dolce fatto dalla mia tesorina Eat It Milano solo guardandolo in fotografia. Alla fine ho sfornato una crostata prepotente.

Prepotente perché così lucida, golosa e ammiccante com'è si impone alla vista di chiunque, anche dei più salutisti e incorruttibili.
Prepotente perché, pur nascondendo un cuore vellutato di crema pasticcera, è il sapore del cioccolato che si fa valere con tutta la sua forza.
E prepotente perché, ahimè, è stato messo in tavola in pompa magna nonostante la squisita padrona di casa avesse preparato pure il dessert, rimasto in frigorifero per cedere il posto al mio.

Detto ciò, è senza dubbio tra le crostate più buone che io abbia mai sfornato. Sarà merito della ricetta super della crema di nonna E…

Crostata crema e cioccolato

Per la pasta frolla:
  • 90 g di zucchero
  • 200 g di farina 00
  • 2 cucchiai di cacao amaro in polvere
  • 100 g di burro
  • 1 uovo
  • 1 pizzico di sale
Per la crema pasticcera:
  • 3 tuorli
  • 3 cucchiai di zucchero
  • 4 cucchiai di farina
  • ½ l latte
  • buccia grattugiata di 1 limone 
Per la ganache al cioccolato:
  • 150 g di cioccolato extrafondente in blocchi
  • 150 ml di panna fresca

Per prima cosa conviene preparare la crema, che dovrà raffreddarsi completamente prima di essere utilizzata per farcire la crostata. Io, per velocità, l'ho fatta con il Bimby: ho messo tutti gli ingredienti nel boccale tranne il latte, che ho versato a filo azionando a velocità 2; poi l'ho lasciata cuocere a 80° per 7 minuti circa. In alternativa si può preparare la versione classica, sul fornello, usando semplicemente una casseruola e una frusta. Quando la crema sarà pronta, trasferirla in un'ampia ciotola, passare un velo di burro sulla superficie e coprire con la pellicola alimentare per evitare che si formi la classica "crosticina".

Intanto, preparare la pasta frolla impastando tutti gli ingredienti fino a ottenere un composto omogeneo e sodo (non lavoratela troppo altrimenti con le mani rischiate di scaldarla!); formare una palla, avvolgerla nella pellicola e riporla in frigorifero per una mezz'oretta.

Quando la frolla sarà pronta per essere stesa, infarinare il piano da lavoro e ottenere con il matterello un disco di pasta non troppo sottile; foderatevi uno stampo circolare, imburrato e infarinato, avendo cura di lasciare i bordi di pasta un po' alti. Bucherellare il fondo e infornare a 175° per 35 minuti circa. 

Intanto fondere a bagnomaria il cioccolato con la panna, mescolando di tanto in tanto fino a quando la crema non diventa liscia e lucida. 

Una volta cotto il "guscio", attendere che intiepidisca un po' prima di versare metà della ganache al cioccolato sul fondo, quindi riporre in frigo per 15-20 minuti per farla solidificare un po'; a questo punto, sformare con delicatezza la crostata e trasferirla su un piatto da portata. Riempirla con la crema pasticcera preparata precedentemente, livellando bene la superficie con una spatola; coprire il tutto con la ganache rimasta e decorare a proprio gusto (io ho usato un fiorellino di ostie colorate già pronto). Mettere la crostata in frigo e tirarla fuori solo poco prima di servirla in tavola.

martedì 7 luglio 2015

Il mio angolo di paradiso

Lo so, sono stata colpevolmente assente in questi mesi anche se magari molti di voi neppure se ne sono accorti. Perché ho una certa tendenza a pensare che stiate tutti lì in attesa della mia prossima ricetta anche se suppongo che abbiate pure voi una vostra vita come io ho la mia. Suppongo, eh.


Tuttavia, da quando ho aperto questo blog sento una sorta di responsabilità nei confronti di (quei pochi che), nonostante tutto, continuano a seguirmi e a leggermi. E dunque credo sia quantomeno doveroso da parte mia darvi un cenno. E dirvi che sì, sto bene, sono viva e vegeta e prima o poi riprenderò in mano Tavola e ricomincerò a pubblicare ricette, foto, recensioni, aneddoti e tutte le amenità varie che contraddistinguono i miei post.

Ma soprattutto, sono qui per dirvi che ho finalmente trovato il mio angolo di paradiso. A dire il vero, non l'ho semplicemente trovato. L'ho cercato, l'ho voluto, me lo sono sudato e l'ho inaugurato esattamente una settimana fa. Il mio angolo di paradiso è candido e profuma di nuovo, ha gli alberi tutto intorno, una cucina spaziale e persino due bagni. Il mio angolo di paradiso rispecchia esattamente chi sono, qui e adesso: una donna realizzata, fiera, innamorata e incredibilmente felice.

Perché il mio angolo di paradiso, in realtà, è il nostro angolo di paradiso. Mio e di Girogiò.

E allora niente, non posso che festeggiare questo momento con una fetta di torta paradiso, un classico della colazione. Nonché, ovviamente, uno dei suoi dolci preferiti.

Per la ricetta, però, vi rimando al blog di Tuki, La ciliegina sulla torta: dopo averne provate tante ho constatato che questa è la migliore in assoluto!


mercoledì 15 aprile 2015

Zafferano, fragole e gelatine

Questo non è un post su cosa ho cucinato, ma su cosa potrei cucinare. Già, perché lo zafferano per ora è solo un test e le fragole e le gelatine un sogno nel cassetto. Ma sono certa che fra qualche mese questi prodotti cominceranno piano piano a prender forma, gusto e colore. In una parola, vita. E presto sulla mia tavola - come spero anche sulle vostre - arriveranno piatti golosi a base di questi tre pregiatissimi, rarissimi e super genuini ingredienti molisani doc.

Sì, avete letto bene. MO-LI-SA-NI. No, non sono impazzita. La coltivazione di fragole non è prerogativa della Campania, la produzione massiccia di zafferano non lo è dei cugini abruzzesi e le gelatine di vino da gustare assieme ai formaggi non sono solo il fiore all'occhiello di chef stellati. E la Fattoria Sa.Ra ve lo dimostrerà.

Per ora, come dicevo, la Fattoria Sa.Ra è solo un progetto. Ma grazie a ciascuno di voi potrebbe diventare realtà. Sara e Raffaele sono due miei cari amici. Anzi, sono praticamente di famiglia. E stanno coltivando il sogno di trasformare il terreno che possiedono a San Giovanni in Galdo, località alle porte di Campobasso, in una vera e propria fattoria.

Ok, investire sulla terra, vivere dei suoi frutti e sognare un futuro da contadini forse a qualcuno sembrerà anacronistico, ora. Ma se solo conosceste la determinazione, la preparazione, la forza e la serietà di Raffaele da una parte e la creatività, l'entusiasmo, la freschezza e la dolcezza di Sara dall'altra sono sicura che questo piano vi sembrerà un po' meno folle.

L'ambizione di questi due straordinari trentenni del Duemila, però, da sole non bastano. Serve benzina per avviare il motore, altrimenti non si va da nessuna parte. Servite voi.

Sara e Raffaele hanno da poco avviato un crowdfunding: devono raggiungere 10 mila euro entro metà luglio per ristrutturare il loro casolare e farlo diventare un laboratorio di trasformazione di fragole e zafferano: servono un nuovo impianto elettrico, piastrelle bianche e immacolate, un tavolo e un lavandino in acciaio, un piano cottura e un essiccatoio.


Il loro obiettivo, però, va oltre l'avvio della produzione che hanno in mente. Sara e Raffaele vogliono dimostrare che: "anche in un periodo difficile per tutti, in una regione sconosciuta ai più e dalla quale molti fuggono si possa fare impresa di qualità", come si legge sulla pagina dedicata al loro progetto su Produzioni dal basso e dove vi invito ad andare appena avrete finito con questo post.

Basta un conto Paypal (e a breve anche solo un versamento tramite c/c bancario) per diventare sostenitori della Fattoria Sa.Ra: un piccolo contributo - anche solo di 5,00€ - a voi non costa praticamente nulla mentre per loro potrebbe fare la differenza. In questo momento mancano 91 giorni e la cifra raggiunta è di 1.580,00 ... Serve l'aiuto di ciascuno di voi. Vi chiedo uno sforzo non tanto economico quanto di immaginazione e, soprattutto, di fiducia. Fiducia nei confronti delle nuove generazioni che tentano di dare una svolta alla propria vita, di far crescere questo Paese ormai allo sbando e impantanato, di fare qualcosa di buono per sé e per la società tutta.

Credete nel futuro, credete nei giovani.

Andate qui e donate 5€, 10€, 30€ o 50€: per ciascun contributo Sara e Raffaele hanno previsto anche una piccola ricompensa.

Che cosa state aspettando? 
Non avete una grandissima voglia di sapere che gusto ha lo zafferano del Molise? 
Non siete curiosi di scoprire come possono sposarsi bene le gelatine di Tintilia con il caciocavallo? 
Non volete assaggiare le fragole più carnose, golose, rosse e genuine del Sannio?

FORZA!!! La Fattoria Sa.Ra e Tavola contano su di voi!



mercoledì 8 aprile 2015

Viva la pappa!

Le prime volte, un po' come gli esami, non finiscono mai. Domenica scorsa, per esempio, sono stata catapultata nel magico mondo delle mamme per il tempo di un pranzo. Sì, perché finalmente la piccola mascotte della Family ormai ha passato l'anno di vita e ha cominciato finalmente a mangiare -più o meno- come un essere umano dotato di denti e gusto. Potevo forse farmi scappare l'occasione di prepararle con le mie manine d'oro un pranzetto tutto per lei? Certo, per rimpinzarla di dolci e manicaretti d'ogni sorta mi tocca aspettare ancora un po', ma sono fiera di poter dire che il primo pasto completo (primo + secondo, acqua, caffé e coperto compresi nel prezzo) gliel'ho cucinato io!

Ma come ciascuna prima volta che si rispetti non è stato facile. Naturalmente innanzitutto ho chiesto le info base a mamma Fifì, se non altro per salvarmi la pellaccia dalle ritorsioni fisiche per eventuali errori imperdonabili (il SALE? Bandito! l'OLIO? A crudo! I LEGUMI? Solo al posto della carne!). L'entusiasmo per la novità e il sapore della sfida hanno lasciato ben presto il posto a un'autentica ansia da prestazione. Per dirla come i ggggiovani... Sono andata in sbattimento totale.

È vero, avrei potuto vincere facile e giocare la carta del "già provato" ma poi che gusto ci sarebbe stato? Allora ho cominciato a studiare: che cosa mangiano i bambini più volentieri? Il punto era che non potevo mica correre il rischio di lasciare a digiuno la principessa del mio cuor. Senza considerare ovviamente che un suo rifiuto della mia pappa mi avrebbe allontanato per sempre dai fornelli, spingendomi a cospargermi il capo di pepe, scappare via per la vergogna e rifugiarmi là sui monti con Annette dove il cielo è sempre blu. Dopo aver spulciato un po' di siti specializzati e lavorato di fantasia cercando di metterci del mio, piano piano il menu ha preso forma: per lei pastina alla zucca e trita di manzo con cavolo romanesco (qui ho voluto rischiare, ma mi sono fidata dell'istinto che mi diceva di considerare la dolcezza irresistibile della varietà del romanesco), per noi crêpes di grano saraceno ai funghi e polpette. 

Alle 12.30 è arrivato il momento dell'assaggio. È stato il più emozionante della mia vita, neanche fossi davanti al trittico delle meraviglie Cracco-Barbieri-Bastianich: abbiamo dovuto aggiustare la consistenza della carne, ancora troppo "strana" al suo palato e quindi gliel'ho frullata un po'; ma quando ha cominciato a leccarsi letteralmente le dita ho capito di aver superato la prova! Poi, qualche ora dopo, ha assaggiato finalmente l'acqua e ha fatto pure tre passetti da sola.

Insomma, cari miei, Lau e Bea si portano a casa un vero en plein e fanno a tutti "ciao ciao" con la manina. A quando il prossimo FamilySundayLunch?


Pastina alla zucca
  • 40 gr di stelline
  • 100 gr di zucca 
  • 1 formaggino Mio
Lessare la zucca tagliata in pezzi regolari in acqua bollente per circa 15 minuti. Scolarla, conservando l'acqua di cottura, e frullarla insieme al formaggino e a un cucchiaio d'acqua (se il composto dovesse essere troppo denso). Nella stessa acqua di cottura lessare anche la pasta, quindi scolarla, condirla con la crema di zucca e servire.




Trita con cavolo romanesco
  • 70 gr di trita sceltissima di manzo
  • 4 cimette di cavolo romanesco
  • 1 cucchiaino di olio extravergine d'oliva
Cuocere al vapore la carne trita e le cimette di cavolo per 20-25 minuti. Io li ho cotti insieme, ma separati, utilizzando la funzione Varoma del Bimby: ho versato 500 ml di acqua nel boccale, che ho fatto arrivare a bollore cuocendo per 8 minuti a velocità 1; poi ho posizionato la carne nel Varoma, coperto da un foglio di carta forno bagnato e strizzato, e le cimette sul vassoietto. Quindi ho azionato la funzione Varoma per 25 minuti.
Quando tutto è pronto, sminuzzare il cavolo, unirlo alla trita, condire con un filo d'olio a crudo e servire.



venerdì 20 marzo 2015

Che cavolo vuoi?

Sì, mi sono alzata col piede storto stamattina. E sì, di solito non sono scontrosa o acida, ma oggi va così e quindi #scansateve. Premesso ciò, direi che non potevo trovare nome migliore a questo post, che obiettivamente cade proprio a fagiolo.
A onor del vero, il titolo mi era balenato nella mente già al supermercato, quando i miei occhi hanno incrociato sul banco di frutta e verdura una confezione di cavoli misti: cimette rigogliose, sode e dal colore bello brillante di cavolfiore bianco, cavolo romanesco e broccolo verde. Una folgorazione.

Così, ancor prima di mettermi ai fornelli avevo già deciso quale sarebbe stato il mio prossimo post su Tavola. E ovviamente che cosa avremmo mangiato io, Girogiò e la mia O Bissi del cuore. A lei piace tanto venire a cena da me perché la coccolo e la stravizio con piatti che non è abituata a prepararsi per sé (il suo menu tipo è fagioli in scatola a insalata e il suo cavallo di battaglia è la pasta col tonno, per dire) (ma la amo anche per questo), e quindi ci tenevo a farle una ricettina coi fiocchi. Così, ho improvvisato una crema di cavoli, con bocconcini di pollo e crostini.

Ma almeno per oggi, perdonatemi, niente VINO.

Crema di cavoli misti con pepite impanate di pollo al miele

  • 400 g di cime di cavolfiore, broccolo e cavolo romanesco
  • 500 ml circa di brodo vegetale
  • 1 patata grande
  • 1/2 scalogno
  • sale, pepe, olio extravergine
  • 1 cucchiai di semi di finocchio
  • 3 petti di pollo
  • 50 g di miele all'arancia
  • pangrattato
  • 3 fette di pane in cassetta ai 5 cereali
  • 1 noce di burro
Preparare il brodo vegetale e tenerlo in caldo. Mondare e sciacquare le cime dei cavoli, quindi  pelare e tagliare a cubetti la patata. Soffriggere in 2-3 cucchiai di olio lo scalogno e i semi di finocchio, unire i cavoli e la patata e far insaporire per un paio di minuti. Coprire con quasi tutto il brodo (non devono galleggiarvi dentro, regolatevi un po' a occhio!), abbassare la fiamma, coprire col coperchio e lasciar cuocere per 20-25 minuti.

Nel frattempo, tagliare a bocconcini i petti di pollo, spalmarli con poco miele e impanarli con abbondante pangrattato; preriscaldare il forno a 200°, trasferire le pepite di pollo, irrorate con un filo d'olio, su una teglia con carta oleata e cuocere per circa 20 minuti; poi passare al grill per 3-4 minuti.

Quando i cavoli saranno teneri e il brodo un po' ridotto, aggiustare di sale e pepe e frullare tutto con il minipimer. Servire la crema nelle fondine, con qualche pepita di pollo al centro e accompagnando con crostini di pane spalmati con un velo di burro e passati velocemente al grill.


lunedì 2 marzo 2015

Datemi pure della (panna) acida

Ci sono ingredienti che per me hanno sempre un non-so-che di esotico anche se, di fatto, non presentano nulla di così lontano dai sapori che troviamo tranquillamente anche sulle nostre tavole. È il caso, per esempio, della crème fraîche. Alimento di punta della cucina francese, altro non è che l'arcinota panna acida.

Sarà che non è sempre così facile trovarne di buona e fresca nei banchi frigo del super, sarà che in fondo non è neppure così economica, la crème fraîche rappresenta uno di quei prodotti che pur incuriosendomi molto non aveva mai fatto capolino nella mia cucina. Perciò, quando la Cameo mi ha chiesto di assaggiare quella che aveva appena messo in commercio e magari usarla scatenando la fantasia, ho accettato subito. Il risultato - finora, perché non ho certo intenzione di fermarmi qui! - è stato non una ma ben due ricette per Tavola: una dolce e una salata.

Vista l'ora, comincerò da quella salata perché le tartellette che ho realizzato qualche sera fa sono PERFETTE per un aperitivo veloce tra amici. Rigorosamente accompagnato da un buon bicchiere di vino bianco, corposo e profumato come può essere un Greco di Tufo.

Tartellette salate con cime di rapa, crème fraîche e pinoli
  • 180 g di crème fraîche Cameo
  • 1 cucchiaio abbondante di ricotta vaccina
  • 2 cucchiai di pinoli
  • 150 g di cime di rapa ben pulite
  • 3 cucchiai di pangrattato
  • olio extravergine d'oliva
  • 4 alici sott'olio
  • 1 spicchio d'aglio
  • pepe, sale
Per la base:
  • 200 g di farina 00
  • 1 uovo
  • 50 g di burro morbido
  • 1 pizzico di sale
  • 1/2 bustina di lievito secco per pizza
OPPURE: 1 rotolo di pasta sfoglia o brisée già pronta

Impastare tutti gli ingredienti per la base, formare una palla, avvolgerla nella pellicola e farla riposare in frigo per 20-30 minuti.

Nel frattempo lessare le cime di rape in acqua bollente e salata; scolarle e strizzarle per bene, quindi tenerle da parte per farle intiepidire. Tostare in un padellino antiaderente, senza l'aggiunta di grassi, i pinoli e metterli da parte per farli raffreddare. Nello stesso padellino, far sciogliere brevemente le alici non del tutto scolate dal loro olio. 

Saltare le cime di rapa in un'ampia padella con olio e 1 spicchio d'aglio ben dorato.

In una terrina, lavorate la crème fraîche e la ricotta con un pizzico di pepe macinato al momento fino ad avere un composto omogeneo e liscio; unirvi le alici, i pinoli tostati in padella e infine le cime di rapa.

Stendere la pasta con un matterello e ricavare 8 tartellette utilizzando altrettanti stampi per crostatine imburrati e infarinati (se usate la pasta già pronta srotolatela con delicatezza direttamente sugli stampini, quindi passate il matterello sui bordi per tagliare via la pasta in eccesso); bucherellare il fondo con una forchetta e spolverare con un po' di pangrattato. Versare il composto nelle singole tartellette fino quasi a riempirle e infornare a 200° per 15-18 minuti o finché la superficie non diventa bella colorita.

Sformare le tartellette quando sono ancora calde e lasciarle raffreddare su una gratella per dolci prima di servirle.


giovedì 15 gennaio 2015

Una merenda da principini

Il 2015 è cominciato ormai da due settimane e io, senza volerlo ma come al solito, sono entrata in "silenzio stampa" per tutto il periodo natalizio - e non solo. Le mie ripetute e prolungate assenze da questi schermi sono diventate mio malgrado un appuntamento fisso, anche se le motivazioni cambiano di volta in volta. Stavolta diciamo solo che da metà novembre a oggi ho affrontato uno dei periodi più difficili e delicati di tutta la mia vita. Ma io non mi spezzo. E quindi eccomi qui, ricomincio da dove avevo interrotto e cioè dalla collaborazione con L'Angelica e la partecipazione al progetto "Ricette di natura".

Il piano era quello di realizzare due ricette utilizzando come ingrediente principale alcuni dei tanti tè, infusi e tisane messi a disposizione dall'Istituto, di cui una appositamente per i bambini.

Ebbene, io ho cominciato proprio da questa. Forse, considerando quello che ho passato negli ultimi due mesi, è stato l'inconscio a scegliere per me, non lo so. Fatto sta che la prima cosa cui ho pensato è stato un dolcino gustoso e salutare da servire per merenda.

Mi sono immaginata questi frugoletti che, tornati da un'intensa giornata a scuola, devono rimettersi sui libri per fare, da bravi, i loro compiti… E cosa c'è di meglio che un bel bicchiere di succo di frutta 100% e uno spuntino che sia in grado di rilassarli, ritemprarli e... addolcirli? Per questo, ho inventato questi muffins sfruttando le proprietà distensive della tisana Hello Kitty Buona notte, l'aroma zuccherino della vaniglia e l'energia dei frutti rossi.

La scelta dei pirottini a forma di corona è stata, poi, naturale: per i principini di casa la merenda non poteva essere che… reale!

Muffins alla vaniglia e mirtilli rossi

  • 180 g di farina 
  • 90 g di zucchero 
  • sale 
  • 1 uovo 
  • 30 g di burro fuso 
  • 120 ml di tisana Hello Kitty Buona notte de L'Angelica
  • 100 g di ricotta
  • 3 cucchiai di mirtilli rossi disidratati
  • 1/2 bustina di lievito
  • 2 gocce di essenza di vaniglia (facoltativa)
Per prima cosa, preparare la tisana lasciando in infusione per circa 5 minuti 1 bustina in 120 ml di acqua bollente: deve essere tiepida o fredda prima di incorporarla al composto dei muffins! Inoltre, mettere a bagno in acqua tiepida i mirtilli rossi per farli rinvenire.

In una terrina, mescolare la farina setacciata, lo zucchero, il lievito e un pizzico di sale; in una seconda terrina, rompere l'uovo e sbatterlo insieme alla ricotta, creando una crema morbida e liscia. Unire anche l'essenza di vaniglia, il burro fuso intiepidito e la tisana. Versare il primo composto nel secondo e lavorare con la frusta energicamente ma per un minuto al massimo. A questo punto, unire anche i mirtilli rossi (scolati e ben strizzati), amalgamarli bene e versare l'impasto in pirottini di silicone. Infornare a 200° per circa 25 minuti o comunque fino a quando i muffins saranno dorati e la "prova stecchino" positiva. Aspettare che siano completamente freddi prima di sformarli e servirli.



NB: La tisana Hello Kitty Buona notte de L'Angelica è a base di melissa, camomilla e passiflora: le prime due erbe aiutano a ritrovare calma e distensione mentre la terza è indicata per contrastare lo stress accumulato durante la giornata.